VIDEO | Dopo le promesse e le rassicurazioni, i lavoratori impiegati nella digitalizzazione delle cartelle clininche con Konecta sono ripiombati nell’incertezza. Venerdì l’incontro con Occhiuto: «Ci aspettiamo molto da lui, serve una soluzione strutturale»
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Era stata raccontata come una vertenza chiusa. Una soluzione strutturale, un progetto capace di garantire continuità occupazionale e prospettive durature per centinaia di famiglie calabresi. Oggi, invece, la crisi dei lavoratori ex Abramo torna al punto di partenza.
Per i 656 impegnati nella commessa di digitalizzazione delle cartelle cliniche affidata a Konecta sono state avviate le procedure per gli ammortizzatori sociali. Una decisione che riapre scenari di incertezza e riporta al centro del dibattito una vicenda che, appena due anni fa, era stata presentata come risolta.
Il progetto era stato indicato come un modello di rilancio industriale e di tenuta occupazionale dopo il fallimento di Abramo Customer Care. Una soluzione stabile, in grado di assorbire il bacino di lavoratori e garantire continuità. Oggi, però, l’attivazione degli strumenti di sostegno al reddito racconta una realtà diversa: quella di un percorso che non ha retto nel tempo.
«Il progetto è partito bruciando le tappe – spiega Gianpaolo Alioto, rsa Slc Cgil –. Magari si poteva aspettare per strutturare meglio, perché dobbiamo ricordare che stiamo lavorando su una materia molto delicata, le cartelle sanitarie. Oggi ci troviamo, dopo un anno e cinque mesi, a dire ai nostri colleghi che i fondi probabilmente sono finiti».
Il clima che si respira tra i lavoratori è pessimo. E non potrebbe essere altrimenti. «Veniamo da anni di cassa integrazione come ex Abramo e adesso ci ritroviamo ricatapultati in questa situazione pessima per il territorio calabrese – dichiara Fabio La Ganga Vasta, rsa Slc Cgil –. Ricordo anche che ci sono famiglie monoreddito che vivono di questo e una cassa integrazione farebbe a mancare di nuovo il terreno sotto i piedi».
I sindacati sottolineano come la situazione non possa essere liquidata con il solo ricorso agli ammortizzatori sociali. Venerdì, intanto, ci sarà l’incontro richiesto con il presidente della Regione Roberto Occhiuto, per cercare di individuare soluzioni che vadano oltre la gestione emergenziale e garantiscano una prospettiva concreta.
«A Roma – dice Alioto – avevano detto che la Regione era pronta a investire su questo progetto. Faccio notare che non si tratta di reperire fondi alla buona, ma di rendere strutturale un processo, magari razionalizzando le spese dell'archivistica della Regione Calabria. Non chiediamo assistenzialismo, ma semplicemente di lavorare».
«Noi dal presidente Occhiuto ci aspettiamo molto, visto che questo progetto è stato tanto decantato anche come modello per le altre regioni – aggiunge La Ganga Vasta –. Chiediamo al governatore, alla Giunta, all’assessore Calabrese di farsi carico della vicenda e rendere strutturale il processo, altrimenti saremo sempre con l'acqua alla gola. La Regione deve farlo anche cercando altre tipologie di lavorazioni».
Dopo la lunga vertenza di Abramo Customer Care, sentir parlare di nuovo di ammortizzatori sociali per i lavoratori ha avuto un effetto devastante: «È deflagrata una bomba – racconta Alioto – perché siamo stati quasi cinque anni a combattere, a confrontarci con la cassa integrazione, a fare i conti a fine mese con il cedolino dell'Inps con tutto quello che ne derivava per vedere se i pagamenti erano in linea. I miei colleghi sono riusciti a passare dal lavoro che facevano a uno diverso con ottimi risultati ma ora ci ritroviamo di nuovo a guardare in faccia lo spettro della cassa integrazione, che non è la soluzione, è un cerotto messo a un male un po' più grande, a un processo produttivo che va sensibilmente rivisto e strutturato».
Dopo le tante rassicurazioni e i proclami, ripiombare nell’incertezza dopo neanche un anno e mezzo tradisce ogni aspettativa. «Un po’ traditi ci sentiamo, ci è caduto un macigno addosso – conclude La Ganga Vasta –. Per questo chiediamo a Occhiuto di non portare a compimento questo tradimento, di trovare una soluzione assieme alle parti sociali e all’azienda per scongiurare quella che rischia di essere una vera e propria bomba sociale».
Altro che parola fine. Quella che doveva essere l’ultima pagina di una delle vertenze simbolo del lavoro in Calabria oggi è invece un nuovo capitolo ancora tutto da scrivere.

