Dai risultati economici del primo bilancio consolidato al progetto di intelligenza artificiale Colnissar, passando per il piano di sviluppo internazionale tra Europa, Africa e Asia: l'amministratore delegato illustra strategie, obiettivi e prospettive del Gruppo
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Il primo bilancio consolidato oltre le attese, una raccolta di capitali da quasi 600 milioni di euro, un piano industriale che guarda all'Europa, all'Africa e all'Asia, e un modello di sviluppo che punta a coniugare innovazione tecnologica, sostenibilità e centralità della persona. Harmonic Innovation Group si prepara a una nuova fase di crescita, forte di risultati economici significativi e di una strategia che ambisce a fare dell'Italia uno dei protagonisti dell'innovazione internazionale. Ne parliamo con l'ingegner Spampinato, che ripercorre i traguardi raggiunti, illustra il progetto di intelligenza artificiale COLNISSAR e traccia la rotta verso il 2030.
Ingegnere Spampinato, il primo bilancio consolidato supera le attese e arriva dopo una raccolta di capitali da quasi 600 milioni di euro. Qual è il significato di questi risultati e quale messaggio inviano al mercato e agli investitori?
«È vero. Il 2025 è stato, per molti versi, oltre ogni nostra attesa, sebbene l'ambizione di fare molto e bene sia sempre stata alta in tutti noi. Oltre all'operazione straordinaria di raccolta di capitali da 592,5 milioni di euro, concretizzatasi a fine anno con lead investor Rubicon International e IMCI+ International, anche il bilancio dell'intero esercizio racconta un passaggio importante: 60 milioni di euro di valore della produzione, un attivo patrimoniale di circa 168 milioni di euro, un patrimonio netto consolidato di 85 milioni, 9,5 milioni di EBITDA e un utile netto positivo nel primo esercizio consolidato del Gruppo.
Sono numeri che confermano la solidità del modello industriale di HIG, come dimostra anche il valore aggregato della produzione delle 79 Tech Factories di Harmonic Innovation Group, riunite in forma consortile, pari a 420 milioni di euro, con 5.550 dipendenti complessivi e una capacità industriale che colloca la rete tra i primi dieci operatori del Paese e il Gruppo, nel suo complesso, tra i principali ecosistemi europei dell'innovazione.
Si tratta di un messaggio chiaro e inequivocabile rivolto al mercato, agli investitori e agli stakeholder industriali e istituzionali: sulle fondamenta di una visione lungimirante e coraggiosamente controcorrente, spesso inizialmente non compresa, c'è oggi un gruppo che produce risultati concreti e che ha raggiunto l'assetto necessario per compiere il prossimo salto di scala.
Subito dopo l'estate insedieremo il nuovo Consiglio di amministrazione e avvieremo il Piano di investimenti, che prevede anche un'importante campagna di acquisizioni secondo la strategia del Buy & Hold: acquisiamo imprese per farle crescere stabilmente all'interno del Gruppo, con una prospettiva di lungo periodo, esattamente l'opposto della logica del comprare per rivendere».
Harmonic Innovation Group propone un modello alternativo a quello tradizionale della Silicon Valley, fondato sull'Innovazione Armonica. In termini concreti, cosa significa fare innovazione mettendo al centro la persona e il bene comune?
«Fare innovazione mettendo al centro la persona e il bene comune significa scegliere un criterio diverso dalla massimizzazione del profitto nel breve periodo. Noi siamo impegnati a realizzare l'Innovazione Armonica, ideata dal presidente fondatore Francesco Cicione, che ormai si è affermata anche a livello internazionale, tanto che l'OCSE l'ha integrata nel proprio policy framework. L'obiettivo è sviluppare tecnologia, impresa e capitale umano all'interno di un ecosistema capace di generare impatto positivo, coesione sociale e opportunità diffuse.
Non è soltanto una dichiarazione di intenti. Siamo una Società Benefit e ogni anno affianchiamo al bilancio la Relazione d'impatto e il Report Integrato Armonico, che misurano con lo stesso rigore dei dati economici il valore sociale, culturale e ambientale prodotto per le persone e i territori.
In concreto, questo paradigma si traduce in una filiera industriale che presidia tre ambiti strettamente interconnessi: la nascita dei progetti, attraverso accelerazione, incubazione e venture capital; il go-to-market mediante Tech Factory specializzate; le piattaforme fisiche e digitali. È lo stesso approccio che stiamo esportando oltre i confini nazionali, come dimostra il programma HERO in Africa.
Essere efficienti non basta: occorre essere utili, inclusivi e responsabili nei confronti delle comunità in cui si opera. Governare lo sviluppo e l'adozione della tecnologia mettendo l'uomo al centro significa anche prevenire i costi sociali che l'automazione rischia di produrre, trasformando l'innovazione in un'opportunità diffusa e non in un fattore di esclusione».
Avete presentato COLNISSAR, definita la prima infrastruttura di Intelligenza Artificiale Armonica Generale. Quali sono gli elementi che la distinguono dai grandi modelli di IA oggi disponibili e quali applicazioni immaginate nel breve periodo?
