Pos e scontrini, si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento che attiva lo scudo del 5% sulle transazioni effettuati tramite i dispositivi digitali di pagamento.

Il rispetto di questa soglia di tolleranza si applicherà nei casi di discordanza tra i dati dei corrispettivi registrati e i pagamenti elettronici accettati.

La novità è stata introdotta con il decreto legislativo sulla riforma fiscale approvato il 4 agosto scorso dal Consiglio dei ministri.

Questa misura mira a proteggere i commercianti da sanzioni amministrative causate da lievi disallineamenti tecnici o errori involontari.

L'integrazione obbligatoria tra sistemi di pagamento elettronico e registratori di cassa ha già prodotto un significativo incremento della base imponibile, migliorando la trasparenza fiscale a livello nazionale.

Più pagamenti, meno evasione

I dati ufficiali evidenziano come la digitalizzazione dei pagamenti stia contrastando efficacemente l'evasione, generando miliardi di euro in più per le casse dello Stato: 5,3 miliardi nei primi sei mesi dell’anno.

L’obbligo di abbinamento tra i sistemi di pagamento elettronico (Pos) e i registratori telematici è scattato a gennaio 2026. Ed è diventato pienamente operativo a marzo. Sebbene la tecnologia sia un pilastro fondamentale per la trasparenza, la sua applicazione rigida ha sollevato preoccupazioni tra le associazioni di categoria.

Le commissioni parlamentari di Camera e Senato hanno raccolto diverse segnalazioni riguardanti i cosiddetti "disallineamenti involontari".

Si tratta di discrepanze minime che possono verificarsi in contesti operativi frenetici. Un esempio classico è quello dei bar durante le ore di punta. La velocità delle transazioni può portare a meri errori materiali nella memorizzazione dei dati. Un altro scenario critico riguarda i pagamenti disgiunti. Si pensi a un pranzo di gruppo in cui, a fronte di un unico scontrino, i commensali decidano di pagare quote diverse con modalità miste.

In questi casi, la realtà operativa si scontrava con una normativa che non prevedeva margini di errore. Rischiando così di penalizzare l’esercente per sviste che si potrebbero definire trascurabili ma i cui effetti fiscali sarebbero pesanti.

La soglia del 5% nasce quindi per proteggere queste casistiche, stabilendo che le sanzioni non scattino se la discrepanza tra le operazioni memorizzate ai fini della trasmissione dei corrispettivi e i pagamenti elettronici accettati rimane entro tale limite.

Il doppio scudo dalle sanzioni

La normativa agisce su due livelli. Il primo è quello delle sanzioni amministrative. In via ordinaria la sanzione per violazioni nella trasmissione dei corrispettivi è di 100 euro per ciascuna trasmissione, con un tetto massimo di 1.000 euro per ogni trimestre. Grazie alla nuova norma, se lo scostamento è inferiore al 5%, questa sanzione pecuniaria non viene applicata. Il secondo è la sanzione accessoria. Ed è l’aspetto più temuto dagli operatori economici perché apre la via alla sospensione dell'attività. Le norme vigenti prevedono che, qualora vengano contestate quattro diverse violazioni dell'obbligo di emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale in giorni diversi nell'arco di un quinquennio, scatti la sospensione della licenza o dell'autorizzazione all'esercizio.

Il periodo di sospensione varia da tre giorni a un mese. Se l'importo totale dei corrispettivi contestati supera i 50.000 euro, la sospensione può estendersi da uno a sei mesi.

Il "paracadute" del 5% copre anche questa casistica: gli scostamenti lievi non concorrono al conteggio delle violazioni necessarie per far scattare la sospensione dell'attività, salvaguardando la continuità operativa dei piccoli esercizi.

Trasparenza e digitalizzazione

I dati dimostrano che il collegamento obbligatorio tra Pos e registratori telematici sta producendo risultati straordinari in termini di emersione del nero. Secondo quanto dichiarato da Sandra Savino, sottosegretaria all'Economia e alle Finanze, il sistema è un «efficace strumento per rafforzare la trasparenza».

I numeri relativi al primo semestre del 2026 parlano chiaro: 9,1 miliardi di euro di maggiore base imponibile stimata, 160 milioni di euro di corrispettivi in più rispetto allo stesso periodo del 2025 e 1,6 milioni di dispositivi telematici già collegati agli strumenti di pagamento elettronico.

Incassati 5,3 miliardi in più

A metà maggio, l'Agenzia delle Entrate ha registrato l'emersione di 5,3 miliardi di euro aggiuntivi, derivanti da ben 115 milioni di scontrini in più rispetto al passato.

Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, ha definito i risultati «significativi» citando un incremento di 10 milioni di scontrini solo nel mese di maggio rispetto all'anno precedente. Leo ha inoltre ricordato l'impegno complessivo del governo nel contrasto all'evasione, rivendicando il recupero di ben 101 miliardi di euro dal 2023 ad oggi, grazie anche al lavoro sinergico tra Sogei e le Agenzie fiscali.

Come evidenziato dalla sottosegretaria Savino, l'obiettivo è rendere il meccanismo «equilibrato e sostenibile», evitando che errori materiali si trasformino in sanzioni automatiche e sproporzionate per i piccoli commercianti.

Mentre il Fisco incassa cifre record grazie alla tracciabilità dei pagamenti, lo Stato riconosce la possibilità dell'errore umano, tutelando chi lavora con onestà in settori ad alta intensità operativa. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale a fine mese, questo nuovo equilibrio diventerà realtà, consolidando un percorso di modernizzazione che non dimentica le esigenze del tessuto produttivo italiano.