Il sistema dei bonus per le ristrutturazioni e l'efficienza energetica vedrà ridotta la propria portata economica a partire dal 1° gennaio 2027, con l'eliminazione definitiva di alcune importanti agevolazioni.

Nel contempo, però, si apre la possibilità di un riassetto legato ai margini di flessibilità concessi dall'Unione europea per gli investimenti in sicurezza energetica.

Il Governo ha allo studio una serie di provvedimenti che potrebbero essere inseriti nella prossima Finanziaria.

Il bonus per gli interventi effettuati sulla prima casa subirà un netto ridimensionamento.

Dopo la stagione dei superbonus potenziati del periodo post-Covid, lo schema di base prevede una detrazione orizzontale del 50% per le prime case e del 36% per le altre abitazioni. Su questa struttura sono allineati i principali bonus per le ristrutturazioni, l'ecobonus e il sismabonus, senza riconoscere premialità aggiuntive in caso di effettivo risparmio energetico ottenuto.

In assenza di correttivi parlamentari nella prossima legge di bilancio la percentuale di detrazione scenderà dal 50% al 36%. Sarà anche dimezzato il tetto di spesa. Il limite massimo sui cui calcolare lo sconto fiscale passerà dagli attuali 96.000 euro a 48.000 euro annui per unità immobiliare.

Bonus mobili verso l'addio e scadenze decisive a fine anno

Tra le agevolazioni destinate a sparire figura il bonus mobili. Nella bozza del nuovo articolo 17 del Tuir non vi è infatti alcun richiamo alla detrazione Irpef del 50% riservata all'acquisto di arredi e grandi elettrodomestici destinati ad immobili oggetto di ristrutturazione.

Nel quadro normativo vigente, definito dalle guide dell'Agenzia delle Entrate, la detrazione del 50% viene concessa sia per la prima che per la seconda casa, a patto che i beni acquistati rispettino specifici requisiti di efficienza energetica. Per i forni da cucina, la classe energetica minima è la A. Per lavatrici, lavasciugatrici e lavastoviglie è la E, mentre per frigoriferi e congelatori la classe energetica minima è la F. Per usufruire di questo beneficio prima di una sua eventuale cessazione definitiva, l'avvio delle opere di ristrutturazione deve obbligatoriamente precedere l'acquisto dei beni, anche nel caso in cui i lavori vengano completati in un momento successivo.

La spinta Ue da 14 miliardi e l'Ecobonus al 65%

Sul fronte della transizione ecologica si profila invece uno scenario alternativo. La Commissione europea ha definito i contorni di una flessibilità finanziaria nell'ambito del Patto di stabilità, pensata per consentire agli Stati membri di scomputare temporaneamente dal deficit le spese mirate a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Per l'Italia questo margine potenziale è stimato in circa 14 miliardi di euro. Il vincolo comunitario impone che tali risorse non vengano destinate a sconti generalizzati (come il taglio delle accise), ma a interventi capace di trasformare in modo strutturale il sistema energetico.

Il Governo stima di sfruttare questi margini per reintrodurre un Ecobonus potenziato al 65%. Gli interventi al vaglio riguarderebbero infissi e schermature solari, pompe di calore e condizionatori ad alta efficienza, sistemi ibridi di riscaldamento, solare termico e cappotti termici.

L'ipotesi su cui l’esecutivo sta facendo i conti prevede un'aliquota del 65% per le prime case e del 36% per i secondi immobili. Rispetto al 50% attuale, l'incremento di 15 punti percentuali per le prime case richiederebbe un impegno finanziario stimato in circa mezzo miliardo di euro aggiuntivo distribuito sulle rateizzazioni decennali.

Gli investimenti ed il conto termico

L'impatto economico dell'Ecobonus è quantificato in circa 3,6 miliardi di euro di investimenti all'anno. Infissi e serramenti valgono circa 2 miliardi. I cappotti termici circa 600 milioni, pompe di calore e condizionatori poco meno di 400 milioni.

Per agevolare l'accesso ai bonus da parte dei contribuenti a basso reddito - che spesso non dispongono del capitale iniziale - si valuta inoltre l'introduzione del meccanismo del conto termico. Tale sistema sostituirebbe la detrazione Irpef ripartita in 10 anni con un rimborso parziale diretto e immediato sulle spese sostenute. L'accesso al conto termico sarebbe tuttavia vincolato a paletti tecnici e reddituali piuttosto severi, che potrebbero contenere il numero totale degli interventi ammissibili.

Le manovre in vista della Finanziaria

Le ipotesi hanno bisogno di essere ancorate a una previsione di spesa. Circa 4 miliardi all’anno. La tabella di marcia per rendere operativi i nuovi incentivi prevede tappe molto serrate. Entro settembre l'Italia deve presentare alla Commissione europea l'elenco dettagliato delle misure di sicurezza energetica per cui richiede la deroga, allegando le stime di spesa con le previsioni di efficacia economica oltre che di risparmio energetico.

Il quadro delle misure dovrà tenere conto dei vincoli di bilancio. l'uso della flessibilità non potrà superare lo 0,3% del Pil all'anno, fino a un tetto massimo dello 0,6% cumulato nel triennio, con obbligo di rendicontazione semestrale a Bruxelles. Solo una volta ottenuto il via libera europeo, il Governo potrà chiedere al Parlamento l'autorizzazione allo scostamento di bilancio, con voto a maggioranza assoluta, necessario per inserire la misura nella manovra autunnale.