Covid, economia infetta: nuovi poveri al 45% e redditi dimezzati per i professionisti

La crisi causata dalla pandemia sta colpendo duro soprattutto tra lavoratori autonomi e piccoli commercianti. Aumentano le richieste d’aiuto alla Caritas. Turismo e ristorazione i settori più esposti

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di Redazione
17 ottobre 2020
12:26
Una mensa dei poveri a Napoli (foto Ansa)
Una mensa dei poveri a Napoli (foto Ansa)

La seconda ondata della pandemia aggrava un quadro economico già fortemente compromesso. Le speranze di rilancio si affievoliscono e le previsioni si fanno di nuovo cupe.
Nel periodo maggio-settembre 2020, confrontato con gli stessi mesi del 2019, l'incidenza dei nuovi poveri per effetto dell'emergenza Covid passa dal 31% al 45%: quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta. Lo afferma la stessa Caritas nel Rapporto Povertà. Aumenta in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, dei nuclei di italiani che risultano in maggioranza (52% rispetto al 47,9 % dello scorso anno) e delle persone in età lavorativa.

Nei tre mesi più difficili dell'emergenza Covid, da aprile a giugno di quest'anno, la Caritas ha assistito 450mila persone; una su tre era la prima volta che si rivolgeva all'ente di beneficienza.
Tra le file degli assistiti sono arrivati anche i piccoli commercianti e i lavoratori autonomi: oltre 2mila di loro sono stati aiutati da Caritas.


D’altronde, i numeri sulla disoccupazione, diffusi in questo caso dai consulenti del lavoro, parlano chiaro: tra il II trimestre 2019 e quello di quest'anno, su 841.000 posti di lavoro perduti, 219.000 son stati quelli degli autonomi, comparto «passato da 5,4 a 5,1 milioni di occupati (-4,1%)». Per il 79% dei professionisti, nei mesi bui dell'emergenza Covid (aprile e maggio), le entrate sono scese, ma per il 35,8% il calo è stato superiore al 50%».

160 miliardi di euro rischiano di andare in fumo

A causa degli effetti negativi del Covid rischiamo di bruciare 160 miliardi di Pil: lo sostiene la Cgia di Mestre, secondo la quale nella più rosea previsione il Pil italiano di quest'anno dovrebbe scendere, rispetto al 2019, del 10% circa. Per dare l'idea della dimensione della contrazione, è come se il Veneto fosse stato in lockdown per tutto l'anno. «La gravità della situazione emerge in maniera ancor più evidente se paragoniamo l'attuale situazione economica con quanto accaduto nel 2009, annus horribilis dell'economia italiana del dopoguerra - sottolinea il coordinatore dell'Ufficio studi degli Artigiani di Mestre, Paolo Zabeo - . Allora, il Pil scese del 5,5% e il tasso di disoccupazione, nel giro di 2 anni, passò dal 6 al 12%. Quest'anno, invece, se le cose andranno bene, il Pil diminuirà del 10%».

«Necessario evitare un nuovo lockdown»

«Questa nuova emergenza sanitaria, con coprifuochi e chiusure anticipate dei pubblici esercizi, aumenta l'incertezza e mette a rischio decine di migliaia di imprese». A lanciare l'allarme è il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. «Sono prioritarie misure efficaci anti Covid e con una economia già in ginocchio va assolutamente evitato un secondo lockdown - spiega Sangalli in una nota -. Il Governo deve sostenere con maggiori e più veloci indennizzi le imprese in difficoltà, altrimenti a fine anno rischieremo gravi, gravissime conseguenze per l'occupazione».

A passarsela peggio sono i settori della ristorazione, del tempo libero e del turismo, per i quali la recrudescenza dei contagi da Covid-19 rappresenta una nuova mazzata. È quanto emerge dal rapporto sulla congiuntura elaborato da Confcommercio in cui si afferma che il «quarto trimestre si apre all'insegna di una rinnovata e profonda incertezza alimentata dalla dinamica dei contagi» con il risultato che i settori della convivialità e del turismo «non verranno coinvolti dalla ripresa del Pil». Per il mese di ottobre Confcommercio stima un incremento dello 0,9% congiunturale dep prodotto che si traduce in una decrescita su base annua del 5,1%.

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