A Cosenza e Vibo Valentia oltre 100 euro in più di aumento in 5 anni. Crollo delle tariffe a Crotone. Il report della Uil
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Tari senza freni negli ultimi 5 anni. La tassa sui rifiuti cresce con costi medi intorno ai 350 euro all’anno a famiglia e con picchi di 500 euro in alcune regioni italiane. Migliori servizi e risparmio sono obiettivi ancora lontani da raggiungere.
Reggio Calabria è una delle 10 città con prezzi da capogiro: 494 euro. Ma a Cosenza e a Vibo Valentia dal 2020 si pagano oltre 100 euro in più. A Crotone invece il crollo delle tariffe. Lo dice lo studio pubblicato dal Servizio stato sociale, politiche fiscali e previdenziali, immigrazione della Uil.
Il responsabile del servizio, il segretario confederale Santo Biondo, lamenta «evidenti iniquità territoriali» rispetto alle quali rimangono irrisolte la carenza di impianti di raccolta e trattamento insieme al ricorso allo smaltimento in discarica, con livelli poco soddisfacenti di differenziazione dei rifiuti e recupero delle risorse». Il record di costi spetta a Pisa con 650 euro a famiglia, un vero e proprio salasso. Bologna è invece la città dove si risparmia di più: 236 euro il costo medio annuo.
La situazione in Calabria
In termini di costi la città capoluogo più cara è Reggio Calabria con 494 euro nel 2025, l’1,56% in più rispetto al 2024. In termini di aumenti il record tocca Cosenza e a Vibo Valentia. Nel capoluogo bruzio nel 2020 si pagavano 295 euro ma nel 2025 la bolletta è salita a 409 euro, 114 euro in più in 5 anni. A Vibo Valentia nel 2020 si pagavano 190 euro, nel 2025 la media calcolata dalla Uil è stata pari a 296 euro, 106 euro in più. A Catanzaro la Tari costa 284 euro, il 5,84% in più (33 euro) rispetto al 2024. Infine Crotone. Nel capoluogo pitagorico si è verificato l’inverso con una diminuzione della tassa pari a 91 euro: nel 2020 si pagavano 476 euro, nel 2025 la tassa media calcolata dalla Uil risulta pari a 385 euro.
Italia a più velocità
Anche sul fronte della gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti il Paese viaggia a più velocità. Con limiti e problemi molto evidenti. «Una tassa concepita per coprire i costi di raccolta e smaltimento - dice Santo Biondo - si è trasformata in un prelievo, sempre più gravoso, scollegato dal principio di equità fiscale e dai livelli reali di servizio offerti. In particolare le forti differenze tariffarie tra territori sono il risultato di scelte politiche sbagliate e di un sistema di gestione dei rifiuti frammentato e diseguale. In molte aree, come il Mezzogiorno ma non solo, la cronica carenza di impianti di trattamento e riciclo - conclude Biondo - costringe i Comuni a trasferire i rifiuti fuori territorio, generando extracosti nelle bollette di famiglie e imprese».
Dall’agenda degli enti locali è sparita, tra le altre cose, la voce premialità, concepita per invogliare i cittadini a differenziare, premiandoli, appunto, con sconti sulle tariffe. Lo smaltimento, insieme alla raccolta, e l’altro punto critico della catena: non si investe sui nuovi impianti che potrebbero offrire una gamma multipla di soluzioni: dal risparmio sui costi, alla produzione di energia rinnovabile attraverso il riutilizzo degli scarti organici e non organici.


