Free to play con richieste di pagamento per avanzare di livello. Activision Blizzard è sotto indagine da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Due le istruttorie a carico del noto marchio della divisione giochi di Microsoft. Riguardano le versioni scaricabili su cellulari di due titoli molto gettonati, "Diablo Immortal" e "Call of Duty Mobile". Definiti gratuiti da giocare, implicherebbero al contrario la necessità di pagare per completare le missioni.

Di qui l’indagine che mira ad accertare se siano state portate avanti «pratiche commerciali ingannevoli in violazione dei diritti contrattuali dei consumatori». I due titoli sono giocati soprattutto da under 16 che nelle chat avrebbero lamentato l’impossibilità di avanzare senza pagare per l’upgrade. L’Authority è intervenuta perché i giocatori «anche minorenni» potrebbero essere stati «sollecitati a compiere acquisti in-game non consapevoli». Un altro degli aspetti evidenziati dal Garante è la possibilità che i giocatori siano stati spinti alla dipendenza dal gioco.

Secondo il Garante il design delle interfacce sembrerebbe costruito «per indurre il consumatore a giocare con assiduità, a prolungare le sessioni di gioco e a farlo aderire alle offerte promosse». «Ne sono un esempio - sostiene l’Authority - le ripetute esortazioni, durante e fuori le sessioni di gioco, a non perdere contenuti premiali - anche tramite messaggi in-app e notifiche push - e ad acquistare contenuti a durata limitata, prima che diventino indisponibili.

Queste condotte, insieme alle strategie per rendere poco comprensibile il valore reale delle monete virtuali usate nel videogioco e alla vendita di valuta di gioco in quantità predeterminata (bundle), possono condizionare i giocatori-consumatori, inclusi i minorenni, inducendoli - sostiene il Garante - a spendere cifre significative di importi anche maggiori di quelli necessari a procedere nel gioco e senza esserne pienamente consapevoli». Per l'Antitrust, inoltre, le funzioni di parental control preimpostate dalla società non risulterebbero efficaci e tutelerebbero di meno i minori.

L'Autorità intende anche verificare le modalità di acquisizione dei consensi al trattamento dei dati  personali in fase di registrazione dell'account, in quanto, sostiene il Garante, gli utenti «anche minorenni, verrebbero indotti a selezionare tutti i consensi, inclusa la profilazione a fini commerciali, credendo di trovarsi di fronte a una scelta obbligata».

Infine, le istruttorie riguardano ciò che l’Authority definisce «inadeguatezza delle informative rese in materia di diritti contrattuali del giocatore» tra cui la facoltà, da parte dell’azienda, di bloccare unilateralmente l'account di gioco, senza fornire adeguate motivazioni e assistenza e senza riconoscere la possibilità di un contraddittorio, con l'inevitabile conseguenza di far perdere i costi sostenuti per assicurarsi i contenuti digitali, spesa, a volte, anche molto ingente.