L’allarme di ActionAid: nella regione l’incidenza della povertà alimentare sale al 35,7%, dal 31,7% del 2023. In Italia oltre 6,4 milioni di persone sono in difficoltà e 430mila minori subiscono rinunce a tavola e nella socialità
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La Calabria è la regione italiana più colpita dalla povertà alimentare. Nel 2024 l’incidenza del fenomeno ha raggiunto il 35,7%, in aumento rispetto al 31,7% registrato l’anno precedente. Un dato che colloca la regione in cima alla graduatoria nazionale e restituisce la dimensione delle difficoltà economiche che attraversano una parte consistente della popolazione, costretta a fare i conti con il costo del cibo e con le spese quotidiane.
A delineare il quadro è una nuova analisi di ActionAid sulla povertà alimentare in Italia, diffusa il 15 ottobre. Secondo lo studio, nell’ultimo anno per il quale sono disponibili dati, oltre 6,4 milioni di persone nel Paese si trovavano in una condizione di povertà alimentare, pari al 12,7% della popolazione. La percentuale è cresciuta rispetto all’11,8% del 2023, confermando un peggioramento che non riguarda più soltanto le fasce tradizionalmente più vulnerabili.
Calabria, la povertà alimentare raggiunge il 35,7%
Il dato calabrese è particolarmente preoccupante: la quota regionale è più che doppia rispetto alla media nazionale e continua a crescere. Dal 31,7% del 2023 si è passati al 35,7% del 2024, segnale di una pressione economica che rende sempre più difficile per numerose famiglie sostenere una spesa alimentare adeguata.
Il Mezzogiorno, insieme alle Isole, resta l’area geografica maggiormente esposta, con un’incidenza complessiva del 17,4%. La Calabria si distingue però anche all’interno di questo quadro, registrando il valore regionale più elevato. L’emergenza, intanto, si estende anche ad altre zone del Paese: nel Nord Italia la quota di persone in difficoltà è passata dal 7,6% del 2023 all’11,2% del 2024, con circa 884mila persone in più coinvolte.
In Lombardia l’incidenza è salita dall’8,3% al 14,5%, raggiungendo circa 1,25 milioni di persone, mentre in Veneto è passata dal 9,5% al 13,5%. Una diffusione più ampia della vulnerabilità economica che non cancella il divario territoriale e la particolare gravità della situazione nel Mezzogiorno.
430mila bambini costretti a rinunce sul cibo e nella socialità
Tra gli aspetti più allarmanti dell’analisi c’è la condizione dei minori. Nel 2024, circa 430mila bambini e ragazzi sotto i 16 anni, pari al 5,6% del totale, vivevano in famiglie costrette a rinunce legate all’alimentazione o alla socialità per ragioni economiche. Nel 2021 erano circa 419mila, il 5,3%.
Le difficoltà possono tradursi nell’impossibilità di mangiare ogni giorno frutta e verdura o di consumare un pasto proteico, a base di carne, pesce o equivalenti vegetali. Ma la privazione non si ferma alla tavola: alcune famiglie non possono permettersi di invitare occasionalmente gli amici dei figli a casa per giocare o condividere qualcosa da mangiare.
La situazione è peggiorata soprattutto tra i bambini dai 6 agli 11 anni. In questa fascia d’età, la quota di chi sperimenta difficoltà nell’accesso al cibo e nelle occasioni di socialità è passata dal 3,8% del 2021 al 6,8% del 2024. Si tratta di circa 220mila bambini, quasi 90mila in più in tre anni.
Il peso dell’affitto e delle spese familiari
Tra i fattori che incidono maggiormente sulla possibilità di acquistare alimenti adeguati c’è il costo dell’abitazione. Quando una parte consistente del reddito viene assorbita dall’affitto e dalle altre spese essenziali, il bilancio familiare si restringe e il cibo può diventare una delle voci su cui intervenire, riducendo la quantità o la qualità degli alimenti oppure ricorrendo agli aiuti.
I dati raccolti da ActionAid mostrano una differenza significativa: le difficoltà alimentari o sociali riguardano il 3,6% dei minori che vivono in una casa di proprietà senza mutuo, mentre la quota sale al 12% tra quelli che vivono in affitto, sia sul mercato libero sia in alloggi a canone agevolato.
Le conseguenze della fragilità economica possono estendersi anche ad altre dimensioni della crescita, dalla possibilità di acquistare vestiti nuovi a quella di partecipare a gite, attività ricreative e iniziative extrascolastiche. Rinunce che rischiano di incidere non soltanto sul benessere materiale, ma anche sulle opportunità di socializzazione e sviluppo dei più giovani.
Povertà alimentare anche tra chi lavora
L’analisi evidenzia inoltre come il fenomeno stia coinvolgendo una platea sempre più ampia. La quota di persone in povertà alimentare cresce anche tra gli occupati, passando dall’8,7% al 10,5%. La difficoltà di arrivare a fine mese, quindi, non riguarda esclusivamente chi è senza lavoro o chi viene già classificato nelle fasce a rischio di povertà.
Tra le persone a rischio di povertà, la deprivazione alimentare interessa il 27,3% dei giovani tra i 25 e i 34 anni. Un dato che mette in evidenza le difficoltà di una generazione chiamata a conquistare l’autonomia economica, trovare un’occupazione stabile e sostenere i costi di una casa. Anche tra gli anziani, tuttavia, il problema resta rilevante: nella fascia tra i 65 e i 74 anni l’incidenza raggiunge il 27,2%.
Il quadro nazionale restituisce così una condizione di impoverimento che attraversa diverse fasce della popolazione e che, in Calabria, assume proporzioni particolarmente gravi. Il dato regionale del 35,7% evidenzia la necessità di affrontare non soltanto le emergenze immediate, ma anche le condizioni economiche e sociali che rendono difficile garantire un’alimentazione adeguata.
ActionAid: servono interventi strutturali
«Il paradosso è evidente: mentre l'Italia si interroga sul calo delle nascite, crescere dei figli e diventare adulti è sempre più difficile. Le rinunce cominciano dal cibo e dalla possibilità di invitare un amico a casa, continuano negli anni dello studio e arrivano alla ricerca di un lavoro e di un'abitazione che permettano di costruire una vita autonoma. Non si tratta di contrapporre giovani e anziani, ma di riconoscere che la stabilità per le nuove generazioni arriva sempre più tardi e a un costo sempre più alto», commenta Roberto Sensi, responsabile del programma povertà alimentare per ActionAid Italia.
Per l’organizzazione, l’aumento dei prezzi di cibo, casa ed energia sta allargando l’area della vulnerabilità, coinvolgendo anche persone che fino a poco tempo fa non rientravano tra quelle maggiormente esposte al rischio di povertà.
«Questo non significa che le fasce più fragili siano meno esposte, ma che l'aumento dei prezzi di cibo, casa ed energia sta allargando l'area della vulnerabilità. Questi dati interrogano l'adeguatezza degli attuali approcci di contrasto. Bisogna affiancare all'aiuto alimentare risposte più strutturali in grado di contrastare efficacemente il fenomeno e promuovere il diritto ad una alimentazione adeguata», conclude Sensi.
Per la Calabria, dove la povertà alimentare interessa oltre un terzo della popolazione secondo l’indicatore utilizzato dall’analisi, i numeri rappresentano un segnale particolarmente forte. Il contrasto all’emergenza passa dalla capacità di sostenere le famiglie in difficoltà e di intervenire sulle cause che rendono sempre più complicato garantire a tutti, a partire dai bambini, un’alimentazione adeguata.

