Resta terreno di scontro la vertenza dei tirocinanti di inclusione sociale che, lungi dal trovare una rapida soluzione come inizialmente prospettato dalla Regione, rischia di trasformarsi in un pantano dopo la proroga dei contratti di sei mesi disposta all'ultimo miglio dalla giunta.

I sindacati hanno chiesto un incontro urgente alla Cittadella per chiedere chiarimenti sui ritardi nelle procedure di stabilizzazione. «Alcune domande sono scadute addirittura il 7 novembre, ad esempio, la Città Metropolitana di Reggio Calabria», spiega Ivan Ferraro, segretario generale Nidil Cgil Calabria. «Due mesi credo siano sufficienti per pubblicare una graduatoria, non conosciamo il motivo del ritardo della Regione che non dà la possibilità a questi comuni di poter stabilizzare i propri lavoratori».

Ritardi che, per il sindacalista, «non aiutano sicuramente i tirocinanti e non aiutano i comuni. Inoltre, una proroga di sei mesi ci è sembrata eccessiva e inutile, al netto dei comuni ancora in attesa dell'autorizzazione Cosfel». Resta poi l'incertezza legata al futuro occupazionale dei lavoratori esclusi dai percorsi di stabilizzazione. La Regione ha deliberato il pagamento di un sussidio, duemila euro una tantum, per lo svolgimento di 600 ore di corso, ma non tutti l'hanno ricevuto.

«Ci sono tantissimi lavoratori, afferenti a 18 enti locali, fuoriusciti dal bacino tra ottobre e novembre» aggiunge ancora il sindacalista. «Questi allo stato sono senza sussidio perché il primo contratto di tirocinio è scaduto e non sono stati rinnovati con la prima mini proroga di due mesi. Non è pensabile fare figli e figliastri, ci sono lavoratori che stanno percependo uno sussidio ed altri dimenticati dalla Regione».

Circa un centinaio i lavoratori fuori dai percorsi di formazione, ex dipendenti dei comuni di Acquappesa, Albidona, Bova, Carolei, Crosia, Fiumefreddo Bruzio, Gizzeria, Mendicino, Parghelia, Pizzoni, San Pietro a Maida, Santa Caterina Albanese, Scalea, Scilla, Strongoli, Vallelonga e Arcea. E dal Governo non arrivano segnali positivi.

L'emendamento presentato dal senatore Fausto Orsomarso non ha superato il vaglio nella legge di Bilancio. Prevedeva 10 milioni da destinare alla vertenza. «Rimane fondamentalmente il problema di questi lavoratori che non verranno stabilizzati negli enti locali, la Regione Calabria ci aveva rassicurato su possibili soluzioni che però hanno bisogno di essere accompagnate da risorse certe e storicizzate. Non ci possiamo permettere di iniziare il 2026 con il bacino tutto ancora da stabilizzare».