Il Gruppo iGreco conquista un importante riconoscimento: è tra le prime aziende calabresi a ottenere la certificazione della parità di genere, attestazione che valorizza il percorso intrapreso per promuovere inclusione, pari opportunità, equità retributiva e conciliazione tra vita professionale e familiare. 

Un risultato che conferma una visione d’impresa nella quale le persone rappresentano una risorsa fondamentale. Il percorso, avviato nel 2023, punta a ridurre il divario retributivo tra uomini e donne e a costruire ambienti di lavoro più equi e inclusivi.

Ma il valore di iGreco va ben oltre questo riconoscimento. Il gruppo, fondato da Tommaso Greco e oggi alla terza generazione, ha costruito in Calabria una presenza significativa in due settori strategici: sanità e agricoltura. 

Nel comparto sanitario, attraverso iGreco Ospedali Riuniti, rappresenta una realtà di riferimento per l’assistenza polispecialistica, con strutture accreditate e convenzionate con il Servizio sanitario nazionale. La missione dichiarata è contribuire a contrastare l’emigrazione sanitaria, offrendo ai calabresi servizi qualificati, professionalità e tecnologie. 

In agricoltura, il gruppo valorizza invece le risorse e le tradizioni della Calabria, dalla coltivazione dell’ulivo alla produzione di olio extravergine e vini da vitigni autoctoni. Un’attività che unisce cultura agricola, qualità produttiva e capacità di raggiungere mercati internazionali.

È proprio questa integrazione tra impresa, territorio e responsabilità sociale a caratterizzare l’esperienza iGreco. Investire nella salute significa difendere il diritto dei calabresi a curarsi nella propria regione; investire nell’agricoltura significa creare valore, lavoro e opportunità partendo dalle risorse della propria terra.

Un impegno che racconta una Calabria capace di fare impresa, innovare e guardare al futuro senza rinunciare alle proprie radici. E che trova nella valorizzazione delle persone, delle competenze e delle pari opportunità un ulteriore elemento di crescita. Abbiamo intervistato Tommaso Greco.

Il Gruppo iGreco è una delle realtà imprenditoriali più significative della Calabria e del Sud. Qual è la visione che guida la vostra crescita e quanto conta restare legati alla propria terra?

La visione che guida quotidianamente il nostro agire viene da lontano. Lo scorso 27 settembre è stato il 25° anniversario della morte di mio nonno Tommaso e mio zio ha voluto ricordarlo con queste parole:

“Siete sempre stanchi!! Questa era l’espressione di mio padre quando si rivolgeva a noi figli. Lui non lo era mai, mai un lamento, mai un cedimento davanti al da farsi. Siamo cresciuti con la convinzione che si dovesse lavorare sette giorni su sette e che la giornata iniziasse al buio e finisse con il buio. Questa è stata la vita che abbiamo vissuto con i miei fratelli. Alle 4 di mattina c’era mia mamma pronta con il caffè e mio padre già vestito ed immerso nei suoi tanti pensieri e tanti problemi. Ma mai un cedimento, mai un arretramento davanti alla vita che ha sempre affrontato con lealtà, coraggio e soprattutto onestà con gli altri e con se stesso.

Papà, oggi sono 25 anni che non ci sei più, ma il tuo esempio rimane vivo in ciò che facciamo e ciò che pensiamo. Umiltà, rispetto per i nostri collaboratori e per le loro famiglie e soprattutto amore per il nostro lavoro.” Ecco, credo che in queste parole ci sia l’essenza del nostro modo di fare impresa, la crescita è il frutto di un lavoro costante, insieme ai nostri collaboratori. Restare in Calabria è stata una scelta che mio papà e i miei zii hanno fatto proprio 25 anni fa.

Avete ottenuto la certificazione della parità di genere, un riconoscimento importante. Cosa significa, concretamente, mettere le persone e le pari opportunità al centro dell’impresa?

È un percorso iniziato nel 2023, con l’obiettivo non solo di ottenere la certificazione della parità di genere, ma anche per azzerare il Gender Pay Gap, ovvero il divario retributivo fra uomini e donne in tutte le aziende del Gruppo iGreco. Siamo convinti di questo progetto e vogliamo dare il nostro contributo in una regione come la Calabria, dove purtroppo il tasso di disoccupazione femminile è tra i più alti d’Italia.

Questo primo risultato attesta come la cultura e la strategia aziendale siano volte all’inclusione, all’equità remunerativa, alla tutela della genitorialità e alla conciliazione vita lavoro. Tutto questo all’interno della nostra organizzazione aziendale è un fondamentale tassello di un mosaico ben più ampio, che comprende responsabilità sociale, sostenibilità ambientale, welfare e wellbeing dei collaboratori.

Con loro abbiamo un rapporto meraviglioso, sovente sono loro a supportarci e a lottare insieme a noi perché credono nel progetto e si sentono parte integrante di esso.

