Claudio Descalzi conferma la prosecuzione del price cap nelle stazioni Enilive fino a dicembre. La soglia sarà rivista in base alle quotazioni internazionali e alla disponibilità delle forniture, mentre il gruppo stima costi per 700 milioni
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Il tetto ai prezzi di benzina e diesel nelle stazioni di servizio Enilive proseguirà fino alla fine del 2026. A confermarlo è stato Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, spiegando che l'azienda intende continuare a contenere il costo dei rifornimenti per andare incontro alle esigenze degli automobilisti, in una fase caratterizzata dalla volatilità dei mercati energetici.
La misura resterà in vigore, ma le soglie saranno valutate periodicamente sulla base dell'andamento delle quotazioni internazionali e della disponibilità di carburante. «Sicuramente avremo un tetto fino a fine anno, dobbiamo solo ragionare sui prezzi», ha dichiarato Descalzi a la Repubblica.
Prezzi di benzina e diesel, come funziona il tetto di Eni
Il meccanismo introdotto dal gruppo prevede un limite al prezzo alla pompa, aggiornato in funzione delle condizioni del mercato. A inizio ottobre, ha spiegato Descalzi, il tetto per il diesel era stato fissato a 2,25 euro al litro, mentre i prezzi praticati dalla rete risultavano inferiori, intorno a 2,19 euro.
La soglia iniziale dell'iniziativa era stata fissata a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il diesel. Successivamente, il limite per il gasolio è stato adeguato anche in relazione alla riduzione dello sconto fiscale di sei centesimi.
Il proseguimento della misura non significa quindi che i prezzi resteranno necessariamente bloccati agli stessi livelli per tutto il periodo. L'azienda dovrà definire le soglie tenendo conto delle quotazioni internazionali e delle condizioni effettive di approvvigionamento.
Mercati instabili e rischio di carenza di carburante
Il mercato internazionale del diesel continua a essere caratterizzato da una forte volatilità e da tensioni sull'offerta. Anche la benzina risente delle oscillazioni delle quotazioni, sebbene con pressioni sui prezzi differenti.
Per stabilire il tetto, Eni considera l'andamento dei mercati, i prezzi internazionali dei prodotti petroliferi e la disponibilità delle forniture in rapporto alla capacità logistica della rete. L'obiettivo è contenere il costo per i consumatori senza compromettere la sostenibilità dell'iniziativa o creare difficoltà nel rifornimento dei distributori.
La reazione degli altri operatori e le critiche delle pompe bianche
L'iniziativa di Eni ha avuto ripercussioni anche sul resto del settore. Dopo l'introduzione del tetto, altri grandi operatori, tra cui Ip, Q8 e Tamoil, hanno adottato misure sui prezzi, mentre diversi distributori indipendenti hanno cercato di adeguarsi alle condizioni offerte dalle reti concorrenti.
La scelta dei grandi gruppi ha però suscitato critiche da parte delle cosiddette pompe bianche, le stazioni indipendenti che non fanno capo direttamente ai principali marchi petroliferi. Gli operatori più piccoli hanno segnalato il rischio di subire gli effetti di una concorrenza difficile da sostenere, soprattutto quando i margini disponibili non consentono di replicare le condizioni praticate dalle grandi compagnie.
Eni stima un costo di 700 milioni per il price cap
Descalzi ha definito il tetto ai prezzi uno sforzo economico significativo per il gruppo. Tra sconti e mancati ricavi, Eni stima di destinare all'iniziativa circa 700 milioni di euro da inizio marzo alla fine dell'anno.
«Più vendiamo e più ci perdiamo», ha spiegato l'amministratore delegato, sottolineando come la scelta sia legata anche alla volontà di sostenere i clienti in una fase favorevole per i risultati economici della società.
Utili in crescita per il gruppo energetico
La decisione di proseguire con il price cap arriva mentre Eni registra risultati finanziari in crescita. Nel terzo trimestre, secondo i dati riportati dal gruppo, l'utile netto rettificato ha raggiunto 2,8 miliardi di euro, più del doppio rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Nei primi nove mesi dell'anno, l'utile operativo è cresciuto del 59,2%, arrivando a 14,9 miliardi di euro. Il risultato si inserisce in un contesto di aumento delle quotazioni energetiche: nello stesso periodo, il Brent ha registrato una crescita del 32,8% e il gas scambiato al TTF di Amsterdam del 29,7%.
Per Eni, la prosecuzione del tetto ai prezzi rappresenta dunque un impegno economico rilevante, che il gruppo intende sostenere facendo leva sui risultati conseguiti e aggiornando le soglie in base all'evoluzione del mercato.

