La volontà, ormai formalizzata da diversi Comuni delle Serre vibonesi, di lasciare la provincia di Vibo Valentia per fare ritorno sotto quella di Catanzaro, continua ad animare un dibattito fittissimo. A riaccendere i riflettori sul tema è stata Dentro la Notizia (LaC Tv, qui per rivedere la puntata).

Collegato dall’aula consiliare della Provincia, Stefano Mandarano ha guidato un confronto ricco di sfumature politiche e amministrative. Presenti il primo presidente della provincia e attuale sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, il presidente in carica Corrado L’Andolina e due sindaci promotori dell’iniziativa: Francesco Angilletta (Mongiana) e Gennaro Crispo (Simbario), i cui Consigli comunali hanno recentemente seguito l’esempio dell’amministrazione apripista, Serra San Bruno, cristallizzando in una delibera la volontà di procedere nella direzione del ritorno sotto Catanzaro

«Un grido di dolore»: i motivi della rivolta

Il primo a intervenire è stato il sindaco di Mongiana, che ha ricordato come la spinta verso Catanzaro non sia un capriccio dell’ultimo periodo, ma il risultato di anni di disattenzioni.

«È un’iniziativa che parte dal 2017 - ha spiegato Angiletta - e se siamo qui oggi a riprenderla significa che nulla è migliorato». L’allargamento del fronte è significativo: «A Simbario, Mongiana e Brognaturo si aggiungono Fabrizia e Serra San Bruno, il comune più grande del territorio». Complessivamente, circa 10mila cittadini sarebbero coinvolti in un possibile trasferimento amministrativo.

Al centro del malcontento c’è una lunga lista di disagi: sanità, viabilità dissestata, scuole non adeguate, servizi insufficienti. Pur riconoscendo che alcune competenze - come la sanità - non ricadono direttamente sulla Provincia, Angilletta denuncia «una generale mancanza di considerazione verso i territori interni».

Tassone: «Scegliere se sopravvivere o morire»

Mandarano porta in trasmissione, condotta in studio da Pier Paolo Cambareri, anche la voce della sindaca di Brognaturo, Rossana Tassone, tramite un contributo registrato dai toni durissimi: «Questa battaglia nasce dalla consapevolezza che dobbiamo scegliere se sopravvivere oppure morire – ha affermato -. I servizi non sono privilegi, sono diritti. Siamo stanchi di lottare contro i mulini a vento».

Una denuncia che fotografa la percezione diffusa di comunità sempre più isolate, costrette a confrontarsi con strade impraticabili, ospedali che i cittadini evitano e una sensazione di abbandono che attraversa tutti i sindaci dell’area.

Crispo: «La gente mi implora: non portarmi all’ospedale di Vibo»

Tra le testimonianze più incisive quella del sindaco di Simbario, Gennaro Crispo, che ha messo al centro uno dei temi più delicati: la sanità.

«La mia comunità è più collegata a Chiaravalle e Soverato che a Vibo – ha spiegato -. Ogni volta che accompagno qualcuno che ha bisogno di assistenza medica mi dice: “Per carità, non portarmi all’ospedale di Vibo Valentia”».

La sanità, pur non rientrando tra le competenze dell’ente provinciale, continua a influenzare pesantemente la discussione, soprattutto a causa di una rete viaria provinciale che sconta pesanti gap infrastrutturali e di manutenzione che spesso rendono proibitivi gli spostamenti verso il capoluogo vibonese, aggravando la sensazione di isolamento.

L’Andolina: «Dobbiamo dire la verità: gli investimenti ci sono»

A difendere l’operato della Provincia èstato il presidente Corrado L’Andolina, intervenuto per chiarire l’effettivo perimetro delle competenze dell’ente. «La Provincia ha responsabilità politiche solo su viabilità ed edilizia scolastica - ha sottolineato -. In tutta franchezza, non si può dire che questo territorio sia stato trascurato».

Il presidente ha quindi elencato numeri e interventi: «Negli ultimi due anni e mezzo abbiamo programmato o investito circa 8 milioni sulla viabilità e oltre 1,1 milioni sull’edilizia scolastica. Gli atti programmatori fino al 2028 sono stati votati anche dai consiglieri di Serra San Bruno».

L’Andolina riconosce un malessere diffuso, ma lo attribuisce a problemi strutturali più ampi, non direttamente legati alla Provincia: «È un disagio generale che investe settori non di nostra competenza». Infine, sulla possibilità concreta di perdere una porzione importante del territorio, Andolina si è mostrato prudente: «Aspetto l’elezione del nuovo Consiglio provinciale per avviare eventuali azioni istituzionali. Se necessario, chiederò di essere ascoltato in Parlamento».

Romeo: «La sanità vibonese è stata mortificata»

Il sindaco di Vibo Valentia ed ex primo presidente della provincia, Enzo Romeo, lega invece la questione al tema della rappresentanza politica e alle scelte regionali.

«La Regione continua a tagliare risorse: oggi l’Asp di Vibo riceve 11 milioni in meno rispetto a tre anni fa – ha affermato -. Questo alimenta la convinzione che Catanzaro possa essere una soluzione». Una disillusione, quella dei cittadini vibonesi, che secondo il sindaco fa da contraltare al clima di unità che aveva caratterizzato la nascita dell’ente nel 1995: «All’inizio la Provincia era unita e forte, ma oggi tutto si è indebolito. Servono interlocutori forti ai tavoli giusti. Se i sindaci chiedono di andare via, significa che qualcosa non ha funzionato».