Una prima edizione all’insegna delle sinergie istituzionali, segnalate sia dalle autorevoli presenze in sala che dai contribuiti in video-collegamento da parte di figure istituzionali che hanno arricchito il parterre delle autorità.

Il Festival delle Terre Vibonesi, che ha preso il via stamane nella sbalordita cornice di Villa Klopè, a Francavilla Angitola, ha segnato una vera e propria prova di maturità per il Gal Terre Vibonesi, guidato dal presidente Vitaliano Papillo. Una prova superata a pieni voti che, non a caso, coincide con i primi 10 anni di attività dell’agenzia di sviluppo locale e con un ulteriore lancio del Marchio territoriale di qualità delle Terre Vibonesi: strumento che punta a valorizzare il sistema economico, turistico ed agroalimentare della provincia.

Al centro del ricco confronto, organizzato in diversi “dialoghi”, non solo le istituzioni, ma anche «le imprese, le comunità, i giovani e le competenze nazionali per trasformare esperienze e identità in una visione condivisa di futuro».

Nel bilancio del decennio tracciato dal presidente Papillo spazio al percorso effettuato e a quello in divenire: «Dieci anni fa il Gal era una sigla e una scommessa. Oggi ha una storia, fatta di imprese nate e di persone che hanno deciso di credere in questa terra. Siamo qui per riconoscere la strada percorsa e per scegliere insieme quella che vogliamo fare, perché il futuro delle nostre comunità riguarda ciascuno di noi. I numeri raccontano la stessa storia in un’altra lingua. Nella programmazione 2014-2022 abbiamo centrato gli obiettivi e utilizzato per intero le risorse europee che ci erano state affidate. Il rapporto finale conta 152 beneficiari finanziati e 57 nuove imprese extra-agricole. È un risultato condiviso con chi ha progettato, investito e lavorato ogni giorno. Abbiamo visto nascere start-up che hanno portato qui droni per l’agricoltura di precisione, strumenti digitali per arrivare a nuovi mercati e laboratori in cui la tradizione artigiana incontra le tecnologie di produzione. Abbiamo accompagnato attività di ristorazione e di incoming che oggi danno ai visitatori un motivo per raggiungere paesi lontani dai flussi turistici più battuti. In molte di queste storie i protagonisti sono donne e giovani, e per me è motivo di orgoglio».

E ancora, «c’è un’esperienza che porto nel cuore. A Drapia la Fondazione I Discepoli di Padre Pio porta avanti il progetto della Cittadella come voluto da Padre Pio, con un impegno rivolto alla persona e ai suoi bisogni. Con un progetto di cooperazione sostenuto dal Gal con 200mila euro abbiamo contribuito a innovare la preparazione di alimenti destinati a pazienti fragili e a bambini oncologici. Lì i frutti delle nostre campagne arrivano sulla tavola di chi sta affrontando la prova più dura. Quando mi chiedo che senso abbia lo sviluppo rurale, penso a Drapia».

Il concetto di rete è tornato spesso. «Su questa strada – ha detto – non partiamo da zero. Il rapporto solido con gli altri GAL ci ha insegnato a condividere esperienze e iniziative, e vogliamo andare avanti con Rural Hub Calabria, con le nuove progettualità comuni e con le relazioni costruite con il Distretto del Cibo. E guardiamo lontano. Il progetto di Hub Formativo in Tunisia, sul quale lavoriamo con i partner e in sinergia con la Regione Calabria, vuole collegare formazione e opportunità di sviluppo attraverso il Mediterraneo. Nello stesso orizzonte si collocano le collaborazioni di cooperazione e mobilità nell’ambito di Erasmus+. Sono occasioni per riportare a casa competenze e relazioni da trasformare in iniziative concrete».

Lo sguardo rivolto al futuro prende il nome di “Ruralità Identitaria”: la Strategia del nuovo Piano di Azione Locale 2023-2027, «che – spiega Papillo – lega la valorizzazione delle risorse agricole e naturali al turismo rurale, alla nuova imprenditorialità e alla qualità dei servizi. L’identità diventa una risorsa quando dà vita ad attività e relazioni capaci di durare. Il cuore pulsante di questa visione è il Marchio Territoriale di Qualità Terre Vibonesi. Lo immagino come un patto del territorio, che unisce produttori, operatori dell’accoglienza e amministratori. Il Gal lo ha promosso e lo sostiene. La sua forza crescerà il giorno in cui imprese, Comuni, associazioni e cittadini lo sentiranno davvero loro. Nella stessa prospettiva continua il lavoro per la nascente Doc Costa degli Dei. Vogliamo arrivare al riconoscimento con i viticoltori. La denominazione potrà dare ai vini del territorio una riconoscibilità maggiore e rafforzarne il legame con il paesaggio e con l’accoglienza. Il Marchio territoriale e la futura Doc hanno funzioni diverse ma condividono lo stesso obiettivo, rendere riconoscibile il valore delle nostre produzioni perché sostenga le imprese e le comunità».

Infine, la progettualità. «C’è poi una partita che si gioca adesso, in Europa, e riguarda la programmazione 2028-2034. Il negoziato sul quadro finanziario e normativo è ancora aperto, e risorse e strumenti futuri non sono definiti. Leader è richiamato nel testo negoziale del Consiglio, e dobbiamo seguire con grande attenzione quale spazio effettivo verrà riconosciuto allo sviluppo locale partecipativo. La nostra richiesta è chiara. Le comunità rurali devono continuare a contare nelle scelte che le riguardano. Servono risorse riconoscibili, continuità dei partenariati, un coinvolgimento reale dei territori e procedure proporzionate alle dimensioni delle iniziative locali».

Ai lavori sono giunti i saluti istituzionali con il video-messaggio del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, e il contributo dei sottosegretari di Stato Claudio Durigon e Luigi D’Eramo. Presente il vicepresidente del Senato Gianmarco Centinaio e autorità regionali, sindaci e amministratori locali, e rappresentanti del mondo agricolo, imprenditoriale, produttivo ed accademico. Tra loro l’assessore all’Agricoltura della Regione Calabria Gianluca Gallo e il presidente dell’Uncem Marco Bussone, insieme ai rappresentanti regionali delle organizzazioni agricole.

Il percorso delle due giornate è stato costruito, si legge in una nota «attorno a quattro assi tematici permanenti - Terre che producono, Terre che accolgono, Terre che si raccontano, Terre che restano - che generano altrettanti dialoghi guidati e confluiscono nei Cantieri di Futuro, chiamati a produrre priorità e proposte operative. Gli esiti saranno restituiti pubblicamente il 16 ottobre e sviluppati in un Documento di restituzione completo».

Nella giornata di giovedì 15 ottobre, oltre ai “dialoghi” tematici anche le testimonianze sulle “Storie che fanno le Terre Vibonesi” e lo show-cooking identitario. Ancora, il Cantiere di Futuro partecipato, il Premio Donna Rurale delle Terre Vibonesi e il Premio Terre Vibonesi.

Il 16 ottobre spazio a Progettare il futuro. Si parte con il dialogo dedicato all’asse Terre che si raccontano, per poi entrare nel vivo dei Cantieri di Futuro. La mattinata culmina con la restituzione pubblica dei quattro Cantieri e con il momento “Cosa resta dal Festival: primi esiti e prossimi passi”, a chiudere un percorso pensato per lasciare al territorio strumenti concreti.