Il caro carburante che divora i guadagni, i costi di produzione sempre più elevati e i prezzi di vendita che non riescono neppure a coprire le spese. L'agricoltura calabrese torna a mobilitarsi e lancia un grido d'allarme sul futuro di centinaia di aziende, sempre più schiacciate da una crisi che rischia di mettere definitivamente in ginocchio uno dei settori fondamentali dell'economia regionale.

Questa mattina, allo svincolo autostradale di Falerna, gli esponenti del Movimento Territorio e Agricoltura hanno incontrato i sindaci del comprensorio per rappresentare le difficoltà degli operatori del settore. Un primo momento di confronto con le istituzioni locali, in attesa dell'arrivo, previsto nel pomeriggio, dei rappresentanti regionali ai quali gli agricoltori intendono sottoporre richieste precise.

Al centro della protesta non c'è soltanto l'emergenza legata all'aumento del prezzo del gasolio agricolo, ma una crisi più profonda che coinvolge l'intera filiera produttiva, dalla coltivazione fino alla commercializzazione dei prodotti.

A Falerna gli agricoltori sono tornati in presidio dopo qualche settimana di pausa rispetto alle proteste per il caro carburante. E le manifestazioni potrebbero riprendere a livello regionale.

«Gli aiuti non bastano, le aziende stanno fallendo»

A suscitare particolare preoccupazione è la distribuzione delle risorse economiche annunciate per sostenere il comparto. Gli agricoltori contestano soprattutto l'effettiva ricaduta degli stanziamenti nazionali sulle imprese calabresi.

A spiegare le ragioni del malcontento è Matteo Talarico, responsabile regionale del Movimento Territorio e Agricoltura (Mta): «Per quanto riguarda i fondi stanziati dal Governo, i 60 milioni che si aggiungono ai 10 della Regione Calabria, non siamo pienamente soddisfatti, in quanto soltanto 3,6 milioni saranno destinati alla nostra regione».

Una cifra ritenuta assolutamente insufficiente rispetto alle perdite accumulate dalle aziende. Talarico sottolinea: «Basteranno per pochi giorni, saranno un piccolo sollievo. Ci saranno aziende che prenderanno meno di 100 euro e soltanto quelle più grandi riceveranno qualche migliaio di euro. Il sussidio serve a ben poco, non riesce a colmare le perdite che abbiamo e che continuiamo ad avere».

La richiesta è quella di superare la logica dei contributi occasionali, puntando su provvedimenti capaci di incidere realmente sui costi sostenuti dalle imprese.

A esprimere la preoccupazione per il futuro del comparto sono anche gli agricoltori presenti alla mobilitazione: «Noi abbiamo le aziende che stanno fallendo, stiamo chiudendo e ancora continuano a fare bonus, dando degli spiccioli e non dei veri e propri tagli che ci aiutino ad andare avanti e a permetterci di lavorare. Altrimenti siamo tutti costretti a chiudere».

La richiesta alla Regione: «I fondi siano gestiti sul territorio»

Il movimento guarda anche alle risorse annunciate dal ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida e chiede che una parte degli stanziamenti venga destinata direttamente alle Regioni, consentendo interventi calibrati sulle specifiche esigenze dei territori.

«Quello che chiediamo è che i fondi vengano regionalizzati, ovvero destinati alla Regione Calabria, che poi deciderà come utilizzarli al meglio. Siamo sicuri che le persone competenti presenti nelle istituzioni regionali sapranno impiegarli nel migliore dei modi», è la richiesta avanzata da Matteo Talarico.

Una posizione che accompagna la richiesta di un maggiore coinvolgimento della Regione anche nei confronti del Governo centrale, affinché le difficoltà degli agricoltori calabresi trovino spazio nelle decisioni nazionali.

Il documento: quattro richieste per salvare il comparto

Le rivendicazioni sono state messe nero su bianco in un documento indirizzato al presidente della Giunta regionale, all'assessore all'Agricoltura, ai consiglieri regionali e a tutti i sindaci calabresi.

Quattro i punti fondamentali: un'azione politica della Regione presso il Governo per ottenere misure strutturali e crediti d'imposta; controlli più rigorosi contro le pratiche commerciali sleali; l'istituzione di un tavolo permanente con la grande distribuzione organizzata; contributi straordinari per contenere i costi di fertilizzanti, sementi, energia e irrigazione.

Particolarmente dura la denuncia sul funzionamento della filiera commerciale. Secondo il movimento, mentre i prezzi riconosciuti agli agricoltori vengono sistematicamente compressi, quelli praticati ai consumatori continuano ad aumentare.

Una situazione che, sostengono i manifestanti, impoverisce le aziende agricole e penalizza contemporaneamente le famiglie, concentrando i margini di guadagno nei passaggi intermedi della distribuzione.

L'appello ai consumatori: «Comprate Made in Calabria»

La mobilitazione si rivolge infine anche ai cittadini, chiamati a sostenere concretamente le produzioni del territorio.

«Chiedo alla cittadinanza di comprare Made in Italy, Made in Calabria, perché qui avete il prodotto e la genuinità di qualcosa che arriva veramente dalla natura», è l'appello lanciato da uno degli agricoltori presenti al presidio.

La posta in gioco, per il Movimento Territorio e Agricoltura, va ben oltre la sopravvivenza delle singole imprese. Difendere il settore primario significa tutelare l'occupazione, la sicurezza alimentare, la gestione del territorio e l'identità produttiva della Calabria.

Da Falerna arriva dunque una richiesta precisa alla politica: trasformare gli annunci e gli stanziamenti in interventi capaci di garantire un futuro a chi continua a lavorare la terra. Il confronto atteso con le istituzioni regionali rappresenta il prossimo passaggio di una vertenza che gli agricoltori considerano ormai non più rinviabile.