I parchi fotovoltaici da soli non bastano e non bastano quelli attualmente autorizzati. L’Italia paga le bollette tre volte più care rispetto agli altri Paesi europei.

La produzione di energie rinnovabili cresce di poco e allontana gli obiettivi del Piano nazionale integrato per l’energia e per il clima. Nel 2025 la quota dei consumi finali di energia coperti da fonti rinnovabili ha raggiunto il 20,5% restando indietro di 5 punti (e di un anno) rispetto a quanto previsto dal Pniec. Lo dice il dossier del Servizio studi del dipartimento Attività produttive della Camera. I numeri dicono che l’Italia viaggia molto a rilento e rischia di non centrare l’obiettivo Fer fissato da Bruxelles al 2030.

Il report della camera evidenzia che la quota dei consumi finali di energia coperti da fonti rinnovabili è salita al 20,5%, segnando un parziale riscatto dopo un triennio di sostanziale stagnazione in cui il dato oscillava tra il 18,9% e il 19,5%.

L’Italia può attualmente contare su 81,9 Gw di potenza rinnovabile installata e su 139,8 TWh di elettricità prodotta sempre da fonti rinnovabili. Il solare domina entrambe le produzioni, seguito da idrico, eolico e bioenergie. Ancora molto marginale il contributo dell’energia geotermica.

Il nostro Paese dipende dall’estero per il 73,5% del fabbisogno. Quasi azzerato l’import dalla Russia, passato dal 40% del 2021 all’1% odierno.

Il divario di circa cinque punti percentuali non è solo un dettaglio statistico: è il sintomo di una rincorsa che si fa sempre più affannosa. Per raggiungere il traguardo del 39,4% fissato da Bruxelles per il 2030, l’Italia deve guadagnare quasi venti punti in soli cinque anni: nell’ultimo quinquennio l’avanzamento è stato di appena il 2%. Siamo di fronte alla necessità di un’accelerazione di un ordine di grandezza superiore rispetto al passato recente.

La capacità produttiva nazionale e gli obiettivi del Pniec

Durante l’ultimo anno sono entrati in esercizio 7,4 GW, un dato incoraggiante se confrontato con i 7,7 GW del 2024, ma ancora insufficiente. Per arrivare ai 131 GW previsti per il 2030, il ritmo delle installazioni deve salire a quasi 10 GW l’anno.

Il divario tra elettricità, calore e trasporti

Il report evidenzia come la transizione energetica non stia procedendo in modo uniforme attraverso i vari comparti dell’economia nazionale. Il monitoraggio del Pniec rivela tre settori che corrono a velocità drasticamente diverse.

Il settore elettrico è l’unico ambito in cui l’Italia sembra avere una visione chiara del traguardo. Con una quota del 43,5% raggiunta nel 2025, il comparto ha già percorso due terzi della strada verso l’obiettivo del 63,4% fissato per il 2030. L’elettricità rappresenta oggi la metà di tutta l’energia rinnovabile consumata in Italia.

Il riscaldamento e il raffrescamento rappresentano circa il 40% dei consumi rinnovabili totali, ma la loro crescita è lenta. La quota Fer nel settore termico è ferma poco oltre il 20,6%, contro un obiettivo finale del 35,9%.

Il "grande malato" della transizione italiana sono i trasporti. Con una quota rinnovabile che non arriva al 9,8%, il settore non ha percorso nemmeno un terzo del cammino verso l’ambizioso obiettivo del 34,2%. La dipendenza dai combustibili fossili in questo ambito resta schiacciante, con un impatto profondo sulle emissioni complessive.

Il mix tecnologico: il solare domina la potenza, l’idrico la produzione

Uno degli aspetti più interessanti analizzati nel dettaglio dalle grafiche riguarda la composizione del mix energetico per fonte nel 2025. Emerge un paradosso tecnologico: il solare fotovoltaico guida la potenza installata, ma l’acqua guida la produzione effettiva.

