Il portavoce del Ministero degli Esteri accusa gli Stati Uniti di interferire nelle attività marittime: «Difenderemo i nostri interessi, non commettete errori»
Tutti gli articoli di Italia Mondo
PHOTO
Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che Pechino «adotterà tutte le misure necessarie per salvaguardare i propri diritti e interessi legittimi» e che «gli Stati Uniti dovranno assumersi la piena responsabilità di eventuali conseguenze».
La Cina ha inoltre invitato Washington a non interferire con le proprie attività marittime. Sono indicazioni generali, che solo all’apparenza sembrano formali.
Ma gli osservatori notano che Pechino alza sempre più il tono nei confronti degli USA. E lancia quello che appare come un avvertimento diretto a Donald Trump e all’amministrazione americana. Le parole del portavoce del Ministero degli Esteri cinese, diffuse nelle ultime ore, segnano un’escalation significativa nel confronto tra le due potenze.
«La Cina ha preso atto dell’intercettazione di una nave mercantile civile diretta verso l’Iran», si legge nella nota. «Attaccare, fermare o molestare imbarcazioni legate alla Cina sarà considerato un attacco ai nostri interessi fondamentali. Questo è un avvertimento chiaro: non commettete errori, non giocate col fuoco».
Un linguaggio insolitamente duro, che lascia intendere come la crisi tra Washington, Teheran e Pechino stia entrando in una fase più pericolosa.
Sul piano geopolitico, l’attenzione si sposta anche su Cuba, da qualche tempo al centro di nuove dure tensioni con gli Stati Uniti di Trump, e sempre più nell’orbita economica cinese. Pechino ha rafforzato la propria presenza sull’isola con investimenti nel settore energetico — tra cui la costruzione di decine di impianti fotovoltaici — e con aiuti economici e alimentari destinati a sostenere un Paese in grave crisi.
Intanto, anche sul fronte interno, la linea dura americana mostra crepe. Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos del 28 aprile, il 61% degli americani si dice contrario ai raid militari in Medio Oriente. Un dato che segnala un crescente scetticismo dell’opinione pubblica verso un possibile allargamento del conflitto.
Il rischio, sempre più evocato dagli analisti, è quello di un’escalation senza uscita chiara. Il paragone con la guerra del Vietnam — uno dei conflitti più lunghi e impopolari della storia americana — torna a circolare nei commenti, anche se il contesto resta profondamente diverso.

