«Il dibattito sulla Vision 2040 per la pesca e l'acquacoltura, la strategia di settore dell’Ue per i prossimi 15 anni, mette al centro un principio chiaro: la sostenibilità ambientale non può esistere senza quella economica e sociale. Le marinerie non possono affrontare la transizione se questa si traduce in una perdita di redditività o nella desertificazione produttiva delle comunità costiere». Ad affermarlo è Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale dell’Unci AgroAlimentare.

Il percorso verso il 2040 si gioca su quattro pilastri interconnessi per garantire alle imprese ittiche un futuro economicamente solido: transizione energetica, semplificazione ed efficienza normative gestionali, ricambio generazionale, valorizzazione della filiera corta e della sovranità alimentare.

1. La transizione energetica e la redditività della flotta

La dipendenza dai combustibili fossili è la principale fonte di vulnerabilità economica per le imprese di pesca. Gli shock geopolitici e la volatilità dei prezzi del gasolio erodono i margini di profitto. L'obiettivo è sostenere la flotta nella transizione verso fonti energetiche alternative e motorizzazioni a basso impatto. I finanziamenti e i futuri quadri finanziari (come il QFP post-2027) dovranno prevedere aiuti concreti e non penalizzanti per la ristrutturazione dei pescherecci, senza che la decarbonizzazione si traduca in un mero taglio della capacità di pesca.

2. Semplificazione normativa e "Cost-Effectiveness"

Uno dei punti cardine emersi nelle consultazioni europee e nei tavoli di settore (come il recente Agrifish) è la necessità di una semplificazione delle regole. Le norme gestionali, i limiti di sforzo e l'obbligo di sbarco devono essere applicati con criteri di efficacia dei costi (cost-effective). Regole troppo rigide o burocraticamente asfissianti rischiano di soffocare le micro-imprese e la piccola pesca artigianale. Ridurre lo sforzo di pesca interno senza tutelare il mercato dalle importazioni da Paesi terzi (che spesso operano con standard ambientali e sociali inferiori) non è sostenibile.

3. Ricambio generazionale e attrattività del settore

L'invecchiamento della forza lavoro è un’emergenza strutturale. Senza giovani, non c'è futuro per la filiera. Per attirare le nuove generazioni, il lavoro a bordo deve essere sicuro, tecnologicamente avanzato e, soprattutto, remunerativo. Strumenti di welfare mirati, come una gestione strutturale e snella della CISOA (Cassa Integrazione Salariale Operai Agricoli) anche per la pesca nei periodi di fermo o di crisi, sono indispensabili.

4. Valorizzazione della filiera corta e sovranità alimentare

La sostenibilità economica si costruisce anche aumentando il valore aggiunto del prodotto pescato localmente. Campagne di sensibilizzazione (come l'iniziativa Gente di Mare) mirano a connettere il consumatore finale alle marinerie locali. Sapere da dove viene il pesce e come è stato pescato permette di spuntare prezzi migliori alla produzione. Investire nei mercati ittici digitali, nelle catene del freddo avanzate e nelle strutture portuali riduce gli sprechi e ottimizza i ricavi lungo tutta la catena del valore (dalla cattura alla trasformazione).

Il principio chiave verso il 2040: i pescatori non sono i nemici dell'ambiente, ma i veri custodi del mare. La pianificazione strategica deve accompagnare le imprese nei processi di tutela degli stock (come i piani pluriennali nelle varie GSA) garantendo compensazioni adeguate, incentivi alla selettività degli attrezzi e la certezza del diritto. Questa è l’analisi dell’Unci emersa nel recente convegno di Agrigento durante il quale è stato presentato il progetto Girare, nell’ambito del Programma nazionale triennale della Pesca e dell’Acquacoltura, alla presenza del presidente nazionale dell’Unci, Andrea Amico, e della direttrice generale del Ministero, Graziella Romito, che ha ribadito la necessita del ricambio generazionale e l’azione che si sta portando avanti come Dicastero con misure ad hoc, come il recente Decreto Direttoriale del Masaf (n. 304841), che ha stabilito le nuove regole per la quota residua di pesca del tonno rosso. Per favorire i giovani imprenditori ittici, il decreto ha introdotto in via sperimentale una misura speciale che assegna fino a 5 tonnellate di quota per ogni unità da pesca.

Intanto a Scilla il III Seminario Nazionale Galpa, a cura del Masaf, della Regione Calabria e del MariCal.GAL Pesca, ha evidenziato che gli obiettivi specifici delle azioni poste in essere attraverso le strategie di sviluppo locale, coincidono soprattutto con la promozione del pescato e la valorizzazione delle comunità costiere, al fine di rafforzare l'identità, l'attrattività e il valore economico del mare. Il sottosegretario di Stato, Patrizio La Pietra, ha sottolineato l' impegno assunto da parte delle istituzioni centrali di tutelare un comparto particolarmente vessato dagli aumenti dei costi gestionali e che per criticità strutturali non riesce ad essere attrattivo per le giovani generazioni. L'uscita dallo stato di crisi è possibile, soprattutto grazie all'attenzione e all'ascolto che questo governo sta dando ai pescatori. L'attuale governo sta cercando di liberare la pesca italiana dalla morsa delle regole e delle norme estremamente stringenti, imposte dalla Unione europea.