Il fotovoltaico rappresenta oggi oltre la metà della potenza totale (53%), una crescita alimentata da una corsa alle installazioni che però non si traduce automaticamente in un pari aumento dell’energia immessa in rete. La ragione è tecnica: a parità di potenza, l’idroelettrico genera più energia costante, rappresentando il 34% della produzione elettrica nazionale nonostante pesi solo per il 24% in termini di potenza installata. Il solare segue a ruota con il 32% della produzione, mentre l’eolico contribuisce per il 17% sia alla potenza che alla produzione. Le bioenergie (13% della produzione) e la geotermia (4%) completano il quadro.

Questa discrepanza tra "capacità di targa" e "energia prodotta" sottolinea l'importanza di non limitarsi a installare pannelli, ma di investire in un mix bilanciato e, soprattutto, in sistemi di accumulo capaci di gestire l'intermittenza del sole e del vento.

Il contesto economico e la sfida dell'indipendenza

Perché l’Italia ha così urgenza di centrare questi obiettivi? La risposta risiede nei dati sulla dipendenza energetica e sui costi all'ingrosso. Nonostante i progressi, l’Italia presenta ancora una dipendenza dall’estero del 73,5% (dato 2024), una cifra drammaticamente superiore alla media dell’Unione europea, ferma al 57%. Paesi come la Francia (40,1%) e la Germania (66,8%) mostrano una resilienza maggiore.

Questa dipendenza si riflette direttamente sulle tasche di cittadini e imprese. Nel secondo semestre del 2025, il prezzo elettrico all’ingrosso in Italia era di 101,7 €/MWh, una cifra astronomica se paragonata ai 34,1 euro della Francia o ai 38,8 della Spagna. Il divario è dovuto al peso eccessivo del gas nel mix elettrico italiano (45%), che continua a fissare il prezzo per oltre il 63% delle ore totali di mercato.

Un segnale positivo arriva però dal fronte geopolitico: la quota di gas russo sulle importazioni è crollata all’1% nel primo semestre 2025, partendo dal 40% del 2021. L’Algeria è diventata il primo fornitore (36%), mentre il gas liquefatto (GNL) copre ormai un terzo del fabbisogno nazionale.

Nuove frontiere: off-shore, biometano e idrogeno

L’analisi dei trasporti e dell’innovazione mostra margini di crescita enormi ma ancora poco sfruttati. Sul fronte della mobilità elettrica, al 31 dicembre 2025, solo lo 0,9% del parco auto italiano era elettrico (362.224 vetture su quasi 42 milioni). La traiettoria Pniec ne prevede oltre quattro milioni al 2030, un obiettivo che appare oggi quasi utopico senza una rivoluzione infrastrutturale e di mercato.

La produzione di biometano per i trasporti è cresciuta di otto volte dal 2019, raggiungendo i 342 ktep, ma resta lontana dagli 877 ktep attesi per il 2030. Il 2025 ha segnato lo storico debutto dei primi consumi di idrogeno verde in Italia (23 ktep), una voce precedentemente pari a zero.

Per quanto riguarda l’eolico off-shore, il governo punta sul riutilizzo delle piattaforme petrolifere in disuso e sulla qualificazione dei porti come aree idonee per impianti fino a 100 MW.

I dati del report della Camera dicono che l'Italia ha le tecnologie, ha un quadro normativo più snello e ha una motivazione economica schiacciante per cambiare rotta. Tuttavia, il ritmo attuale non basta. Per colmare il divario di cinque punti percentuali con la traiettoria Pnice e installare i 50 GW mancanti, serve un impegno corale che coinvolga regioni, comuni e operatori privati. Confindustria da mesi chiede lo sblocco delle concessioni ferme al palo, investimenti per oltre 3 miliardi di euro che potrebbero aiutare ad abbattere prezzi dell'energia che sono oggi tripli rispetto ai nostri vicini europei.