La condanna più alta è stata inflitta a Massimo Rosi, considerato esponente di vertice delle cosche calabresi, 14 anni a Filippo Crea. Confische per quasi mezzo miliardo
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Il gup di Milano Emanuele Mancini ha condannato con rito abbreviato 62 imputati a pene fino a 16 anni di reclusione e ne ha mandati a processo 45 nel maxi procedimento a carico di 145 persone, scaturito dall'inchiesta "Hydra" della Dda. Caso con al centro una presunta "alleanza" tra affiliati di Cosa Nostra, 'ndrangheta e camorra in Lombardia per fare "affari", ossia sul cosiddetto "sistema mafioso lombardo".
Il giudice, che ha letto il dispositivo stasera nell'aula bunker del carcere di Opera, ha riconosciuto la contestazione principale dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, della Procura diretta da Marcello Viola, ovvero l'associazione mafiosa "costituita da appartenenti alle tre diverse organizzazioni" criminali.
Le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo, che si sono avvalse anche di recente dichiarazioni di alcuni imputati "pentiti", erano passate per una decisione del gip Tommaso Perna che nell'ottobre del 2023 bocciò gran parte degli arresti, rigettando 142 istanze di misura cautelare su 153, poi però confermati dal Riesame e dalla Cassazione. La maggior parte degli imputati si trova in carcere.
La pena più alta, 16 anni, è stata inflitta a Massimo Rosi, considerato esponente di vertice della 'ndrangheta. Tra i condannati anche altri presunti capi come Filippo Crea (14 anni), Giuseppe Fidanzati (14 anni), Bernardo Pace (14 anni e 4 mesi), Domenico Pace (11 anni e 4 mesi), Michele Pace (12 anni), Giacomo Cristello (11 anni) e Giovanni Abilone (13 anni). Degli 80 imputati in abbreviato 18 sono stati assolti. Nove hanno patteggiato. Undici imputati sono stati prosciolti in udienza preliminare.
Le confische
Oltre alle 62, il gup ha anche disposto confische per quasi mezzo miliardo di euro. Confische che arriveranno se la sentenza dovesse diventare definitiva. In particolare, il giudice col verdetto ha anche ordinato la confisca di circa 225 milioni di euro, che erano già stati sequestrati nel 2023 dal gip Tommaso Perna. Somma che la Procura diretta da Marcello Viola, coi pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, nelle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo, ritiene il "profitto del reato associativo", ossia del "sistema mafioso lombardo".
In più, è stata disposta la confisca di circa 218 milioni di euro riconducibili ai fratelli Abilone, in particolare come presunti crediti Iva fittizi. E ancora confische di altre somme per circa 10 milioni.
Il giudice ha anche riconosciuto risarcimenti, da quantificarsi in sede civile, per le parti civili, tra cui il Comune di Milano, quello di Varese, la Regione Lombardia, la Città metropolitana di Milano, ma anche due associazioni come Libera e WikiMafia. E provvisionali immediatamente esecutive da 10mila euro per ciascuna delle parti civili.



