È emerso dalla seconda udienza nell'aula bunker davanti al carcere di San Vittore. Tra gli imputati Gioacchino Amico, presunto vertice del sistema e ultimo dei cinque pentiti dell’inchiesta Hydra
Il collaboratore di giustizia in nove verbali amplia lo spettro delle rivelazioni: non ci sono soltanto i rapporti già emersi nelle intercettazioni con esponenti di Fratelli d’Italia. Per gli inquirenti «è una miniera» e viene sentito da più Procure
I movimenti politici del “manager” del clan Senese, oggi pentito, nel contesto dell’inchiesta che ha svelato il patto tra ‘ndrangheta, camorra e mafia siciliana. Gli agganci con due assistenti parlamentari di area Fdi, l’idea di candidarsi a sindaco a Busto Garolfo e le mire sulle Rsa di un senatore
Gioacchino Amico ricorda i rapporti con il movimento di Flavio Tosi. Bernardo Pace, prima di morire, aveva iniziato a rivelare i contatti tra criminalità organizzata ed esponenti dei partiti. Molte pagine dei verbali restano coperte da omissis, alimentando misteri sui nomi secretati
Prima udienza con rito ordinario a carico di 45 imputati coinvolti nell’indagine della Dda. Tra i collaboratori di giustizia anche Gioacchino Amico, presunto vertice del sistema mafioso lombardo per conto del clan Senese
Parte il procedimento scaturito dall’inchiesta Hydra che ha già portato a 62 condanne con rito ordinario. Tre i nuovi pentiti, uno è morto in carcere. Alla sbarra anche il presunto boss Santo Crea
Gregorini, estradato dalla Colombia e ritenuto esponente chiave del sistema mafioso lombardo che coinvolge anche la ‘ndrangheta, dovrà rispondere di associazione mafiosa, estorsione aggravata e armi. La sua posizione sarà riunita a quella degli altri 45 imputati
Lo scrivono i giudici del Tribunale di Milano dopo la sentenza che ha portato a 62 condanne in abbreviato e mandato a processo 45 persone nel maxi procedimento con al centro l’ipotesi di un’alleanza tra organizzazioni criminali
La condanna più alta è stata inflitta a Massimo Rosi, considerato esponente di vertice delle cosche calabresi, 14 anni a Filippo Crea. Confische per quasi mezzo miliardo
Dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia finite nel processo Hydra emerge un sistema di traffico di gasolio fondato sull’evasione delle accise, con un asse stabile tra clan calabresi e gruppi romani con la Capitale come base operativa e ramificazioni fino al Nord
William Alfonso Cerbo, nuovo collaboratore di giustizia nel maxi procedimento «Hydra», ricostruisce la nascita del “sistema lombardo” e svela rapporti con personaggi dello spettacolo
Secondo i pm «i vertici di ciascuna delle tre componenti mafiose» avrebbero contribuito a creare un «sistema mafioso lombardo». Oltre 90 i capi d’imputazione, tra le persone offese anche la Regione e sei collaboratori di giustizia
Si tratta di Giovanni Abilone che stando alla maxi inchiesta "Hydra" sarebbe uno degli «esponenti mafiosi» collegati al «mandamento di Castelvetrano». Pistole, mitragliatrici fucili e proiettili occultati in una stanza segreta di casa sua nel Varesotto
Il Tribunale era chiamato a esprimersi sulla maxi inchiesta Hydra della Dda di Milano dopo che il gip aveva rigettato 142 misure cautelari su 153. In carcere Massimo Rosi, presunto vertice delle cosche calabresi
I contatti tra il medico con ambizioni politiche e l’avvocato storico della destra milanese: dietro ci sarebbe la regia del calabrese Santo Crea. L’ipotesi di creare il club “Italia Doc” ritagliandosi uno spazio della sede del futuro ministro al Turismo. Che bolla il tentativo come una bufala e a Report dice: «State sbagliando persona»
I rapporti tra il manager di una clinica del gruppo De Benedetti, un uomo ritenuto vicino alla camorra e Santo Crea, che i magistrati considerano prossimo al clan Iamonte. Si sarebbero rivolti a un avvocato per trovare spazio nel partito di Giorgia Meloni. Il medico nega tutto. L’inchiesta intanto approda al Tribunale del riesame
Filippo Crea, ritenuto dai pm vicino al clan Iamonte, racconta la proposta ricevuta per dimezzare una condanna. La Dda: «Avrebbe dovuto riciclare 15 milioni provenienti dall’estero»
Il progetto emerge dagli atti dell’inchiesta Hydra. Il contatto con «uno di Palermo grosso, nipote di quello che tiene la cupola», per i box dell’autonoleggio dello scalo siciliano e gli affari a Vercelli e Torino con i clan di Melito Porto Salvo