Il collaboratore di giustizia William Alfonso Cerbo racconta il patto: «Consegnava somme di denaro usate per commettere usura». Depositati anche i verbali di Francesco Bellusci nel procedimento in corso a Milano sull’alleanza tra le mafie
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Giancarlo Vestiti, presunto referente in Lombardia del clan romano della camorra dei Senese, e Antonio Sorrentino, anche lui ritenuto parte del gruppo dei Senese, entrambi imputati nel maxi processo "Hydra" a Milano, «avevano un rapporto con un imprenditore svizzero che gli consegnava somme di denaro che venivano da loro utilizzate per commettere usura" e che era un "socio' nelle loro attività lecite e illecite».
Lo ha messo a verbale, il 13 febbraio scorso, William Alfonso Cerbo, detto "Scarface", uno dei pentiti del maxi procedimento scaturito dall'inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo e dei pm della Dda milanese Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane della Procura diretta da Marcello Viola.
Cerbo è già stato condannato a 5 anni con rito abbreviato e con l'attenuante della collaborazione nel processo con rito abbreviato, finito con oltre 60 condanne e sempre sul caso della presunta alleanza in un "consorzio" tra esponenti di Cosa Nostra, camorra e 'ndrangheta.
Questo suo nuovo verbale, con altri tre di un altro collaboratore di giustizia, Francesco Bellusci, è stato depositato ieri nel processo con rito ordinario a carico di oltre 40 imputati, tra cui Giancarlo Vestiti, presunto "luogotenente" della camorra e, proprio stando a testimonianze di pentiti, il presunto boss del "consorzio" del "sistema mafioso lombardo".
Cerbo ha raccontato anche che Sorrentino avrebbe avuto «un credito di circa 700mila euro» nei confronti dell'imprenditore svizzero, di cui il pentito ha detto di non sapere il nome. «Avevano insieme investimenti nel settore dell'abbigliamento con un logo che avevano creato», ha aggiunto. E ancora: «Mi dissero di un investimento immobiliare in territorio elvetico di una intera palazzina».
Il «gruppo dei Senese», ha spiegato Cerbo, aveva «interessi con un personaggio importante, un imprenditore importante svizzero». Quest'ultimo dava loro, ha aggiunto, «la possibilità di fare investimenti, gli dava i soldi».
Sarebbe stato Sorrentino «il contatto diretto». Anche l'imprenditore svizzero, «che ha mezza Svizzera intestata», stando alle parole del pentito, sarebbe rimasto coinvolto, poi, in un'indagine romana sui Senese.
Il "denaro" che lo svizzero dava ai Senese, in particolare ai referenti in Lombardia, questi ultimo lo usavano per giri di usura, sempre a detta di Cerbo, e per lo «stoccaggio importante di merci». «Mi ricordo che avevano pure investimenti - si legge ancora - nel settore dell'abbigliamento, un logo tipo Ralph Lauren (estraneo all'inchiesta, ndr) ... che valeva un sacco di soldi, e sempre c'era di mezzo questo svizzero». E ancora: «Erano in società, era il loro socio finanziatore». Per loro era la «gallina dalle uova d'oro».
All'epoca, ha raccontato ancora Cerbo, «parlavamo di macchine, perché ho sempre avuto delle belle macchine, all'epoca avevo un Ferrari 458 Italia a noleggio» e Giancarlo Vestiti gli parlò di una Porsche 997 Turbo. E Sorrentino, riferendosi a quell'auto, gli avrebbe detto: «è dell'amico nostro in Svizzera».



