Giovedì 30 ottobre il testo della legge di bilancio per il 2027, bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato, è salito al Quirinale e ha ottenuto l'autorizzazione a essere presentato alle Camere. Sono 157 articoli per una manovra valutata attorno ai 26 miliardi, a fronte dei 23,5 indicati a metà ottobre nel Documento programmatico di bilancio. È stata scritta in un autunno difficile. Secondo la stima preliminare diffusa dall'Istat il 30 ottobre l'inflazione del mese ha raggiunto il 5,4 per cento, con l'energia in aumento del 31,4 per cento, mentre il prodotto interno lordo del terzo trimestre è rimasto fermo e le retribuzioni contrattuali sono cresciute di appena il 2,5 per cento in un anno.

Per la Calabria le pagine da leggere con più attenzione sono quelle dedicate alla Zona economica speciale unica. È lo strumento che dal 2024 ha preso il posto delle vecchie ZES regionali, compresa quella costruita attorno al porto di Gioia Tauro, e che oggi rappresenta nei fatti l'unica politica industriale rivolta al Mezzogiorno. Dal 2026 il perimetro comprende anche Marche e Umbria, per effetto della legge 18 novembre 2025, n. 171.

Prima di entrare nei numeri serve una premessa. Quello che circola in questi giorni è un disegno di legge proposto dal governo, che il Parlamento dovrà esaminare, emendare e approvare entro il 31 dicembre, altrimenti si aprirà l'esercizio provvisorio. Per la regola dell'alternanza quest'anno si parte dalla Camera. Secondo il calendario che si può immaginare, la commissione Bilancio dovrebbe avviare l'esame il 3 novembre, le audizioni di Istat, Banca d'Italia e parti sociali sono previste dal 5 al 12 novembre e il termine per gli emendamenti è ipotizzato al 17 novembre, con una dote di circa 300 milioni per le modifiche parlamentari. Il 24 novembre arriverà anche il parere della Commissione europea sul Documento programmatico di bilancio.

È dunque alla Camera che si giocherà la partita vera. Negli ultimi anni il secondo passaggio al Senato è stato poco più di una ratifica, perché ogni modifica imporrebbe una terza lettura che i tempi di fine anno non consentono. Nelle prossime tre settimane, quindi, le cifre potranno spostarsi da un capitolo all'altro e qualche misura potrà cambiare forma o sparire, spesso attraverso il maxiemendamento con cui il governo chiude di solito l'esame in commissione.

Nemmeno il voto finale chiuderà la partita. Molte disposizioni avranno bisogno di decreti attuativi, provvedimenti dell'Agenzia delle Entrate e circolari dell'INPS prima di diventare utilizzabili. Diverse misure, inoltre, funzionano entro limiti di spesa, raggiunti i quali le domande non vengono più accolte. Chi oggi programma investimenti o assunzioni contando su queste norme deve sapere che sta lavorando su un testo provvisorio, e farebbe bene a costruire i propri piani anche su un'ipotesi in cui le misure arrivano ridotte o in ritardo.

Fatta la premessa, il primo capitolo che interessa la Calabria riguarda il credito d'imposta per gli investimenti nella ZES, disciplinato dall'articolo 16 del decreto-legge 124 del 2023. La legge di bilancio per il 2026, la n. 199 del 2025, lo aveva già prorogato fino al 2028, ma con una dotazione che si assottigliava anno dopo anno, 2,3 miliardi per il 2026, appena un miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028. L'articolo 85 del disegno di legge riscrive il comma 6 di quell'articolo e porta i due importi a 2.400 milioni per il 2027 e a 1.250 milioni per il 2028. In tutto sono 1,9 miliardi in più in due anni, che lo stesso articolo sottopone fin d'ora alle verifiche di efficacia della spesa previste dal Piano strutturale di bilancio.

