Crescono consumi e costi. A giugno il picco più alto dal 2016. Il prezzo medio sale sopra i 10 cent al Kwh. Il report di Segugio.it
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Il mercato dell'energia elettrica e del gas in Italia si sta avvicinando alla stagione autunnale sotto il segno dell’incertezza. Secondo un’analisi condotta da Segugio.it, i consumatori devono prepararsi a una nuova ondata di aumenti: le quotazioni futures a fine luglio indicano per il quarto trimestre del 2026 un prezzo dell'energia pari a 0,118 €/kWh. Questo valore rappresenta un incremento di circa il 26% rispetto alle migliori offerte a prezzo fisso attualmente disponibili sul mercato, che si attestano intorno ai 0,094 €/kWh.
La tensione non riguarda solo l'ultimo scorcio dell'anno. Le proiezioni mostrano che il divario tra le tariffe attuali e le quotazioni future è ancora più marcato nel breve termine, con un +31% previsto per il terzo trimestre 2026, scendendo poi al +26% nel quarto e assestandosi su un +20% nel primo trimestre del 2027. Queste fluttuazioni sono alimentate da potenziali nuove tensioni geopolitiche e rialzi dei prezzi all'ingrosso che potrebbero spingere i fornitori a ritirare temporaneamente le offerte fisse più vantaggiose dal mercato.
Come difendersi, prezzo fisso o variabile?
In questo contesto, la scelta della tariffa diventa fondamentale. Bloccare il prezzo in bolletta oggi, per un periodo di 12 o 24 mesi, viene indicata come una soluzione efficace per proteggersi dalla volatilità. I dati di Segugio.it confermano che gli italiani sono consapevoli di questo rischio: l’80% delle richieste di preventivo riguarda offerte a prezzo bloccato, e l’88% dei contratti effettivamente sottoscritti segue questa tipologia, con un aumento di interesse di 12 punti percentuali rispetto al 2025.
Tuttavia, non esiste una ricetta unica. Gli esperti concordano nel dire che la convenienza dipende dal profilo di consumo.
Ai grandi consumatori è consigliato, dunque, di privilegiare tariffe con il prezzo più basso per kWh o Smc. I piccoli consumatori devono invece prestare massima attenzione alla quota fissa (costo di commercializzazione), che incide pesantemente sulla spesa complessiva indipendentemente dai consumi.
La spesa per le seconde case
Le seconde case rappresentano una vera e propria sfida economica. Qui, i consumi sono spesso concentrati in pochi mesi, ma i costi fissi maturano tutto l’anno. La simulazione di Segugio.it per una seconda casa tipo (consumo 600 kWh, potenza 3 kW) rivela che, pur essendo il costo della "materia energia" uguale a quello di una prima casa, la spesa finale è superiore di oltre 102 euro l'anno. Questa disparità è dovuta principalmente agli oneri generali di sistema, che per i non residenti prevedono una quota fissa non applicata alle abitazioni di residenza, pesando per circa 100 euro extra annui. Per risparmiare, i consigli includono il monitoraggio della potenza impegnata (per evitare sovradimensionamenti costosi), lo spegnimento dei dispositivi in stand-by e la scelta di offerte con quote di commercializzazione ridotte.
Record di consumi, l'effetto caldo e i dati Terna
Mentre i prezzi salgono, la domanda di energia non accenna a diminuire. A giugno 2026, l'Italia ha registrato il fabbisogno elettrico più alto degli ultimi dieci anni per quel mese, raggiungendo i 28 Terawattora (+1,8% rispetto al 2025). Il caldo torrido ha costretto all'uso intensivo dei condizionatori, portando il consumo a un picco record di 57,4 GW il 29 giugno.
Non è solo il meteo a spingere la domanda: i consumi industriali sono cresciuti del 3,1%, segnando il decimo mese consecutivo di segno positivo, segnale di una produzione nazionale in salute. Nel primo semestre 2026, la produzione nazionale ha coperto l'84,9% della domanda, con le fonti rinnovabili che hanno giocato un ruolo cruciale, coprendo il 47% del fabbisogno. In particolare, il fotovoltaico ha visto un incremento del 19,2% grazie a una forte crescita della capacità installata.
L'anomalia italiana, il prezzo più alto d'Europa
Nonostante la crescita delle rinnovabili, l'Italia detiene un triste primato: il prezzo unico nazionale più alto tra le principali borse europee. Nel 2025, il Pun medio è stato di 115,9 euro/MWh, significativamente superiore ai 61,1 euro della Francia e ai 65,3 euro della Spagna.
Secondo Nicola Dell'Acqua, presidente dell'Arera, questa differenza strutturale deriva dalla nostra forte dipendenza dal gas per la generazione elettrica. I consumatori domestici italiani pagano l'elettricità il 13% in più rispetto alla media dell'area euro, mentre per le imprese il divario sale a un drammatico +24,1%.
Questo differenziale è dovuto quasi esclusivamente alla componente "energia", poiché i costi di rete e le tasse in Italia sono invece diminuiti.
Verso il 2027, sfide e riforme
Il mercato libero presenta ancora delle distorsioni legate al modo in cui i consumatori tendono a scegliere i fornitori decisione che spesso non corrisponde alla convenienza effettiva delle offerte. Per contrastare questo fenomeno, Arera punta a rafforzare il Portale offerte e a rendere le bollette più leggibili.
Nei prossimi quattro anni si passerà ai prezzi zonali, allineando l'Italia agli standard europei. Entro marzo 2027, il passaggio più importante: i clienti ancora nel Servizio a tutele graduali dovranno completare il passaggio al mercato libero.

