Si tratta della più grande offerta pubblica iniziale mai realizzata in Borsa. Il tycoon texano diventa il primo “trilionario” del pianeta
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Al suo debutto ufficiale SpaceX ha sbancato il Nyse. Il gruppo di Elon Musk sbarcato sul Nasdaq con la maggiore Ipo della storia della Borsa, ha aperto a 150 dollari per azione, sopra il prezzo di collocamento fissato a 135 dollari. Nel corso delle contrattazioni è salita fino a 176,52 dollari, con rialzi oltre il 30%, per poi chiudere 161 dollari, con una capitalizzazione intorno ai 2.000 miliardi di dollari. Sono state vendute 555,56 milioni di azioni cifra che ha consentito la raccolta di 75 miliardi di dollari. Al suo debutto in Borsa SpaceX entra così di diritto tra le prime sette quotazioni di mercato di Wall Strett.
Ragionare fuori degli schemi
Anche con la quotazione in Borsa, Elon Musk ha confermato di voler ragionare fuori dagli schemi. «Se qualcuno mi avesse detto che sarebbe successo davvero, avrei pensato: “Amico, devi esserti fumato roba davvero pesante”». È quanto ha detto il miliardario, rivolgendosi ai dipendenti del colosso tecnologico nel suo quartier generale di Starbase in Texas. Sugli schermi di tutto il mondo sono apparse le immagini di Bret Johnsen, direttore finanziario di SpaceX, e Gwynne Shotwell, presidente e direttore operativo di SpaceX, festanti, alla cerimonia della campana di apertura del Nasdaq MarketSite, a New York dove hanno celebrato il lancio dell'offerta pubblica iniziale.
«Ho continuato a dare tutto me stesso, ma davo a SpaceX meno del 10% di probabilità di riuscita. A dire il vero, lo dicevo apertamente: `”Guardate, probabilmente falliremo, ma ci proveremo comunque”. Perché se non lo facciamo noi, se non c'è una nuova azienda che entra nel settore spaziale, non diventeremo mai una civiltà veramente proiettata nello spazio». E ora, ha aggiunto Musk, «SpaceX vuole portarvi sulla Luna, su Marte e, in definitiva, oltre».
Il mercato ha atteso questo debutto, considerando che il collocamento ha registrato un fortissimo interesse anche da parte della clientela retail, cui è stato assegnato circa un terzo delle azioni collocate. Secondo Bloomberg , l'Ipo avrebbe complessivamente generato una domanda superiore di oltre quattro volte alle azioni offerte. Fra i piccoli investitori vi sarebbero ordini per oltre 100 miliardi di dollari, cifra ben superiore al 20% delle azioni a loro riservate.
Il balzo delle azioni ha reso Musk il primo “trilionario” del pianeta, con fortune ben oltre i 1.160 miliardi, in gran parte costitute da Tesla (280 miliardi) e dal 42% nel gruppo aerospaziale che vale adesso di 870 miliardi.
Per i 4.400 dipendenti di SpaceX la quotazione in Borsa segna l'inizio di un percorso verso una ricchezza che cambierà per sempre le loro vite. Per anni sono stati remunerati con le azioni della società e oggi quelle azioni cambiano il destino delle loro famiglie. E molti, con incassi di decine di milioni di dollari, non avranno più bisogno di recarsi al lavoro.
Anche per questo Musk ha deciso di stravolgere la rigida consuetudine finanziaria della valorizzazione delle azioni. Normalmente il prezzo viene fissato dalle banche d'affari attraverso un'analisi fondamentale della società e una fase di raccolta delle manifestazioni di interesse degli investitori istituzionali (il cosiddetto book building). Si definisce così un intervallo di prezzo indicativo (forchetta), che porterà poi al prezzo definitivo prima della quotazione. E prima della quotazione Musk non si è affidato a questo “giudizio” ma ha deciso che il costo doveva essere di 135 dollari ad azione.
La quotazione in Space X in Borsa si è trasformata in una sorta di rito collettivo. Diverse centinaia di persone si sono radunate davanti al maxischermo Nasdaq di Times Square, l'iconico display a Led cilindrico, alto sette piani all'incrocio tra Broadway e la 43/ma Strada, in attesa del tradizionale suono della campana.
L’Ipo più grande della storia della Borsa
Con i suoi 75 miliardi di dollari l’offerta pubblica iniziale per SpaceX è l’Ipo più grande della storia della Borsa. Surclassa, e non di poco, la quotazione da 25,6 miliardi di dollari di Saudi Aramco alla Borsa di Riyadh nel dicembre 2019. Scala di una posizione, dal secondo al terzo, l’Ipo per Alibaba, il colosso dell’e-commerce, il cui debutto a New York, nel 2014, valse 21,8 miliardi di dollari. Un’altra grande quotazione nel settore tech è stata quella di Facebook, oggi Meta, che nel 2012 ha raccolto 16 miliardi di dollari. Tra le dieci maggiori Ipo di sempre spiccano SoftBank Corp che a Tokyo nel 2018 ha raccolto 21,3 miliardi di dollari e l’altro colosso giapponese NttDoCoMo il ramo mobile di Nippon Telephone con una quotazione iniziale di 18,1 miliardi di dollari. Tra le prime dieci ci sono anche l’Agricultural Bank of China che nel luglio del 2010 tra Shangai e Hong Kong ha raccolto 19,2 miliardi di dollari e l’Industrial and Commercial Bank of China, l’istituto di credito più grande del mondo, che ha incassato 19,1 miliardi di dollari. Alla sua prima al Nyse, nel marzo del 2008, Visa ha raccolto 17,9 miliardi di dollari. AIA Group, gigante assicurativo asiatico, ne ha incassati 17,8, a Hong Kong, nell’ottobre del 2010. Decima piazza per Enel: il gruppo energetico italiano nel novembre del 1999 ha totalizzato 16,5 miliardi di dollari al suo debutto tra Milano e New York. In posizioni più arretrate rispetto ai big del settore finanziario e tecnologico, compaiono anche altre italiane: Eni (1995), Ferrari (2015) e Nexi (2019).