«COLNISSAR si distingue perché non aggiunge l'etica all'intelligenza artificiale in un secondo momento: la incorpora nell'architettura stessa del modello, con un approccio ethical by design che si differenzia strutturalmente dall'allineamento esterno adottato dai grandi modelli generalisti. È la prima volta che questo accade.
L'intera infrastruttura è progettata secondo un'architettura innovativa che introduce elementi di forte discontinuità: codice, pesi e dati sono aperti e ispezionabili; la governance è vincolata alla missione per prevenire, già nella struttura del sistema, la concentrazione del potere cognitivo; il modello è federato e interoperabile, come alternativa alla centralizzazione; la partecipazione umana è integrata fin dalla fase di addestramento.
Lo sviluppiamo insieme ad Altilia, spin-off del CNR con oltre venticinque anni di esperienza nei campi dell'intelligenza artificiale, del machine learning e delle tecnologie semantiche.
Con COLNISSAR intendiamo dare attuazione concreta agli orientamenti che Papa Leone XIV ha indicato per l'innovazione tecnologica nella Magnifica Humanitas. L'architettura del progetto nasce in coerenza con quei principi: un'etica incorporata fin dalla progettazione, una governance alimentata dal contributo di una comunità transdisciplinare, infrastrutture diffuse concepite come bene comune e la centralità della persona, che orienta la tecnologia verso finalità più alte della sola efficienza tecnica.
Nel breve periodo immaginiamo applicazioni nei settori in cui sono fondamentali affidabilità, interpretazione complessa e supporto alle decisioni: ricerca, advisory, processi conoscitivi e agenti di intelligenza artificiale governabili. La prima destinazione è già definita: COLNISSAR sarà il sistema nervoso centrale dell'Harmonic Innovation Ecosystem. L'obiettivo è offrire un'alternativa europea e sovrana ai modelli generalisti oggi dominanti.
Siamo inoltre soddisfatti che la nostra visione sia stata apprezzata in sede UNDP e validata a livello europeo, diventando uno dei progetti strategici del settore. Nelle prossime settimane comunicheremo un'importante novità, già ufficializzata, che farà della Calabria, del Mezzogiorno e dell'Italia una nuova frontiera dell'innovazione capace di dialogare con i maggiori player globali. Era la traiettoria che il nostro presidente fondatore aveva immaginato. A molti sembrava impossibile. Oggi è realtà».
L'espansione verso il Global South, con i progetti in Kenya, India e nell'area euro-africana, rappresenta uno dei pilastri del vostro piano industriale. Perché avete scelto questa strategia e quali opportunità può offrire anche alle imprese italiane?
«Guardiamo al Global South secondo la visione dell'Innovazione Armonica perché è lì che si gioca una parte decisiva del futuro: demografia, innovazione, infrastrutture e sviluppo sostenibile. In Africa e in Asia vediamo mercati, talenti e bisogni concreti con cui costruire partnership durature, non relazioni episodiche.
È quello che stiamo già facendo. In Kenya, con il programma HERO, presentato al Nairobi AI Forum in occasione del lancio dell'AI Hub per lo Sviluppo Sostenibile dell'UNDP, prevediamo l'apertura dello Spoke di Nairobi, partnership con gli hub locali, programmi di formazione per migliaia di imprenditori africani, con particolare attenzione all'imprenditoria femminile, percorsi di accelerazione e lo sviluppo dell'Harmonic Africa Fund insieme a Primo Capital.
In India abbiamo partecipato al South-South Dialogue dell'India AI Impact Summit di Nuova Delhi, mentre a Roma, in occasione della visita del presidente keniota William Ruto, abbiamo organizzato l'iniziativa Growing Together Through Partnership, con il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e del Governo del Kenya, durante la quale è stata annunciata la call for startup al GITEX di Nairobi.
Per le imprese italiane tutto questo significa accesso a nuovi mercati, co-sviluppo tecnologico, nuove filiere industriali e l'opportunità di rafforzare il ruolo dell'Italia come ponte naturale tra il Mediterraneo, l'Europa e il Sud globale».
Guardando ai prossimi cinque anni, qual è l'obiettivo più ambizioso che Harmonic Innovation Group si pone? Dove immagina il Gruppo nel 2030 e quale contributo potrà dare alla crescita dell'ecosistema dell'innovazione italiano ed europeo?
«L'obiettivo più ambizioso è consolidare HIG come principale piattaforma europea e mediterranea dell'Innovazione Armonica e come riferimento globale, sia fisico sia digitale, nella promozione di una visione etica e umanistica delle grandi transizioni.
Il Piano industriale 2026-2030, sostenuto da un'importante raccolta di capitali, ci consente di immaginare entro il 2030 un gruppo molto più grande, con una rete internazionale di hub, spoke, laboratori, startup e partner industriali, con COLNISSAR quale infrastruttura intelligente dell'ecosistema e con l'ambizione di diventare il principale integratore di ecosistemi dell'innovazione a livello internazionale.
Ma la crescita dimensionale è soltanto uno strumento. Il vero obiettivo è contribuire a un modello di innovazione più umano, più competitivo e più radicato nei territori. Se riusciremo a farlo, avremo dato un contributo concreto alla costruzione di un futuro migliore per i nostri figli e per le generazioni che verranno».

