È quanto emerge dal report dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio locale di Nomisma. La desertificazione commerciale colpisce quasi tutte le città metropolitane, ma non Reggio
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Oltre 86mila negozi di vicinato scomparsi negli ultimi dieci anni, con un saldo negativo che supera le 106mila unità rispetto al picco del 2018. È la fotografia che emerge dalla prima edizione dell'Osservatorio Reciprocità e Commercio locale di Nomisma, realizzato con Percorsi di Secondo Welfare, e presentato oggi a Bologna.
Nonostante la contrazione della rete fisica (del -6,7% di unità locali a livello nazionale), il report indica che si registra l'aumento del numero degli addetti, cresciuto mediamente del 21,2% tra il 2015 e il 2025.
Il motore di crescita è la ristorazione, con un balzo del +26,2% delle unità locali e una crescita degli addetti pari al +69,4%. Va bene anche il settore della cura della persona (+0,4% unità, +27,5% addetti) e gli articoli per l'edilizia (+21,4% addetti). Al contrario, crollano i settori cultura e svago (-28,0%) e tessile-abbigliamento (-21,4%, pari a 55.570 negozi chiusi). Vanno male anche mobili, gioiellerie e alimentari tradizionali, mentre le ferramenta mostrano una sorprendente tenuta dei ricavi (+41,0%).
La "desertificazione commerciale" colpisce quasi tutte le città metropolitane: Bari (-14,8%), Roma (-9,7%), Torino (-9,3%) e Bologna (-8,3%), mentre tiene il sud, con Napoli (+4,6%), Messina (+1,1%) e Reggio Calabria (+1,9%).
I cali più drastici si registrano ad Ancona (-21,3%) e Pesaro-Urbino (-20%). Sul fronte occupazionale, i record di crescita degli addetti spettano a Matera (+37,2%), Sassari (+36,8%) e Siracusa (+35,9%). Il mercato immobiliare riflette la crisi: i prezzi di compravendita dei negozi sono calati del 9% (picchi del -35,8% ad Ancona e -22,8% a Roma), ma i canoni di locazione sono aumentati del 12,9%. Il rincaro degli affitti è massimo a Siracusa (+35,2%) e Piacenza (+31,7%), mentre tra le grandi città Milano segna un +16,1% a fronte di un calo dei prezzi d'acquisto del 7%.

