I conti di Roma alla prova di Bruxelles: la Commissione apre sulle spese chiave ma frena sul deficit di bilancio. Si tratta anche sul gas
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La Commissione europea apre uno spiraglio nei confronti del governo italiano, offrendo la possibilità di attivare la clausola di salvaguardia per incrementare la spesa pubblica nei settori strategici dell'energia e della difesa. La decisione, emersa a margine della riunione dei ministri delle Finanze della zona euro a Lussemburgo, attende ora l'approvazione formale del Consiglio Ue prevista per il mese di novembre. Nelle prossime settimane, però, sarà necessario trattare, perché tra i governi esistono sostanziali diversità di vedute. E non tutti sembrano intenzionati ad accogliere favorevolmente le ulteriori richieste di flessibilità di bilancio avanzate da Palazzo Chigi.
Bruxelles non dice no
L'apertura della Commissione è stata confermata dal commissario per gli Affari economici Valdis Dombrovskis, il quale ha tuttavia raccomandato di «utilizzare con cautela» la flessibilità concessa, richiamando l'attenzione sulle forti tensioni che attraversano i mercati obbligazionari.
La strategia del Governo
Il Consiglio dei ministri ha inserito nel Dpfp il ricorso all'extradeficit da 29 miliardi per energia e difesa. La strategia finanziaria definita dal governo italiano prevede uno scostamento di bilancio dello 0,6% del Pil sia per il 2027 sia per il 2028. Come precisato dal ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti, tali risorse saranno equamente suddivise tra la difesa (0,3%) e l'energia (0,3%). Sulla base delle intese informali tra Roma e Bruxelles, l'Italia mantiene la prospettiva di uscire dalla procedura per deficit eccessivo già dal prossimo anno, a patto che il deficit permanga al di sotto della soglia del 3,0% nel 2026 e rispetti le successive stime per il biennio 2027-2028 al netto della clausola.
Lo scontro in Eurogruppo: la lettera di Meloni e la linea dei "frugali"
L'ipotesi di concedere ulteriori margini finanziari ha innescato un acceso dibattito all'interno dell'Eurogruppo. Al centro della discussione vi è la lettera inviata dalla premier Giorgia Meloni alla Commissione europea, con cui si chiede di destinare le maggiori entrate fiscali derivanti dall'inflazione al sostegno di famiglie e imprese, anziché impiegarle prioritariamente per la riduzione del debito pubblico.
Sulla proposta si è registrata la netta chiusura di Dombrovskis, contrario all'introduzione di nuove regole o forme straordinarie di flessibilità. Il commissario ha ricordato che le norme attuali del Patto di Stabilità offrono già strumenti adeguati e ha invitato i governi ad adottare esclusivamente misure temporanee e mirate, avvertendo che interventi ad ampio raggio rischiano di risultare troppo onerosi e di spingere ulteriormente al rialzo la domanda e i prezzi dell'energia. Dombrovskis ha inoltre precisato che «minori entrate dovute a rallentamenti economici non dovrebbero essere compensate», così come non dovrebbero esserlo i maggiori costi per interessi sul debito.
Il fronte dei ministri europei è diviso
Il ministro delle Finanze olandese Eelco Heinen ha espresso duro scetticismo, dichiarando di essere «stanco» di discussioni volte a modificare le regole fiscali a ogni crisi e ribadendo che «accumulare debito su debito non fa che aggravare i problemi». Sulla stessa linea si sono schierati il ministro tedesco Lars Klingbeil, che ha ricordato la recente revisione del quadro fiscale europeo. Lo stesso ha fatto l'omologo belga Vincent Van Peteghem. Spagna e Grecia si sono invece dichiarate possibiliste.
Il presidente dell'Eurogruppo Kyriakos Pierrakakis sta tentando di mediare tra le diverse posizioni, sottolineando il dovere di coniugare la tutela del tessuto socio-economico con la «preservazione della credibilità delle regole di bilancio».
Il confronto in seno all'Eurogruppo
Parlando all’Eurogruppo il nostro ministro dell’Economia ha detto che «un ampio dibattito sulle ricadute negative sui conti pubblici causate dall'inflazione» in cui la proposta italiana «ha ricevuto numerosi consensi, al netto delle tradizionali perplessità dei Paesi frugali». «Alla commissione - ha detto Giorgetti - abbiamo chiesto un'ulteriore riflessione sulla questione al fine di una corretta interpretazione dei fattori rilevanti per il rispetto dell'attuale Patto di stabilità. Siamo fiduciosi che le buone ragioni tecniche potranno, con gli opportuni approfondimenti e le adeguate forme, trovare la corretta interpretazione delle regole anche all'interno della clausola energia già approvata con decisioni coerenti con la sostenibilità della finanza pubblica».
Il secondo fronte di trattativa: il price cap sul gas e il decreto Bollette
In parallelo al confronto sulla finanza pubblica, il governo italiano sta conducendo una serrata trattativa tecnica sul decreto Bollette. Il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha riferito la presenza di un accordo di massima con la DG Competition della Commissione Ue per superare il precedente stop al meccanismo basato sulle quote ETS.
L'impianto negoziale punta ad applicare un modello analogo a quello adottato da Spagna e Portogallo tra il 2022 e il 2023, introducendo un limite massimo al prezzo del gas impiegato per la generazione termoelettrica.
Il governo italiano spinge per fissare la soglia intorno ai 55-60 euro al megawattora.
Sul fronte del mercato interno del gas, il governo ha confermato l'intenzione di procedere all'azzeramento dello spread tra il TTF della Borsa di Amsterdam e il Punto di ingresso virtuale italiano. Provvedimento destinato a far allentare le pressioni sui costi in bolletta.

