Il Nord Italia sta vivendo un paradosso giudiziario e istituzionale: mentre le indagini delle Dda documentano una presenza sempre più soffocante delle organizzazioni criminali, il Consiglio Superiore della Magistratura sembra voler derubricare il fenomeno. In una recente delibera dell’11 giugno, il Csm ha infatti individuato le zone considerate ad “alta densità mafiosa” per la nomina dei dirigenti negli uffici giudiziari, includendo Roma e il Lazio, ma escludendo clamorosamente Milano, la Lombardia, il Piemonte e l’Emilia-Romagna.

La denuncia di Alessandra Dolci: «Chi non sa non vede»

Alessandra Dolci, storica guida della Dda di Milano e oggi procuratrice di Venezia, si dichiara “stupita” da questa decisione e spiega il proprio sconcerto in un’intervista al Fatto Quotidiano. Secondo la magistrata, non riconoscere la pregnanza della criminalità mafiosa nel Nord è un segnale negativo che ignora l’evoluzione dei clan. Dolci sottolinea come in Lombardia, Piemonte ed Emilia le sentenze definitive per associazione mafiosa siano ormai numerosissime e facciano parte della "fisiologia giudiziaria" dagli anni '90.

Il rischio è quello di tornare al concetto di “mafia silente”, un termine che Dolci definisce un ossimoro sbagliato. «La cattiva fama di certi mafiosi, soprattutto 'ndranghetisti, è talmente forte che non servono forme gravi di intimidazione: basta la loro presenza», spiega la procuratrice, citando come esempio l’operazione Infinito-Crimine del 2010, dove la mafia era tutt’altro che silente, visti i numerosi omicidi avvenuti durante le indagini.

I numeri del negazionismo istituzionale

La decisione del Csm appare ancora più controversa se analizzata attraverso i dati della Direzione Nazionale Antimafia (Dna). Nel distretto giudiziario di Milano, dal luglio 2022 al giugno 2024, sono stati inseriti nella banca dati Sidda/Sidna 9.450 atti relativi a indagini sui clan, un numero decisamente superiore ai 6.196 atti registrati nel distretto di Roma, che pure è stato incluso nelle aree ad alta densità.

Nonostante la presenza fisica evidente dei clan e l’esistenza di “consorzi” tra 'ndrangheta, camorra e Cosa Nostra nella capitale del Nord — come emerso dal processo Hydra e dalle recenti minacce ai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane — il Csm ha preferito criteri legati al controllo “militare” del territorio e ai Comuni sciolti per mafia per giustificare l'esclusione di Milano.

La rivolta del Nord e l’infiltrazione economica

L’esclusione ha sollevato proteste non solo tra i magistrati, ma anche tra gli amministratori locali. I sindaci dei capoluoghi dell’Emilia-Romagna hanno inviato una lettera formale al Csm contestando la delibera, sostenendo che essa non rappresenti adeguatamente l’evoluzione del fenomeno mafioso nel Paese.

La mafia al Nord oggi si manifesta attraverso reati spia e una pericolosa alleanza con la criminalità economica. Come evidenziato da Dolci, il radicamento si coglie nel mondo delle cooperative, nel settore delle insolvenze e nei servizi forniti a basso costo a grandi imprese, distorcendo le regole del libero mercato. Senza una dirigenza specializzata nell'antimafia anche al Nord, il timore dei magistrati è che si finisca per non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti: una mafia che ha smesso di sparare per fare affari, diventando per questo ancora più pericolosa.