Nereo Salerno racconta gli effetti dei blocchi sull’azienda di San Marco Argentano: materie prime che non arrivano, consegne ferme e clienti esteri bloccati. «Lavoriamo sulle rimanenze ma venerdì fermerò le linee. La protesta è necessaria, ma così stiamo mettendo in ginocchio un’economia già fragile»
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«Da un lato c’è la mia anima da trasportatore, che mi dice che bisogna andare avanti perché questa protesta è necessaria. Dall’altro c’è quella dell’industriale, e so bene quanto sia fragile la nostra economia». Per Nereo Salerno il problema è tutto qui: le ragioni degli autotrasportatori sono condivisibili, ma i blocchi che da giorni paralizzano la Calabria stanno cominciando a produrre conseguenze che difficilmente si recupereranno in poco tempo.
Salerno è alla guida di Cadis, azienda con sede produttiva nella zona industriale di San Marco Argentano, specializzata nel packaging alimentare: rotoli e contenitori in alluminio, carta forno, pellicole, sacchetti freezer e prodotti destinati alla grande distribuzione e all’industria agroalimentare. Lo stabilimento si estende su circa 20mila metri quadrati, il gruppo opera con quattro marchi in sei mercati europei e movimenta ogni anno milioni di pezzi. All’interno del gruppo c’è anche Global Trans, la società che si occupa dei trasporti, ed è proprio per questo che Salerno conosce bene entrambe le facce della protesta.
«Su alcune lavorazioni abbiamo già finito le materie prime. Nei prossimi due giorni continueremo a lavorare sulle giacenze, ma venerdì fermeremo le linee di produzione». Il problema, però, non finirà con la riapertura delle strade: «Una volta ripartiti dovremo prima ricostruire le scorte, svuotare il magazzino e rimettere in moto tutta la catena. Per tornare a regime potranno volerci anche altre due settimane».
«In Calabria abbiamo bloccato anche il mercato interno, così è dura»
Salerno parla dalla Puglia, dove in queste ore la situazione è diversa. «Qui le principali direttrici di approvvigionamento sono bloccate, Cerignola è ferma, Taranto pure e di fatto la Puglia è isolata, però il mercato interno continua a lavorare. In Calabria, invece, abbiamo fermato anche quello: per questo supermercati e negozi stanno andando in enorme sofferenza».
È questo l’aspetto sul quale l’imprenditore insiste maggiormente. Una protesta che considera legittima rischia, a suo giudizio, di colpire con maggiore forza proprio le imprese di una regione che già sconta enormi difficoltà logistiche: «Se dobbiamo protestare prendiamo i camion e andiamo a Roma, blocchiamo le grandi direttrici, ma cerchiamo di lasciare respirare almeno il mercato interno. Fermare completamente un’economia fragile come quella calabrese significa creare danni che poi serviranno dovranno essere assorbiti per settimane, sempre ammesso che ci si riesca».
Alla Cadis i primi effetti sono già arrivati. Gli impegni presi con i clienti non possono essere rispettati e su alcune forniture potrebbe aprirsi anche il problema delle penali: «Abbiamo clienti esteri con i camion fermi nel nostro piazzale. Molte aziende stanno comprendendo la situazione, altre con strutture societarie diverse eleveranno penali e sanzioni per le mancate consegne, il rischio è molto alto. E la cosa peggiore è che non sappiamo nemmeno cosa rispondere quando ci chiedono quando potranno ricevere la merce».
Ogni giorno di fermo, spiega Salerno, significa perdere fatturato ma anche compromettere la programmazione dei mesi successivi. «Perderemo giorni di produzione e di vendite che ci servivano. Gli effetti, secondo me, ce li porteremo dietro fino alla fine dell’anno».
L’annuncio di Salerno: «Se non rimuoveranno i blocchi, lunedì saremo costretti a chiedere la cassa integrazione»
Il prossimo passaggio rischia di essere ancora più pesante. Se la situazione non si sbloccherà, da lunedì Cadis si prepara ad avviare le procedure per la cassa integrazione: «Se non possiamo lavorare, non abbiamo alternative. E temo che non saremo gli unici: l’industria è in ginocchio. Le imprese edili non ricevono gasolio e acciaio, le fabbriche non hanno le materie prime, tutta la filiera comincia a fermarsi». In queste ore, racconta Salerno, il confronto è aperto anche all’interno di Confindustria, dove siedono imprese industriali e aziende del trasporto. L’obiettivo è arrivare a una posizione comune che tenga insieme la necessità di dare una risposta alle rivendicazioni degli autotrasportatori e quella di evitare il collasso delle attività produttive. Perché nel frattempo la tensione cresce anche ai cancelli delle aziende: «È triste arrivare davanti allo stabilimento, avere il camion pieno pronto a partire e non poterlo fare. È successo anche a noi in queste notti. A livello locale stiamo dialogando e cerchiamo di evitare problemi, ma in altri posti è andata diversamente: si stanno bloccando diversi camion in maniera non propriamente ortodossa, soprattutto nelle altre regioni. Sono episodi difficili da accettare per chi, nonostante tutti i problemi, sta cercando di lavorare e di garantire gli stipendi ai lavoratori».
Salerno continua a ripeterlo: «È giusto che si faccia qualcosa», ma per l’imprenditore la protesta non può trasformarsi in un blocco senza uscita per le stesse aziende calabresi che già pagano più degli altri la distanza dai mercati. Per questo, se entro il fine settimana non arriverà una soluzione, la strada è già tracciata: «Lunedì ci muoveremo insieme alle altre aziende e chiederemo alla Prefettura di poter effettuare le consegne, anche con l’assistenza delle forze dell’ordine. La legge è dalla nostra parte e a un certo punto dovremo necessariamente ripartire».




