RAPPORTO UNIONCAMERE: L’ECONOMIA CALABRESE IN CADUTA LIBERA. TRE FAMIGLIE SU DIECI SONO POVERE

Allarmanti i dati emersi nel corso del Forum sull’Economia. Nell’ultimo quadriennio la crisi ha bruciato 60mila posti di lavoro e polverizzato oltre 3500 imprese

14 luglio 2014
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LAMEZIA TERME - Pil in caduta libera, reddito medio pro-capite tra i più bassi d’Italia, famiglie sempre più povere, occupazione ai minimi storici. E’ l’impietoso e drammatico quadro che emerge dal rapporto stilato da Unioncamere Calabria nell’ambito del Forum dell’Economia calabrese. Nell’ultimo quadriennio quello che va dal 2009 al 2013 è aumentato ulteriormente il divario tra Nord e Sud e notevolmente quello tra il Nord e la Calabria, ormai stabilmente tra le regioni più povere d’Europa.

 


Famiglie sempre più povere. A risentire gli effetti di una crisi strisciante ed infinita sono state soprattutto le famiglie il cui reddito nel giro di quattro anni si è ridotto di oltre 300mila euro con un valore medio di 107 euro in meno a disposizione dei singoli nuclei. Il dato più preoccupante è però un altro: nella nostra regione quasi tre famiglie su dieci vivono sotto la soglia della povertà. Se nel 2009 erano il 26,9% oggi siamo ormai vicinissimi al 30%.

 

Aumentano i disoccupati. Continua ad aumentare anche il tasso di disoccupazione che ha raggiunto il 22,2%, quella giovanile ha invece toccato il 56%. Come dire più della metà dei giovani calabresi è a spasso, senza un lavoro e senza un futuro. Secondo lo studio di Unioncamere solo nell’ultimo biennio si sono persi 40mila posti di lavoro e nel quinquennio 2008-2013 la crisi ha polverizzato oltre 3500 imprese. Edilizia e commercio i settori rasi praticamente al suolo dalla crisi. In questi comparti le flessioni hanno raggiunto la doppia cifra.

 

Recessione galoppante. Colpa di una recessione dilagante e di un Pil sempre più in caduta libera che nel 2013 ha fatto registrare un arretramento di 1,2 punti percentuali. Il grigio è il colore predominante anche per il futuro. Gli unici segnali di speranza arrivano dall’agroalimentare e dalle cosiddette blue e green economy. Troppo poco per agganciare il treno della crescita ed uscire fuori dal tunnel della crisi nel breve periodo.

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