⁠La sanità è uno dei vostri investimenti più importanti. E i risultati ottenuti sono molto significativi. Qual è il contributo che il Gruppo iGreco vuole dare per garantire ai calabresi cure di qualità e contrastare il fenomeno dei viaggi della speranza?

Da quando abbiamo investito in sanità ci siamo posti l’obiettivo di offrire prestazioni di altissimo livello con macchinari di ultima generazione, per consentire ai pazienti calabresi di non dover peregrinare verso le altre regioni per curarsi. Abbiamo applicato in sanità la formula che riteniamo sia stata vincente nell’agroalimentare: avvalerci dei professionisti più capaci e organizzare i processi aziendali. Negli anni sono arrivate molte soddisfazioni, come ad esempio i 3 Bollini Rosa della Fondazione Onda e del Ministero della Salute, a riprova della giusta direzione verso cui abbiamo puntato la bussola. Anche se, la gratificazione maggiore è stata quella di aver risanato le cliniche che abbiamo rilevato e che prima del nostro arrivo versavano in deficit finanziario, ma soprattutto aver salvato oltre 1000 famiglie che rischiavano di perdere il posto di lavoro e che invece ancora oggi sono nelle nostre strutture con il sorriso ad offrire cure verso chi è sofferente.

Dalla sanità all’agricoltura: due settori molto diversi, ma entrambi strategici per la Calabria. Quali sono le sfide e le opportunità che vedete per il futuro?

Direttore, dimentica l’accoglienza… Con gli hotel Ariha a Cosenza, Parthenius a Cirella di Diamante e la riapertura dello storico Hotel Executive di Rende che abbiamo ristrutturato e che fra qualche settimana sarà di nuovo pronto ad accogliere ospiti da tutto il mondo.

In ogni settore, la formula che noi applichiamo è sempre la stessa. Insieme ai nostri collaboratori lavoriamo e siamo tutti i giorni nelle strutture ad accertarci che i prodotti, i servizi o le cure offerte siano le migliori possibili. Nonostante il gruppo oggi abbia oltre 1200 collaboratori, credo che la nostra forza sia l’elasticità nella gestione che ci consente di adattarci alle dinamiche dei mercati che cambiano rapidamente. Abbiamo tanti nuovi progetti per il futuro, sia nella città di Cosenza, sia a Cariati, dove tutto è cominciato, dove c’è la nostra azienda agroalimentare e sia fuori dai confini regionali.

L’agricoltura calabrese custodisce prodotti, tradizioni e competenze straordinarie. Come si possono coniugare qualità, innovazione e competitività sui mercati nazionali e internazionali?

L’agricoltura calabrese oggi vive un momento di grande difficoltà, legato ad esempio ai costi esorbitanti del gasolio agricolo e alla remunerazione della materia prima che viene riconosciuta ai piccoli produttori. In questi giorni sono in corso delle manifestazioni pacifiche capeggiate da gruppi di agricoltori in tutta Italia, con i pescatori, trasportatori e cittadini per affermare con coraggio che la situazione è oramai insostenibile, si è vicini alla disperazione. Anche noi siamo fra quelle persone, perché pur avendo attività in altri settori, noi siamo prima di tutto ciò che siamo nati.

Mi auguro che il governo regionale e nazionale al netto delle passerelle, che certamente servono per far conoscere da Calabria i prodotti, possano senza retorica a agire realmente a sostegno degli agricoltori tutti, riconoscendo dei contributi a sostegno di chi un tempo con un pezzo di terra riusciva a portare il pane a casa e a far studiare i figli. Lo stato di agitazione è legato ad uno stato di crisi reale e dal quale non sarà facile riprendersi. I mercati nazionali e internazionali possono attendere per il momento.

Che cosa significa oggi fare impresa in Calabria? Quale messaggio vuole rivolgere ai giovani che vorrebbero costruire qui il proprio futuro, anziché andare via?

Spesso mi confronto con amici e conoscenti miei coetanei e mi rendo conto che non sia facile rimanere in Calabria soprattutto in questo clima di incertezza generale. Sono allo stesso tempo in molti a restare e a costruire qui il presente, prima che il futuro, anche molti che hanno vissuto fuori e hanno deciso di tornare. Io sono ottimista e sono convinto che sia più che fattibile rimanere in Calabria. Oggi vivere in altre regioni ha un costo importante da sostenere, quindi mi permetto solo di invitare i miei coetanei a mettere tutto sulla bilancia quando si fanno delle scelte. Ci sono tante attività che non hanno ancora trovato sviluppo in Calabria e che si possono avviare, ci sono tante aziende in crescita in diversi settori e c’è anche uno studio/battaglia che sta conducendo un mio brillante amico d’infanzia sullo smart working, inteso come leva di ritorno e “restanza” per ripopolare le aree interne e i borghi della regione.