Il governatore di Bankitalia teme nuovi rincari e spinge sugli investimenti. Confronto con Mef e Abi alla 26ª Assemblea dell’associazione dei bancari
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La 26ª Assemblea dell'ABI non è stata solo l'occasione per la rielezione per acclamazione di Antonio Patuelli alla guida dei banchieri italiani, ma si è trasformata in un vero e proprio "Stato Generale" della finanza nazionale. In un clima descritto come insolitamente disteso tra via Nazionale, Palazzo Altieri e il ministero dell’Economia, i tre protagonisti della giornata - Antonio Patuelli (Abi), Fabio Panetta (Banca d’Italia) e Giancarlo Giorgetti (Mef) - hanno delineato una rotta comune pur partendo da prospettive differenti: la difesa del settore, la vigilanza sulla stabilità e il nuovo ruolo dello Stato nell'economia.
Le principali sfide per il settore bancario
Il settore bancario italiano si presenta oggi con una solidità che il Governatore Panetta non ha esitato a definire «robusta», evidenziata da una redditività elevata e una patrimonializzazione più che adeguata. Un dato su tutti certifica questo percorso: l’incidenza dei crediti deteriorati (Npl) è crollata dall’8% di dieci anni fa a un fisiologico 1%. Tuttavia, hanno detto Panetta, Giorgetti e Patuelli nel corso dei loro interventi, sotto questa superficie di stabilità, si muovono sfide strutturali e congiunturali profonde.
La fine della spinta del Pnrr e il vuoto normativo europeo
Patuelli ha lanciato un allarme chiaro sulla necessità di nuove iniziative UE che vadano oltre il Pnrr. Senza nuovi investimenti pubblici e privati coordinati a livello europeo, il rischio è quello di una "paralisi decisionale" dovuta ai veti incrociati degli Stati membri.
In Italia si conferma un trend: la selettività del credito. Nonostante una ripresa dei prestiti alle imprese (+6,2% a maggio), il persistere delle ostilità geopolitiche potrebbe indurre le banche a criteri di offerta molto più selettivi, rendendo più difficile l'accesso alla liquidità per le aziende meno solide. Il presidente dell’Abi ha ricordato che le banche non accordano prestiti garantiti senza valutare il merito di credito e che la riforma del 2024 ha rimesso i paletti sulle garanzie alle imprese più a rischio in base ai modelli di rating del Fondo di garanzia. «Con costi per lo Stato - ha detto Patuelli - minori di quelli inizialmente previsti». Giorgetti ha confermato che lo stock totale delle garanzie è sceso da 225 miliardi del 2023 a 140 miliardi e che il Fondo di garanzia «deve riassumere la selettività necessaria per concentrarsi su segmenti a fallimento di mercato».
C’è poi la crisi dei piccoli intermediari. Panetta ha acceso un faro sulle crisi che colpiscono gli intermediari di piccola dimensione, dove l'incidenza degli Npl è maggiore. La banca d’Italia chiede di estendere le regole Ue (come il calendar provisioning).
Il Governatore ha poi richiamato la necessità di un «governo societario robusto» e di una «etica dei comportamenti».
Sul fronte della pressione fiscale le banche lamentano una tassazione superiore a quella dovuta secondo i principi costituzionali, con l'ultimo versamento Irap maggiorato di due punti percentuali come contributo alla manovra finanziaria.
Le aggregazioni bancarie
Sulle aggregazioni bancarie Panetta è stato molto chiaro. «Possono rafforzare gli intermediari» favorendo «investimenti in tecnologia e sicurezza e migliorando i servizi» per famiglie e imprese. Ma questi effetti «non sono automatici». Il consolidamento va «giudicato dalla sua capacità di conseguire questi obiettivi preservando concorrenza, pluralismo e vicinanza alle esigenze dell’economia reale».
Panetta ha dedicato poi un ampio passaggio al finanziamento dei progetti innovativi ad alto rischio, in crescita nel settore dei servizi, indicando quale strumento il ricorso al capitale di rischio. Nel nostro Paese assicurazioni e fondi pensione in Italia investono poco in private equity (solo lo 0,5%) e in venture capital (appena lo 0,7%).
