«Sto lottando ormai da mesi e mesi». Romania Piccolo affidava anche a Facebook il racconto della sua sofferenza. Nei commenti pubblicati nelle settimane precedenti alla morte, la 42enne originaria di Tropea e residente a Longobardi di Vibo Valentia parlava di dolori fortissimi, di due interventi che, a suo dire, non avevano dato i risultati sperati e di una nuova operazione che l’attendeva.

In un post del 18 luglio scorso, a una conoscente che le chiedeva cosa stesse accadendo, Romania aveva risposto di aver avuto «una grave ischemia» all’arteria femorale e di essere alle prese con un’infezione. «Martedì subirò il mio quarto intervento», scriveva. In un altro commento spiegava di combattere da dicembre, di essere allettata da due mesi e di gridare ogni giorno per il dolore. Parole scritte in prima persona, mentre cercava di far capire agli amici quanto fosse difficile la situazione che stava vivendo.

Nei suoi messaggi c’era anche la rabbia. Romania attribuiva il peggioramento delle proprie condizioni alle operazioni precedenti e rivolgeva accuse durissime ai medici che l’avevano curata: «Sono andata (probabilmente "via” ndr) dalla Calabria ad operarmi e tutte due le volte con risultati pessimi, l'ultima volta mi ha proprio uccisa. Sono solo dei macellai».

Sotto quei commenti arrivavano incoraggiamenti e inviti a non perdere la speranza. Ma Romania confidava di non riuscire più a vedere «la luce nel tunnel». «Tutta la mia sofferenza, non ci sono parole», scriveva ancora, chiedendo a chi leggeva di provare a immaginare almeno una parte di ciò che stava attraversando.

Tra i messaggi che oggi colpiscono di più c’è quello della sorella Marilena: «Sarò sempre al tuo fianco», le prometteva, invitandola a essere forte per sé e per il figlioletto di appena quattro anni. Romania le aveva risposto con gratitudine, confessando di aver perso le speranze e di sentirsi male «da troppo troppo tempo».

Accuse pesanti che probabilmente finiranno nell’inchiesta tesa a ricostruire il percorso clinico e a stabilire se vi siano stati errori e quale eventuale rapporto abbiano avuto con la morte della donna, avvenuta giovedì scorso all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia, dove era arrivata con una violenta emorragia. Nei giorni precedenti era stata operata in una clinica privata dell’alto Tirreno cosentino. La salma è stata sequestrata per gli accertamenti disposti dalla magistratura. L’unica certezza, al momento, è l’immenso dolore delle famiglie e di due comunità.