La correzione era necessaria, visto che con un solo miliardo il credito del 2027 sarebbe stato poco più di un segnale. Basta guardare quello che è accaduto con gli investimenti del 2025. Le imprese del Mezzogiorno hanno chiesto molto più dei 2,2 miliardi messi a disposizione, e l'Agenzia delle Entrate, con il provvedimento del 12 dicembre 2025, ha riconosciuto il beneficio solo nella misura del 60,38 per cento dell'importo richiesto. Il calcolo è semplice, se un tetto di 2,2 miliardi copre il 60 per cento delle domande, le richieste complessive si sono avvicinate ai 3,6 miliardi. La legge di bilancio per il 2026 è poi intervenuta con un contributo aggiuntivo del 14,62 per cento, portando il totale al 75 per cento, ma escludendo chi aveva usato il credito Transizione 5.0 anche per un solo investimento. Nel 2024, quando le richieste erano ancora contenute, la percentuale era stata piena.

In Calabria la crescita della domanda è evidente. Nel 2024 le imprese calabresi hanno inviato 670 comunicazioni, per un credito richiesto di circa 241 milioni, il 9,4 per cento del totale nazionale secondo l'elaborazione SVIMEZ sui dati dell'Agenzia delle Entrate. Nel 2025 le istanze hanno superato quota mille, con 536 milioni di investimenti e 287,7 milioni di credito richiesto. Ne sono stati riconosciuti 173,7 milioni, ai quali si sono aggiunti 42,1 milioni di credito integrativo, come riporta il Check-up Mezzogiorno di Confindustria e SRM. In un anno, quindi, il numero delle istanze è cresciuto di circa la metà, mentre circa un quarto del credito chiesto dalle imprese calabresi è rimasto sulla carta. Nel complesso, secondo i dati illustrati a ottobre dal sottosegretario per il Sud Luigi Sbarra, le domande calabresi di credito d'imposta presentate finora sono circa 1.700, per oltre un miliardo di investimenti.

Qui sta il nodo che la manovra non scioglie. Il credito ZES non è un diritto pieno ma una quota di un fondo chiuso. L'impresa comunica in primavera quanto intende investire, realizza l'investimento, conferma a consuntivo e solo a fine anno scopre quale percentuale le spetta davvero. Con 2,4 miliardi per il 2027, a fronte di una domanda che nel 2025 ha sfiorato i 3,6 miliardi, è probabile che il riparto proporzionale si ripeta. Per gli investimenti del 2026, poi, il disegno di legge non aggiunge nulla ai 2,3 miliardi già previsti, e la percentuale effettiva si conoscerà soltanto nel 2027, dopo la comunicazione integrativa.

Il secondo capitolo riguarda il lavoro. L'articolo 42 del disegno di legge sposta dal 31 dicembre 2026 al 31 dicembre 2027 il termine dei tre esoneri introdotti dal decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, e ne aumenta le risorse. Sono sgravi del 100 per cento dei contributi a carico del datore per le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori svantaggiati, per una durata fino a 24 mesi, più breve per alcune categorie. Per le donne il limite è di 650 euro al mese, che diventano 800 per le assunzioni nelle regioni della ZES unica. Per i giovani sotto i 35 anni il limite è di 500 euro, che salgono a 650 se la sede di lavoro è nella ZES, Calabria compresa. Il terzo esonero, riservato alla ZES, vale 650 euro al mese per due anni per i datori fino a dieci dipendenti che assumono un over 35 disoccupato da almeno 24 mesi. Lo stesso articolo estende al 2027 lo sgravio fino a 500 euro al mese per chi trasforma a tempo indeterminato il contratto a termine di un under 35, con un limite di spesa oltre il quale l'INPS non accoglie più le domande.

A questi sgravi l'articolo 43 somma, per il solo periodo d'imposta 2027, una deduzione maggiorata del costo del lavoro per le nuove assunzioni, pari al 180 per cento per le lavoratrici madri e al 140 per cento per i giovani sotto i 36 anni. Secondo la relazione tecnica il bonus giovani potrebbe favorire circa 41.900 assunzioni e quello per le donne interessare 32.100 lavoratrici, mentre la misura per gli over 35 nella ZES dovrebbe riguardare circa 8.000 persone. Sono stime nazionali, e la quota calabrese dipenderà dalla capacità delle imprese locali di crescere.

