Satira pungente e scontro politico animano il dibattito nell’ultima puntata di Perfidia, il talk condotto da Antonella Grippo in onda su LaC Tv. Ecco com’è andata
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“Lo sballo del qua qua”, il titolo di questa puntata di Perfidia è già di per sé gravido di indizi, allusivo e stratificato, quasi un preludio ironico a un confronto serrato, nel quale le voci si accavallano, si punzecchiano, si rincorrono in un gioco dialettico che alterna politica e satira. La Grippo orchestra il dibattito con piglio sicuro, alternando domande dirette a incursioni pungenti, senza mai smarrire il controllo del quadro complessivo.
Si parte immediatamente con il senatore del Partito Democratico Nicola Irto, accolto da uno stacchetto musicale emblematico, “io me ne andrei”, chiaro riferimento a tensioni e fratture interne. L’incipit è affidato ad Antonella, che non tarda a pungere l’ospite: «Con tutti questi casini che ci sono nel PD te ne andresti?». La replica di Irto è netta: non andrebbe mai in un partito «dove c’è qualcuno che da Roma decide», rivendicando dunque autonomia e radicamento territoriale.
Nel corso della trasmissione interviene in videochiamata il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, magistralmente imitato da Gennaro Calabrese. L’imitazione di Calabrese si distingue per finezza e acume: una caricatura mai grossolana, capace di restituire tic linguistici e postura politica con sorprendente aderenza, offrendo un contrappunto satirico che alleggerisce e insieme affila il dibattito. Il confronto entra poi nel merito del Referendum confermativo relativo all’ordinamento giudiziario. Sul punto, il Partito Democratico appare – almeno secondo alcune ricostruzioni – diviso. Irto, tuttavia, smentisce tale lettura, affermando che nel PD «tutti sono per il no»: a suo giudizio si tratta di una riforma sbagliata, che non ha consentito al Parlamento di modificare alcunché e che, soprattutto, non migliora i problemi strutturali della giustizia.
Antonella incalza: «La sinistra ha subappalto alla destra la riforma della giustizia». Irto replica con fermezza che non è assolutamente così e parla piuttosto della volontà di smontare la Costituzione per il gusto dello scontro politico. La conduttrice torna all’attacco, restituendo una perfidia giornalistica degli ultimi giorni, ovvero: Elly Schlein che sembra subalterna alle politiche di Giuseppe Conte, definite come una politica “filo procure”. Nel prosieguo Irto afferma che vi sarebbe una volontà di indebolire la procura, senza però intervenire per velocizzare i processi. «Perché non c’è un ufficio dedicato agli imputati?», viene domandato. Antonella chiede esplicitamente: «È politico questo scontro?». Irto ribadisce che si tratta della sola volontà di smontare la Costituzione in virtù di un patto stipulato internamente tra le forze che sostengono la riforma.
La discussione si sposta poi sulle dichiarazioni del procuratore Nicola Gratteri. Irto dichiara di sentirsi più preoccupato dalle parole del ministro Carlo Nordio che da quelle di Gratteri, le quali – a suo dire – potrebbero essere state pronunciate in un contesto più ampio e successivamente strumentalizzate. E aggiunge un’accusa diretta: coloro che promuovono il “sì” starebbero prendendo in giro i cittadini. Il focus si sposta quindi su Reggio Calabria. «Reggio Calabria se la prende Francesco Cannizzaro?», viene chiesto dalla Grippo. Irto risponde che Reggio è la città più grande della Calabria e che non se la prende nessuno. Indica poi i candidati che più lo convincono: il vicesindaco Battaglia, Canale e probabilmente qualcun altro. Ricorda inoltre che nel 2014 la città versava nel disastro, soprattutto sul piano finanziario, e rivendica come grande merito della sinistra quello di aver riportato ordine in una cittadina che era alla rovina più totale.
La conversazione si apre quindi alla figura di Francesco Cannizzaro, esponente di Forza Italia, introdotto attraverso quella che viene definita una biografia non autorizzata. Antonella domanda: «Cannizzaro si prende Reggio?». La risposta è significativa: «No, sono i Reggini che intendono riappropriarsi di Reggio». Ritorna l’inserto satirico di Gennaro Calabrese nei panni del presidente Occhiuto, che con ironia pungente chiede a Cannizzaro: «A chi vuoi più bene tra me e Tajani?», evocando il leader azzurro Antonio Tajani. Cannizzaro risponde che Forza Italia vive al suo interno una condizione ottimale: è un partito forte, intelligente, che dibatte. Antonella ripropone la questione della riforma della giustizia, sostenendo che la sinistra l’avrebbe subappaltata alla destra. Cannizzaro replica che il centrodestra non sta facendo altro che realizzare ciò che i cittadini hanno chiesto e chiedono. Alla domanda «Perché votare sì?», la risposta è articolata: perché l’Italia deve mettersi al pari di altri Stati europei anche sul tema della giustizia e, soprattutto, perché lo vogliono gli italiani. Cannizzaro prosegue affermando che Forza Italia è il partito più importante della coalizione di centrodestra: se non lo è sul piano dei voti, lo è certamente su quello delle idee.
In chiusura si affronta il tema della querela promossa da Occhiuto contro una serie di “leoni da tastiera” che diffondono sui social notizie false relative al suo operato politico. Cannizzaro condivide la battaglia del presidente, denunciando l’esistenza di troppe persone frustrate che si nascondono dietro profili falsi e sfogano la propria frustrazione contro figure pubbliche, spesso illustri. Ne emerge un quadro vivace, attraversato da tensioni ideologiche e schermaglie retoriche, nel quale la satira – incarnata dall’abilità mimetica di Gennaro Calabrese – non si limita a fungere da intermezzo, ma diventa lente deformante e, al tempo stesso, strumento di lettura critica della contemporaneità politica. E ancora una volta è la conduzione di Antonella Grippo a tenere insieme i fili del discorso con intelligenza, eleganza e rigore: una presenza capace di trasformare il dibattito politico in esercizio alto di confronto pubblico, senza mai rinunciare alla sottile arte dell’ironia.

