L’economia “non osservata” raggiunge il 19% del valore aggiunto regionale e 20,4 euro portati via allo Stato ogni 100 euro di gettito incassato. Il Sud “primeggia” sul Nord: il report della Cgia
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Centosette miliardi sottratti all’Erario. A tanto ammonta il conto non pagato dai contribuenti italiani. La geografia dell’evasione descrive un’Italia Meridionale maggiormente esposta al fenomeno. L’ultima stima del ministero dell’Economia ripresa dalla Cgia dice che nelle regioni del Sud e nelle Isole la cosiddetta “economia non osservata” tocca il 16,5% del valore aggiunto regionale: 34 miliardi e 665 milioni. Nel Nord-ovest 28 miliardi e 170 milioni, nel Centro 23 miliardi e 819 milioni e nel Nord-est 20 miliardi e 403 milioni.
In Calabria l’economia non osservata raggiunge il 19% del valore aggiunto regionale e 20,4 euro sottratti al fisco ogni 100 euro di gettito incassato. Tre miliardi e 282 milioni. La nostra regione mantiene saldo il vertice di una non invidiabile classifica che domina ormai da anni. Seguono la Puglia con il 17,3% e 18,5 euro sottratti al fisco ogni 100 euro di gettito incassato e la Sicilia con il 16,8% e 18 euro sottratti ogni 100.
La più “fedele” in termini di rispetto degli obblighi fiscali è la Provincia autonoma di Trento con il 7,4% e 7,9 euro sottratti ogni 100. In termini numerici il record spetta alla Lombardia che, dice la Cgia, ha 17 miliardi e 682 milioni di imposte evase. Seguono il Lazio con 12 miliardi e 58 milioni e la Campania con 9 miliardi e 835 milioni.
Le scadenze fiscali in arrivo
Il prossimo 30 giugno scadrà il termine ultimo per il pagamento, da parte delle imprese, di Ires, Irap, Irpef, addizionale regionale Irpef e addizionale comunale Irpef. Lo Stato dovrebbe incassare 22 miliardi e 294 milioni. Questa la cifra calcolata dal ministero dell’Economia.
La quota più corposa è quella relativa all'Imposta sul reddito delle società di capitali, che dovrebbe garantire un gettito di 15,8 miliardi. A questi dovrebbero aggiungersi 5,1 miliardi di Imposta regionale sulle attività produttive, 1,8 miliardi dall'Imposta regionale sulle persone fisiche e altri 209 milioni dalle addizionali regionali e comunali Irpef. Per la Cgia le imprese si stanno attrezzando al meglio per adempiere ai propri obblighi fiscali.
Il rispetto della scadenza del 30 giugno, dice l’associazione degli artigiani, implica che l’intero sistema produttivo nazionale è chiamato a recuperare risorse pari a circa 1 punto percentuale del Pil italiano.
Dovendo fare i conti con una liquidità sempre più limitata, in ultimo anche per gli effetti della crisi energetica scatenata dal conflitto in Medio Oriente, molte imprese sfrutteranno invece il termine del 30 luglio che comporta, però, un aggravio dello 0,4% sull’importo dovuto. Non tutti potranno però farne ricorso: la data di riserva non può infatti essere utilizzata da molte microimprese.
Sul fronte dei pagamenti quest’anno ci sono novità: a maggio è entrata in vigore una misura che consente alle attività economiche soggette agli Indici sintetici di affidabilità fiscale, con un fatturato non superiore a 5,1 milioni di euro, di effettuare i versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi entro il 20 luglio senza alcuna maggiorazione. In alternativa, il pagamento potrà essere effettuato entro il 19 agosto applicando una maggiorazione dello 0,8%. Per la Cgia si tratta di un provvedimento di grande rilevanza per milioni di piccolissime attività e lavoratori autonomi interessati dagli ex studi di settore, che tuttavia non estende i suoi effetti a tutte le altre categorie imprenditoriali.
Il peso della pressione fiscale
L’Italia è al 5° posto in Ue per pressione fiscale. I contribuenti più tartassati sono i francesi con il 46,1% del Pil. Seguono la Danimarca al 45,5%, il Belgio al 44,2% e l’Austria al 44,1%. L’Italia detiene la quinta piazza con il 43,1%.
Il tasso medio nell’Ue 27 è al 40,7%, 2,4 punti in meno della nostra media nazionale.
E se in Germania il peso fiscale sul Pil è al 41,8% (l’1,3% in meno rispetto al dato Italia), in Spagna è al 38,1% (5 punti in meno che da noi). L’Irlanda, invece, è il Paese con il peso fiscale più contenuto, il 21,4%.
L’eccessiva pressione fiscale insieme a pratiche furbesche mirate ad evitare il pagamento delle tasse dovute allo Stato, generano sacche di evasione che sottraggono all’erario decine di miliardi ogni anno. Nel 2025 le agenzie di riscossione ne hanno recuperati 36: negli ultimi 4 anni la quota di rientro delle somme è aumentata del 44%. Ma ancora non basta: c’è ancora molto da fare per riequilibrare i conti dando anche soddisfazione a chi le tasse le ha sempre pagate regolarmente.

