Bruno Virdò racconta lo strazio della tragedia che ha travolto la sua famiglia. Le ultime drammatiche ore, la corsa allo Jazzolino e il figlio di 4 anni al quale non è stato ancora detto che la madre non tonerà più: «Era tutto per noi. Raccoglierò ogni video e ogni vocale, un giorno dovrà sapere chi era». Oggi i funerali
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
«Mio figlio chiede della mamma. Io, per adesso, gli dico che la mamma è dal dottore. E lui mi risponde: “Ma io la voglio”». Ci sono parole davanti alle quali anche le domande diventano difficili. Bruno Virdò deve trovare quelle giuste per spiegare a un bambino di quattro anni che sua madre, Romania Piccolo, non tornerà più. E mentre oggi pomeriggio Vibo Marina si prepara a darle l’ultimo saluto, lui prova a tenere insieme ciò che resta di una famiglia travolta in pochi giorni da un dolore enorme.
«Romania per noi era tutto. Per me e per mio figlio era tutto», racconta. Aveva 42 anni, una famiglia, un lavoro da collaboratrice scolastica come il marito e soprattutto un bambino arrivato dopo undici anni di attesa. «I dottori ci dicevano che non potevamo avere figli, che era impossibile. Poi, quando avevamo perso le speranze, è arrivato Domenico. La gioia della nostra vita, la luce dei nostri occhi».
Ora è proprio quel bambino a dare a Bruno la forza per affrontare giornate che sembrano impossibili. «Io sto male, sto male. Non doveva succedere. Mia moglie aveva solo 42 anni. Cerco di andare avanti come posso perché ormai la mia famiglia è a pezzi. Quello che mi fa andare avanti è mio figlio, solo questo».
«Ho visto il sangue scorrere fortissimo»
Nel racconto del marito ci sono poi le ore drammatiche del 10 settembre, quelle sulle quali adesso dovrà fare piena luce la magistratura. Romania aveva alle spalle un lungo e difficile percorso sanitario e diversi interventi. L’ultimo, racconta Bruno, era stato eseguito pochi giorni prima nel Cosentino da un chirurgo cardiovascolare.
«Era stata dimessa due giorni dopo l’intervento. Dopo altri due giorni siamo andati al controllo e pareva che andasse tutto bene. Siamo tornati a casa». Poi, intorno alle cinque del mattino, tutto cambia.
«Ero accanto a mia moglie. Aveva tanti dolori. Mi sono spostato per qualche minuto in cucina e lei mi ha chiamato: “Sto sanguinando”. Sono corso subito da lei e ho visto tanto sangue, scorreva fortissimo». Bruno racconta di avere cercato di tamponare la ferita con dei panni e di avere chiamato il 118 più volte. «Non una volta o due, ma tre. Ha chiamato anche mia moglie, perché non arrivavano».
È il racconto di un marito sconvolto, ora consegnato anche agli investigatori e destinato a essere verificato nell’ambito degli accertamenti in corso. Bruno sostiene inoltre che durante il trasporto verso Vibo gli sia sembrato che l’ambulanza procedesse lentamente: «Io ero dietro. Sembrava di non arrivare mai».
Allo Jazzolino Romania arriva in condizioni gravissime. «L’hanno messa subito in codice rosso. Continuava a sanguinare». Poi gli arresti cardiaci e le comunicazioni dei medici. «Mi hanno richiamato e mi hanno detto che aveva avuto tre arresti cardiaci, uno dietro l’altro, e che era entrata in coma. Mi dissero che era appesa a un filo, che potevamo solo pregare».
La donna viene quindi trasferita in sala operatoria e successivamente in Rianimazione. Ma non ce la fa.
«Voglio sapere perché è morta»
Bruno ha presentato denuncia. La Procura ha aperto un’inchiesta e gli accertamenti dovranno stabilire esattamente cosa sia accaduto e se vi siano responsabilità. È lo stesso marito, pur nel dolore, a non voler pronunciare sentenze.
«Non lo so se qualcuno ha sbagliato. Se qualcuno ha sbagliato, io chiedo giustizia e chiedo la verità. Non sta a me dirlo, sta all’autorità giudiziaria». Poi ripete quasi ossessivamente quella che oggi è diventata la sua unica domanda: «Voglio sapere cosa è successo a mia moglie. Voglio sapere perché è morta. Solo questo».
Il ricordo torna allora alla donna che Romania era prima che malattia, interventi e ospedali entrassero nella vita della famiglia. «Era una grande donna, solare. Sapeva parlare con tutti, scherzava con tutti. Quando c’era lei ci si divertiva». I loro progetti erano quelli semplici e giganteschi di una famiglia: «Crescere nostro figlio, portare avanti la nostra famiglia, il nostro lavoro. Avevamo ancora tanta vita davanti. Adesso questi progetti sono svaniti nel nulla».
Tutti i ricordi per Domenico
C’è un’altra missione che Bruno si è dato: conservare ogni frammento possibile della vita di Romania perché un giorno Domenico possa conoscere sua madre non soltanto attraverso i racconti degli altri.
«Sto raccogliendo tutti i ricordi della mamma. Farò riprendere anche il funerale perché un giorno mio figlio possa vederlo. Raccoglierò i giornali, i video, i vocali che mandava agli amici. Deve conoscere la voce di sua mamma, deve sapere chi era sua mamma. Quando lei faceva i video, quando giocava con lui: tutto. Deve avere tutto».
Per il momento, però, resta il problema più doloroso e immediato: spiegare l’assenza a un bambino di appena quattro anni. Bruno pensa di chiedere l’aiuto di una psicologa infantile. «Ho bisogno di un consiglio, di capire come confrontarmi con lui, cosa devo dirgli. Un bambino di quattro anni ha bisogno della mamma. Cosa faccio adesso?».
Domenico in queste ore è con i parenti. Durante una videochiamata ha detto al padre: «Papà, ti voglio». Bruno gli ha promesso che appena possibile tornerà a prenderlo: «Poi non ci stacchiamo più».
Oggi alle 16, nella chiesa di Maria Santissima del Rosario di Pompei a Vibo Marina, familiari, amici e conoscenti saluteranno Romania per l’ultima volta. Per Bruno comincerà invece un’altra parte di questa storia: quella di un padre che dovrà provare a ricostruire una vita per sé e per suo figlio, custodendo la memoria di una donna che, dice, «per noi era tutto».



