La Cia contesta l'efficacia dei due provvedimenti: sul carburante lo sconto massimo di 45 centesimi riguarderebbe solo una quota dei consumi, mentre per i concimi il 70% delle aziende riceverebbe meno di 50 euro
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Gli aiuti per contrastare il caro carburanti e l'impennata dei prezzi dei fertilizzanti rischiano di tradursi in contributi molto più contenuti rispetto alle aspettative delle imprese agricole. È la denuncia di Cia Calabria, che contesta l'efficacia delle misure varate dal governo e punta il dito contro la distanza tra gli annunci e il sostegno economico che, secondo l'organizzazione, arriverà concretamente alle aziende.
Nel mirino ci sono due provvedimenti: il decreto legge 23 ottobre 2026, n. 193, che introduce misure di sostegno per autotrasporto, agricoltura e pesca, e il decreto ministeriale del 15 settembre 2026, numero 471903, relativo agli aiuti per i maggiori costi dei concimi legati alla crisi in Medio Oriente. Per Cia Calabria, in entrambi i casi le risorse disponibili sarebbero insufficienti rispetto alle necessità del comparto.
Gasolio agricolo, i 45 centesimi solo su una quota dei consumi
La prima contestazione riguarda il contributo a fondo perduto sul gasolio agricolo. Il decreto mette a disposizione 60 milioni di euro, con uno sconto che può arrivare a 45 centesimi al litro, ma limitatamente a un volume complessivo di 121 milioni di litri. Un tetto che, secondo l'organizzazione, rischia di ridimensionare sensibilmente il beneficio effettivo.
In Italia, ricorda Cia Calabria, il consumo annuale di gasolio agricolo si aggira tra 2,2 e 2,5 miliardi di litri. Anche limitando il conteggio al periodo interessato dal provvedimento, il fabbisogno stimato supererebbe il miliardo di litri. A questo si aggiungono i carburanti extra UMA, anch'essi ammissibili al finanziamento e destinati ad aumentare il numero complessivo dei litri per i quali le aziende potranno presentare domanda.
Il risultato, secondo i calcoli dell'organizzazione, è che se tutte le imprese aventi diritto richiederanno il contributo, i fondi disponibili dovranno essere ripartiti su una platea di consumi molto più ampia rispetto ai 121 milioni di litri finanziabili. Lo sconto massimo annunciato non sarebbe quindi applicabile all'intero carburante acquistato, ma soltanto a una parte dei consumi, con una possibile riduzione del beneficio effettivo.
Il limite del 20% e il contributo reale
C'è poi un secondo vincolo evidenziato da Cia Calabria: il contributo non può superare il 20% della spesa ammessa. Per ottenere il massimo di 45 centesimi al litro, un agricoltore avrebbe dovuto acquistare il gasolio a 2,25 euro al litro. Un prezzo che, secondo l'organizzazione, non corrisponde ai valori effettivamente sostenuti dalle aziende, che durante i rincari avrebbero pagato tra 1,50 e 1,70 euro al litro.
Con un prezzo di 1,50 euro, il 20% equivale a 30 centesimi: un importo già inferiore al contributo massimo previsto, destinato peraltro a essere ulteriormente condizionato dal limite complessivo delle risorse disponibili. Da qui la conclusione dell'organizzazione: il sostegno rischia di incidere solo marginalmente sui costi sostenuti dalle imprese.
Fertilizzanti, il 70% delle aziende sotto i 50 euro
Ancora più netto, secondo Cia Calabria, è il quadro relativo agli aiuti per l'acquisto dei fertilizzanti. Le risorse complessive, tra fondi europei e cofinanziamento nazionale, ammontano a 136.797.600 euro. Una dotazione che lo stesso decreto ministeriale definisce insufficiente rispetto ai maggiori costi dei concimi azotati, fosfatici e potassici, stimati da Ismea in 396.673.574 euro.
L'Ufficio tecnico di Cia Calabria ha elaborato un'analisi sulla base degli elenchi forniti da Agea. I risultati, riferisce l'organizzazione, mostrano che circa il 70% delle imprese interessate riceverà un indennizzo inferiore a 50 euro. Un altro 14% si collocherebbe nella fascia tra 50 e 100 euro, mentre l'8% riceverebbe tra 100 e 200 euro.
Le percentuali scendono ulteriormente per gli importi più consistenti: il 2,7% delle aziende otterrebbe un pagamento compreso tra 200 e 300 euro e appena lo 0,46% supererebbe la soglia dei mille euro. Numeri che, secondo Cia Calabria, restituiscono la misura dello scarto tra i costi aggiuntivi affrontati dalle imprese e gli indennizzi effettivamente riconosciuti.
«La crisi nasce dallo squilibrio dei prezzi»
La critica dell'organizzazione non si ferma alla quantità delle risorse stanziate. Per Cia Calabria, il problema strutturale dell'agricoltura italiana resta lo squilibrio tra i prezzi pagati dai consumatori sugli scaffali e quelli riconosciuti ai produttori all'origine. Una dinamica che penalizzerebbe contemporaneamente le famiglie, costrette a fare i conti con il caro spesa, e le aziende agricole, sempre più esposte all'aumento dei costi di produzione.
Gli indennizzi una tantum, sostiene l'organizzazione, non sarebbero in grado di intervenire sulle cause profonde della crisi. Da qui la richiesta di convocare una Conferenza nazionale sull'agricoltura e di istituire un tavolo di crisi al ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf).
L'obiettivo, secondo Cia Calabria, dovrebbe essere affrontare in modo organico le distorsioni della filiera e individuare soluzioni strutturali. Perché, al di là dei contributi temporanei, il nodo resta quello della remunerazione del lavoro agricolo e del valore riconosciuto alle produzioni.