Il differenziale di 150 euro al mese a favore della ZES è un aiuto reale, ma non cambia da solo la scelta di assumere. In Calabria il costo del lavoro conta meno della domanda, delle dimensioni ridotte delle imprese e dell'accesso al credito. Il mercato del lavoro regionale ha comunque dato segnali incoraggianti, con 559 mila occupati nel 2025 e una crescita di 16 mila unità, pari al 2,9 per cento, tra le migliori del Mezzogiorno. Gli sgravi possono consolidare questa tendenza, a patto di arrivare in tempo e con regole stabili.

C'è poi una voce che non riguarda la ZES ma pesa sulle stesse imprese. L'articolo 35 del disegno di legge raddoppia la ritenuta d'acconto sui pagamenti tra imprese prevista dall'articolo 38 del testo unico dei versamenti e della riscossione, portandola dallo 0,5 all'1 per cento nel 2028 e dall'1 al 2 per cento dal 2029. Secondo la relazione tecnica, ripresa dal Centro studi Unimpresa, la misura vale 734,5 milioni di maggiori entrate nel 2028 e 1,469 miliardi l'anno dal 2029. Non sono nuove imposte ma anticipi di gettito, e tuttavia sottraggono liquidità alle aziende. In una regione in cui prevalgono le microimprese e il credito bancario è scarso e costoso, la cassa vale quanto l'agevolazione. Il rischio è che lo Stato restituisca con il credito d'imposta una parte di quello che toglie con le ritenute.

C'è infine il limite più calabrese di tutti. La ZES non è soltanto un credito d'imposta, è anche l'autorizzazione unica, cioè la semplificazione che dovrebbe rendere veloce l'insediamento di un nuovo impianto. Su questo fronte la Calabria resta indietro. Secondo i dati presentati dal sottosegretario Sbarra a Reggio Calabria all'inizio di ottobre, le autorizzazioni uniche rilasciate in Calabria sono 77, per 669,5 milioni di investimenti e circa 3.200 ricadute occupazionali stimate. Nell'intero Mezzogiorno, al 15 settembre 2026, le autorizzazioni erano 1.529 per 9,8 miliardi. La Calabria pesa dunque per circa il 5 per cento dei progetti autorizzati e per meno del 7 per cento degli investimenti, mentre sul credito d'imposta raccoglieva oltre il 9 per cento delle richieste. Le imprese calabresi, in altre parole, usano lo sconto fiscale ma ricorrono poco alla corsia veloce dei nuovi insediamenti. A questo si aggiunge la soglia minima di 200 mila euro per accedere al credito, che lascia fuori gran parte delle microimprese, cioè la struttura portante dell'economia regionale.

Il giudizio sulla manovra, per la parte che riguarda la ZES, è quindi positivo nella direzione ma prudente nella sostanza. Le risorse in più evitano che il credito del 2027 si riduca a poca cosa e gli sgravi confermano un'attenzione al lavoro dei giovani e delle donne del Sud. Restano però tre debolezze. Il testo non è ancora legge e potrà cambiare. Il tetto di spesa con riparto finale continua a scaricare sulle imprese un'incertezza che pesa quanto l'aliquota, e finisce per favorire chi ha i margini per sopportarla, cioè le aziende più grandi e patrimonializzate, che in Calabria sono poche. La Calabria, infine, usa ancora poco la parte della ZES che non costa nulla allo Stato, la semplificazione.

Servirebbe uno stanziamento pluriennale certo, con una percentuale nota prima di investire e non dopo, e una soglia di accesso più bassa per le imprese più piccole. Nel frattempo, a chi investe e al commercialista che lo assiste conviene un consiglio di prudenza. Fino all'approvazione definitiva e ai provvedimenti attuativi è bene impostare i piani d'investimento su una percentuale di credito realistica, quella sperimentata nel 2025, e non sull'aliquota piena scritta sulla carta.

*Dottore commercialista e giornalista pubblicista