Crisi call center Abramo, la Chiesa al fianco dei lavoratori: l’appello a politica e istituzioni

L’arcidiocesi di Crotone-Santa Severina chiede l’intervento del Governo affinché nessun posto di lavoro vada perso: «Significherebbe consegnare questo nostro territorio ancora di più alla povertà e alle economie illegali e mafiose»

di Redazione
1 aprile 2021
12:04

La Chiesa crotonese sente «forte il grido di disperazione» dei lavoratori dell’Abramo Customer Care «in agitazione da mesi per il futuro incerto del loro posto di lavoro». In una nota stampa, l’arcidiocesi di Crotone-Santa Severina interviene sulla vicenda che sta interessando l’azienda in fase di concordato.

Salvare  posti di lavoro

«In un territorio ridotto ai margini come il nostro, l’Abramo Custome Care – si legge nel comunicato - ha rappresentato e rappresenta un importante presidio di speranza e di coesione sociale, perché in questi anni ha garantito a tante famiglie attraverso un lavoro onesto e dignitoso, l’unica fonte di sostentamento. Chiuderlo significherebbe consegnare questo nostro territorio ancora di più alla povertà e alle economie illegali e mafiose».


L’arcidiocesi prende atto che l’azienda «ha assicurato il pagamento degli stipendi di marzo e ribadito la volontà di salvare il ramo d’azienda che pur rischia di andare all’asta» ma ritiene «di non poter distogliere lo sguardo da questa situazione, fino a quando non sarà presentato un piano di rilancio serio e dettagliato per questo ramo d’azienda che ad oggi, nonostante stia continuando a fatturare guadagni, ha importanti commesse in scadenza che non sono state rinnovate e la spada di Damocle del tribunale di Roma che ne dovrebbe certificare la liquidazione».

Coinvolgere i lavoratori

«Insieme ai lavoratori – si legge ancora nella nota - chiediamo che nella riunione indetta presso il comune di Crotone venerdì 2 Aprile si possa prendere in considerazione l’offerta di acquisto presentata dalla System House nella persona del sig. Agostino Silipo e che la stessa sia valutata con scrupolosità dalle parti sociali per assicurare una piana tutela di tutte le unità lavorative.

«Segnaliamo con convinzione l’opportunità di coinvolgere i lavoratori, finora esclusi, nelle decisioni che determinano le sorti dell’azienda, perché – scrive l’arcidiocesi - crediamo che nessuna operazione finanziaria sia legittima e moralmente corretta se non pone la difesa del capitale umano sopra le logiche e gli interessi del capitale finanziario (cfr. Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 55). È di notevole gravità quanto i lavoratori stanno denunciando in questi mesi: di essere stati messi al corrente delle decisioni dell’Azienda senza un dibattito e un coinvolgimento effettivo, ma solo tramite giornali ed email».

L'appello

Infine, l’appello: «Con i lavoratori intendiamo chiedere ai sindaci di Crotone, Catanzaro, Cosenza, ai presidenti di provincia di Crotone, Catanzaro e Cosenza, al presidente della Regione Calabria Nino Spilì e al presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi, di creare le condizioni migliori per permettere la risoluzione di questa crisi che non può essere pagata solo ed esclusivamente dai lavoratori che anche in questi mesi, nonostante l’incertezza, hanno continuato a fare la propria parte, onorando l’impegno lavorativo e garantendo il fatturato all’azienda».

«La comunità diocesana consapevole che “noi credenti abbiamo la responsabilità storica di piantare e coltivare semi di speranza nei nostri contesti di vita” (dal messaggio per la Pasqua 2021 del nostro padre Arcivescovo) intende accompagnare fino in fondo i suoi figli nella difesa del loro posto di lavoro e sosterrà proposte e possibili iniziative rivolte a dare risposte concrete a questo cruciale problema».

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