Crotone, call center Abramo: dipendenti in ansia per il posto di lavoro

VIDEO | Mentre per l'azienda si intravede un potenziale acquirente, i lavoratori sono in apprensione per il loro futuro e chiedono aiuto alla Regione Calabria rimasta finora silente

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di Francesca Caiazzo
24 dicembre 2020
13:31

Che ci fossero difficoltà, i dipendenti dell’Abramo Customer Care lo avevano capito da qualche anno ma erano fiduciosi perché il lavoro non mancava. E non manca nemmeno oggi, che l’azienda ha presentato richiesta di concordato preventivo, mettendo in apprensione i lavoratori. Nelle scorse ore sarebbe pervenuta un’offerta di acquisizione da parte di un fondo di investimento estero, ma – spiegano i sindacati - va ancora valutata.

Le preoccupazioni dei lavoratori

Intanto, i lavoratori vivono nell’incertezza. Per alcuni di loro, questo stipendio è l’unico reddito familiare, poi ci sono coppie di coniugi che lavorano per l’azienda. Tutti hanno impegni da onorare, anche con le banche. «Purtroppo non siamo tutelati da questo punto di vista perché se andiamo presso i nostri istituti di credito e chiediamo proroghe o aiuti, non ce li concedono» spiega Lucia Giachini, impiegata nella sede di Crotone dell’Abramo Customer Care.


«Eravamo fiduciosi – continua - perché il lavoro non è mai mancato e tutt’ora, chi da casa in smart working chi in azienda, lo svolgiamo regolarmente». L’attività lavorativa continua, dunque, gli stipendi vengono pagati a tranche, ma non c’è ottimismo nelle sue parole: «In questo momento non vedo un futuro. Non abbiamo neanche la possibilità di poterlo immaginare al di fuori della regione, vista la situazione sanitaria. Per questo cerchiamo di impegnarci e stiamo dando il massimo in azienda per mantenerlo questo posto di lavoro».

L’azienda è poco chiara

In un momento del genere, i lavoratori dell’Abramo Customer Care si sarebbero aspettati maggiore chiarezza dall’azienda: «Noi ce la stiamo mettendo tutta, stiamo lavorando, stiamo dando il nostro impegno e la nostra professionalità, soprattutto - aggiunge la collega Simonetta Galea – Ma dall’azienda ci sentiamo un po’ abbandonati. Ci ha dato comunicazioni sui pagamenti, ma non ci ha rassicurati. In altre particolari situazioni, ci ha parlato, questa volta no».

Simonetta ammette di non sentirsi, però, completamente sola, riconoscendo, ad esempio, l’impegno che sindacati e istituzioni hanno preso durante il Consiglio comunale aperto di Crotone, svoltosi nei giorni scorsi. In quella sede, è stato stabilito di avviare un tavolo di garanzia, con tutte le parti interessate, per vigilare sull’evoluzione della vicenda. Ma non basta.

Appello alla Regione

Chi, secondo i lavoratori, ad oggi non ha ancora fatto sentire la sua voce è, invece, la Regione Calabria, a cui si appellano, come aveva fatto nei giorni scorsi anche Fabio Tomaino, segretario della Uil di Crotone. «Non abbiamo avuto ancora la gioia di sentire due parole dal presidente facente funzioni, Nino Spirlì, nei nostri confronti – aggiunge Antonella Godano – Si faccia carico di queste persone che gli stanno chiedendo aiuto: in gioco ci sono oltre 3 mila posti di lavoro in Calabria».

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