Agricoltura, le Regioni del Sud contro la revisione dei criteri di riparto dei fondi Ue

Sei assessori regionali, tra cui il calabrese Gianluca Gallo, fanno fronte comune e si appellano al Governo: «Inaccettabili penalizzazioni, il ministro Patuanelli ci ascolti»

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di Redazione
6 maggio 2021
22:56
L’incontro tra i sei assessori regionali
L’incontro tra i sei assessori regionali

Gli assessori all'Agricoltura di sei Regioni del Sud fanno fronte comune sulle regole di riparto dei fondi europei per le politiche di sviluppo rurale: non possono essere cambiate, dicono, in corso d'opera a meno di non voler indebolire il Meridione penalizzando così l'intero comparto agroalimentare italiano.

È la posizione illustrata, oggi a Roma, dagli assessori di Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Umbria (rispettivamente Nicola Caputo, Francesco Fanelli, Gianluca Gallo, Donato Pentassuglia, Toni Scilla e Roberto Morroni).


«Non siamo qui per alimentare guerre di campanile, o contrapposizioni tra schieramenti diversi», hanno detto i sei assessori, espressione di diversi schieramenti politici e di Regioni che rappresentano il 60% delle aree italiane interessate dal Psr. «Del resto - hanno puntualizzato - le nostre posizioni hanno trovato conforto, nelle ultime settimane, anche nelle prese di posizione del Mef e della Commissione Europea, a dimostrazione della bontà di una linea oggettivamente sostenibile e nel giusto».

Nel mirino, l'atteggiamento del Mipaaf: «Da mesi siamo impegnati a ricercare un punto di equilibrio per garantire il raggiungimento di un accordo equo. Abbiamo però sempre trovato porte chiuse, specie dopo la decisione del Ministero dell'Agricoltura di ignorare persino le indicazioni della Commissione europea».

Nonostante ciò, hanno tuttavia sottolineato Fanelli, Gallo, Caputo, Pentassuglia, Scilla e Morroni, «con senso di responsabilità non ci sottraiamo al dialogo: ringraziamo i parlamentari che stanno sostenendo la nostra iniziativa e ribadiamo d'essere pronti ragionare su nuovi meccanismi a partire dal 2023. Sia chiaro, però, che non accetteremo mai colpi di mano tesi a cancellare la fase transitoria del biennio 2021-2022: ciò si tradurrebbe in una penalizzazione mortificante per regioni già svantaggiate».

Da qui l'invito al Governo e, nello specifico, al ministro Patuanelli: «Non si chiuda a riccio: accetti il confronto ed insedi un tavolo tecnico cui demandare la definizione- entro 60 giorni- dei parametri da applicare a far data dal 2023, con l'individuazione di criteri coerenti allo spirito ed alle finalità del Psr».

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