Un’onda di entusiasmo ha travolto l’evento pensato e diretto dal maestra Francesco Perri, che ha trasformato il tradizionale appuntamento di Capodanno in un’esperienza sensoriale di portata epocale
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Un Capodanno travolgente: un’onda di entusiasmo culturale ha investito il Teatro Rendano di Cosenza.
Un 1° gennaio da tutto esaurito e con una replica obbligata a tarda sera per “Vertigo: Il Sud è Magia” dell’Orchestra Sinfonica Brutia.
Un evento inedito, forse unico nel suo genere, pensato e diretto dall’inarrestabile maestro Francesco Perri, che ha trasformato il consueto appuntamento musicale di inizio anno in un’esperienza sensoriale di portata epocale, mai vista e vissuta prima in Calabria.
Poteva andare male. Poteva non piacere. Poteva apparire come un azzardo capace di rompere una tradizione consolidata. E invece il grande pubblico presente non solo ha gradito, ma ha partecipato, ha vissuto, si è lasciato attraversare dallo spettacolo. Non è stato semplicemente un concerto: è stata un’immersione totale nel cuore pulsante del Mediterraneo e nelle radici culturali del Sud.
Nella storica cornice del Rendano — unico teatro di tradizione della regione — è andato in scena un progetto che fonde musica, danza, poesia e ritualità popolare, dando nuovo respiro a riti e consuetudini trasformati in arte viva e contemporanea. Un’operazione complessa, rischiosa, ma pienamente riuscita.
La visione del maestro e direttore del Conservatorio musicale di Cosenza, Francesco Perri, è chiara e coraggiosa: unire l’eredità sinfonica classica alle profonde radici antropologiche e mitiche del Meridione. Superare i confini del linguaggio orchestrale per generare una vera e propria “vertigine” estetica. E così è emerso un senso di smarrimento e meraviglia capace di aprire nuove prospettive nell’animo degli spettatori, che si sono sentiti parte attiva dello spettacolo, coinvolti come attori e musicisti.
In scena, l’Orchestra Sinfonica Brutia ha dialogato con un cast multidisciplinare di grande livello: dalla poesia intensa di Daniel Cundari alle sonorità etniche di Roberto Bozzo e Gabriele Albanese, dal violino di Pasquale Allegretti Gravina alla chitarra battente di Alessandro Santacaterina. Le voci di Carlotta Costabile, Aurora Elia e Claudia Ferrari si sono intrecciate alle coreografie di Tania De Cicco e dei danzatori di pizzica, mentre la partecipazione dei tummarini di Tessano ha contribuito a costruire una magia sonora potente e travolgente.
Elementi che, intrecciati all’archetipo del Sud come terra di miti e riti ancestrali, hanno regalato al pubblico un’esperienza totalizzante, in cui ogni senso è stato partecipe del racconto: dalla serenata al rito della tarantolata e dello sfascino, dal mito del cavallo ai balli frenetici.
Ed è proprio questo l’aspetto da sottolineare con forza: il coraggio della contaminazione artistica, pensata e voluta da Francesco Perri all’interno di un teatro storico, capace di accogliere il nuovo senza mai rinnegare la propria identità. Ma forse l’elemento più sorprendente è stato il pubblico, che non si è limitato ad applaudire, ma ha saputo interagire con gli artisti, fino a danzare tra le poltrone, in un’atmosfera di festa collettiva che ha rotto ogni barriera tra palco e platea.
La magia ha preso il sopravvento. La musica ha vinto su tutto. Tradizione e innovazione hanno dominato la scena.
“Vertigo: Il Sud è Magia” è una dichiarazione d’arte e di identità, una scommessa vinta che proietta il Teatro Rendano e l’Orchestra Sinfonica Brutia al centro di un dibattito culturale capace di attrarre pubblico e critica, confermando Cosenza come laboratorio creativo d’eccellenza nel panorama artistico italiano.
Comincia bene il 2026 in Calabria, segno che il futuro della cultura calabrese parte con un ritmo nuovo — un battito di magia, mito e musica che si incontrano sul palcoscenico della tradizione.