L’inflazione e il peso sulle famiglie
L'inflazione rimane il convitato di pietra che condiziona le scelte di politica monetaria e il benessere dei cittadini. Il Governatore Panetta ha delineato uno scenario preoccupante: l'inflazione oscillerà intorno al 3% fino all'inizio del 2027, ben oltre l’obiettivo Bce del 2%. Questo fenomeno, alimentato dai rincari di petrolio e gas dovuti alle tensioni in Medio Oriente, «ha già portato a un peggioramento del clima di fiducia delle famiglie». Panetta avverte che questo squilibrio spingerà la Bce a gestire un equilibrio delicatissimo tra un'economia in rallentamento e la necessità di mantenere i tassi elevati, con il rischio di nuovi rialzi dopo l'estate.
Economia sotto pressione
A livello macro economico continuano a farsi sentire «due forze di segno opposto» come i riflessi del «conflitto in Medio Oriente con i rincari energetici» e «l’avanzamento dell’intelligenza artificiale». In campo finanziario persistono, ha detto Panetta, i rischi legati a valutazioni elevate dei titoli di imprese in settori avanzati (AI e semiconduttori su tutti) con la possibilità di brusche correzioni.
Per Patuelli, l'inflazione e la conseguente politica dei tassi alti rendono urgente una riduzione della pressione fiscale sui risparmi di lungo periodo. L'idea è che, se lo Stato riducesse le aliquote fiscali sui rendimenti dei risparmiatori in proporzione alla durata dell'investimento, le famiglie otterrebbero rendimenti reali migliori, contrastando l'erosione del potere d'acquisto causata dall'inflazione e fornendo contemporaneamente capitali per la crescita.
Estendere la Zes unica
Patuelli ha anche detto che è «utile l’esperienza della Zes unica per il Mezzogiorno che offre vantaggi e semplificazioni per gli investimenti e che sarebbe utile che comprendesse anche il Centro Nord».
Nell’attuale quadro economico, per il ministro Giorgetti è necessario gestire la corsa dei prezzi al consumo - spinti dai costi energetici - senza interrompere il percorso di risanamento dei conti pubblici, agendo con flessibilità ma mantenendo la credibilità internazionale che ha permesso alle banche di emettere obbligazioni a tassi bassi, mitigando parzialmente l'impatto del costo del denaro.
Il ruolo del Governo nelle future aggregazioni bancarie
Uno dei passaggi più significativi degli interventi ascoltati nel corso dei lavori dell'assemblea dell’Abi ha riguardato il cosiddetto "risiko bancario". Il ministro ha annunciato l'addio dello Stato al ruolo di azionista diretto.
Il ruolo del Governo come azionista si è «esaurito», ha detto Giorgetti, ma non si esaurisce l'attenzione del Mef che non sarà un "asettico spettatore", ma monitorerà che le aggregazioni portino valore al Paese e non solo agli azionisti.
Il caso Monte dei Paschi
Il Tesoro, che detiene ancora il 4,86% di MPS, prevede l'uscita definitiva entro l'assemblea ABI del 2027. La partita tra Intesa Sanpaolo e Banco BPM sul futuro di Siena viene seguita con un criterio preciso: la capacità della nuova entità di sostenere la crescita economica e l'internazionalizzazione delle aziende italiane.
Il Governo sostiene le aggregazioni, ha detto ancora il ministro, solo se aiutano a investire in tecnologia, sicurezza e innovazione. Panetta ha avvertito il mondo bancario che il consolidamento deve preservare la «concorrenza, il pluralismo e la vicinanza alle esigenze dell'economia reale».
Concorrenza e capitali
La concorrenza implica il rafforzamento del sistema paese anche sul fronte bancario. Le sfide aperte implicano scelte e percorsi unitari.
C’è la necessità di mobilitare i "capitali inerti" verso investimenti produttivi. Su questo tema Mef, Bankitalia e investitori istituzionali hanno manifestato la volontà di aprire un tavolo di confronto permanente.
La sfida futura si gioca sull'euro digitale, sostenuto con forza dal Governo come infrastruttura sovrana, e sulla capacità di attrarre il risparmio delle famiglie verso il capitale di rischio (private equity e venture capital), settori dove l'Italia è ancora molto indietro rispetto ai partner europei.

