Aumentano i furti con danneggiamento nei negozi italiani. Il 34,8% degli esercenti ha subito almeno un assalto. E, tra chi è stato colpito, ben il 59,4% ha registrato due o più episodi. Lo dice l'indagine condotta da Confcommercio in collaborazione con Format Research.

La preoccupazione risuona in maniera molto diffusa lungo le vie commerciali: il 49,9% degli imprenditori teme di subire un colpo nei prossimi mesi, mentre il 51,7% è a conoscenza di spaccate avvenute ai danni di colleghi nella propria zona.

La dinamica dei colpi e il peso dei danni indiretti

Sebbene la grande maggioranza delle cosiddette “spaccate”, l’85%, avvenga a locale chiuso, non mancano episodi registrati durante l'orario di apertura (10,9%). Nel complesso, il 32,3% dei commercianti teme l'esposizione della propria attività a varie forme di criminalità (furti, rapine, atti vandalici), ponendo i furti semplici o con spaccata al primo posto delle minacce percepite (36,7%).

Per Patrizia Di Dio, vicepresidente di Confcommercio con delega alle Politiche della legalità e della sicurezza, la gravità del fenomeno risiede spesso nello squilibrio tra l'incasso dei malviventi e la devastazione materiale lasciata sul campo. La rottura di vetrine e serramenti comporta infatti ingenti spese di riparazione, oltre all'interruzione temporanea dell'attività d'impresa e a un profondo senso di vulnerabilità personale per gli operatori.

Gli investimenti in difesa e la spesa per le imprese

Per contrastare la minaccia, il 42,4% delle aziende ha sostenuto spese straordinarie per rafforzare la protezione dei propri locali, affrontando un investimento medio di 2.950 euro.

Tra i dispositivi integrativi installati specificamente contro le spaccate figurano i sistemi di videosorveglianza (74,6%) e i sistemi d’allarme (47,5%), serrande rinforzate e porte blindate (29,5%). Il 30% dei negozianti impiega servizi di vigilanza privata.

Sul fronte del rischio finanziario, l'82,3% delle attività si tutela mediante una polizza assicurativa totale o parziale contro i danni causati dalle spaccate.

Mala movida, baby gang e degrado nei quartieri

L'indagine evidenzia come l'incremento delle spaccate si inserisca in un contesto di generale sofferenza per la vivibilità urbana. Il 26,1% dei commercianti segnala un peggioramento del proprio quartiere, imputabile principalmente alla microcriminalità (45,7%) e al vandalismo (43,1%). Inoltre, quattro imprese su dieci esprimono forte apprensione verso le dinamiche legate alla mala movida e all'azione delle baby gang, indicando tra i rischi più impattanti la percezione di degrado urbano (29,5%) e i danneggiamenti vandalici (33,3%).

Le richieste dei commercianti: agevolazioni e presidi sul territorio

Di fronte a queste criticità, gli esercenti chiedono un intervento deciso da parte delle istituzioni. La quasi totalità del campione (98,9%) concorda sulla necessità di introdurre bonus e incentivi fiscali destinati agli investimenti in sicurezza d'impresa, affiancati dall'istituzione di presidi fissi di polizia di quartiere nelle aree più esposte alla microcriminalità.

In termini di efficacia preventiva, le misure ritenute maggiormente risolutive dagli imprenditori sono due. Il potenziamento della videosorveglianza sul territorio (49,7%) e una maggior presenza delle forze dell'ordine (42,3%).

La sicurezza, avverte Patrizia Di Dio, rappresenta un bene comune essenziale le cui spese non possono gravare unicamente sul settore privato. Tutelare negozi e pubblici esercizi significa difendere la vitalità, il decoro e il valore sociale dei centri urbani.