Mentre i giudici amministrativi sbloccano l'iter per il marchio di qualità europeo. il Comitato Promotore IGP invita all'unità, ma il Consorzio DOP e Foti esprimono forti perplessità e non escludono il ricorso al Consiglio di Stato. Le reazioni a caldo.
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All’indomani della doppia sentenza del TAR che parrebbe chiudere la battaglia intorno al bergamotto e alla sua tutela, non si fanno attendere le prime dichiarazioni, ecumeniche da una parte, caute dall’altra.
A chiamare tutti a raccolta è Rosario Previtera, presidente del Comitato Promotore per il Bergamotto di Reggio Calabria IGP che invoca unione chiedendo di mettere da parte le divisioni per il bene della filiera e del territorio: «Si tratta di un altro passo avanti verso l’ottenimento del marchio di qualità IGP ormai da tutti invocato. Il ringraziamento va a tutti coloro che ci hanno sostenuto con tenacia in questi anni e che ci sosterranno ancora, a Copagri Calabria, Anpa Calabria-Liberi Agricoltori, Conflavoro PMI, UNCI Calabria, FederAgri Reggio Calabria, USB Lavoro Agricolo, Comitato bergamotticoltori reggini, al nostro difensore in sede di TAR Lazio, l’avvocato Angelica Commisso e al suo staff, all’europarlamentare Denis Nesci che sin dall’inizio a creduto in questo progetto di sviluppo e di riscatto sociale e rurale. Certo si rimane perplessi ripensando a tutto il tempo prezioso perso inutilmente, considerando che la richiesta di riconoscimento della IGP per il Bergamotto di Reggio Calabria risale al 5 giugno 2021.
Ora si attende la conclusione dell’iter a Bruxelles. Il Comitato promotore non può immaginare eventuali ulteriori disguidi e ritardi. Il bergamotto è di tutti senza distinzione alcuna e sarebbe paradossale sprecare ancora risorse economiche e tempo inutilmente, per rinviare ancora una volta un processo di crescita e di sviluppo ormai ineluttabile e di modernizzazione irreversibile. E’ il momento di ripartire tutti uniti e senza divisioni, verso un nuovo futuro per il bergamotto di Reggio Calabria richiesto dal mercato italiano e nordeuropeo a marchio di qualità IGP da almeno tre anni, con la medesima dignità di altri frutti e agrumi italiani che si fregiano dello stesso marchio».
Soddisfatta anche Angelica Commisso, legale del Comitato promotore Bergamotto IGP: «Il Giudice Amministrativo, rigettando i ricorsi presentati, ha pienamente accolto le nostre tesi difensive e sancito la piena legittimità del riconoscimento del marchio IGP “Bergamotto di Reggio Calabria. Oggi i numerosi produttori di bergamotto del territorio possono guardare al futuro con maggiore ottimismo. Ne esce anche una linea di demarcazione netta tra ambiti di operatività della DOP e dell'IGP che, di sicuro, sarà un punto di riferimento anche per la successiva giurisprudenza in materia, vista la innovatività e completezza delle argomentazioni portate a sostegno da parte del giudice».
Sul versante europeo, l’eurodeputato Denis Nesci, guarda alla conclusione dell’iter presso la Commissione Europea indicando le prospettive che potrebbero aprirsi per il comparto: «Auspico che, superata questa fase del contenzioso, si possa finalmente procedere senza ulteriori intoppi verso la conclusione dell’iter europeo. Il riconoscimento dell’IGP rappresenterebbe un importante strumento di tutela e valorizzazione, capace di dare ai produttori, alle imprese e all’intera filiera il giusto rilievo e nuove opportunità di crescita. È il momento di guardare avanti».
Pizzi: «La battaglia non riguarda il presente, ma il futuro»
Più caute le reazioni dei ricorrenti. Mentre Marcello Foti, di Società agricola Foti, sta valutando di proseguire il contenzioso arrivando al Consiglio di Stato, Ezio Pizzi, Presidente del Consorzio di Tutela del Bergamotto di Reggio Calabria DOP, pur non entrando nella valutazione di merito di una sentenza che non ha ancora approfondito, ventila che si tratti di un pronunciamento dal vago sapore politico: «Mi domando perché il MASAF, chiedendo maggiori informazioni sulla rappresentatività di Unionberg (la più grande organizzazione di bergamotticoltori della provincia di Reggio Calabria che assieme al Consorzio gestisce il marchio europeo DOP per l’olio essenziale estratto dalla buccia, ndr.) e Bergamia (ente capofila del Comitato Promotore per il Bergamotto di Reggio Calabria IGP, ndr.), abbia lasciato aperto il termine per l’invio delle relative comunicazioni da parte degli interessati oltre i 30 giorni stabiliti dalla legge.
E come mai non siano stati conteggiati gli iscritti effettivamente aderenti alle due organizzazioni di bergamotticoltori all’atto della domanda. Per quanto ci riguarda abbiamo presentato la documentazione comprovante gli effettivi iscritti sia al Consorzio che all’organismo esterno di controllo con i contributi versati. La battaglia che stiamo conducendo non riguarda il presente, ma il futuro. Siamo convinti che la DOP rappresenti la garanzia di tutela assoluta per una risorsa unica per il nostro territorio. Ma se è vero che il disciplinare IGP, presentato dal relativo Comitato promotore, ricalca a piè pari lo schema della DOP, mi domando, trattandosi di due istituti diversi, come questo non possa andare contro i regolamenti della materia.
C’è da sottolineare un altro dato: proprio in virtù del fatto che la tutela IGP è meno stringente della DOP e per legge non necessita che tutte le fasi della produzione avvengano nell’area vocata, chiunque potrebbe ricorrere. L’unicità del bergamotto di Reggio verrebbe distrutta e questo avrebbe anche un impatto devastante sul rapporto tra domanda e offerta con un crollo del prezzo del prodotto che siamo riusciti a stabilizzare e che annienterebbe i produttori locali. Per cui, dopo aver conferito con i nostri legali, decideremo come proseguire».

