La nuova puntata della trasmissione condotta da Franco Laratta ripercorre proteste studentesche, Maggio francese, Primavera di Praga e le grandi trasformazioni del Novecento
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Una generazione che rompe il silenzio. Giovani che scendono in piazza. Università occupate. Operai in lotta. La richiesta di nuovi diritti e il desiderio di cambiare una società percepita come troppo rigida e distante. È il 1968, l’anno che ha segnato una svolta nella storia contemporanea italiana e mondiale.
A questo passaggio decisivo sarà dedicata la nuova puntata de I Giorni della Storia, in onda questa sera alle ore 22 sul Network LaC, condotta dal nostro direttore Franco Laratta.
Attraverso immagini d’epoca, filmati storici, testimonianze e approfondimenti, il programma ricostruirà uno degli anni più discussi e influenti del Novecento, quando una nuova generazione mise in discussione autorità, modelli culturali, istituzioni e rapporti sociali.
La trasmissione partirà dall’Italia del boom economico. Gli anni Sessanta sono stati il tempo della crescita industriale, del benessere diffuso, della motorizzazione di massa, delle vacanze e dei consumi. Ma dietro il miracolo economico si nascondevano anche profonde disuguaglianze, tensioni sociali e il disagio di molti giovani che non si riconoscevano più nella società costruita dai loro genitori.
Ampio spazio sarà dedicato alle occupazioni universitarie, alla contestazione studentesca e agli scontri di Valle Giulia, eventi che segnarono l’inizio di una stagione destinata a trasformare il Paese. Si analizzerà il rapporto tra studenti e forze dell’ordine, il ruolo delle università e le ragioni di una protesta che non nacque dal nulla ma dall’insoddisfazione verso promesse ritenute non mantenute.
Il racconto si allargherà poi allo scenario internazionale, dal Maggio francese alle rivolte giovanili che attraversarono l’Europa e gli Stati Uniti, fino alla Primavera di Praga, soffocata dai carri armati sovietici, uno degli episodi simbolo della Guerra Fredda.
Particolare attenzione sarà riservata anche alla politica italiana e al ruolo di Enrico Berlinguer, alle prime riflessioni critiche del Partito Comunista Italiano nei confronti di Mosca e al percorso che porterà negli anni successivi all’eurocomunismo.
Non mancherà un approfondimento sul mondo cattolico. Il 1968 fu infatti anche un anno di grandi tensioni per la Chiesa. Dopo il Concilio Vaticano II, Papa Paolo VI pubblicò l’enciclica Humanae Vitae, aprendo un dibattito destinato a dividere fedeli, teologi e opinione pubblica. Su questi temi interverrà in collegamento da Roma monsignor Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia Teologica.
La puntata analizzerà inoltre il grande cambiamento culturale di quegli anni: la musica, il cinema, la letteratura, i nuovi linguaggi artistici e la nascita di una cultura giovanile che avrebbe lasciato un segno profondo nella società italiana. Da Cosenza interverrà il direttore del Conservatorio, Francesco Perri, insieme ad altri studiosi e protagonisti del dibattito culturale.
In studio saranno ospiti l’avvocato Antonio Menniti e il docente dell’Università della Calabria Giancarlo Costabile, che approfondiranno il movimento operaio, l’Autunno caldo, i diritti dei lavoratori, i diritti civili, i cambiamenti nella famiglia italiana e le riforme che hanno trasformato il Paese dopo il Sessantotto.
La puntata si concluderà con una domanda ancora attuale: cosa resta oggi del 1968? Dall’emancipazione femminile ai diritti civili, dalla riforma dell’università alle nuove culture politiche, fino alle tensioni che caratterizzeranno gli anni Settanta, il dibattito proverà a capire quanto di quella stagione sia ancora presente nell’Italia contemporanea.
Un viaggio nella memoria collettiva per comprendere come un solo anno sia riuscito a cambiare il volto dell’Italia e a influenzare generazioni intere.

