«Mi è arrivata la tessera del partito… Fratelli d’Italia». È il 16 giugno 2020 quando Gioacchino Amico, che per la Dda di Milano è uno dei referenti del clan Senese, diventa ufficialmente un iscritto della formazione di Giorgia Meloni. Il selfie con la futura premier che ha monopolizzato il dibattito politico nelle ultime ore arriva più di un anno prima: segno che la marcia di avvicinamento al partito era già iniziata, come proverebbero anche altri contatti emersi addirittura nel 2018. Amico all’epoca non era ovviamente accusato di avere rapporti con la mafia lombarda a tre teste (Cosa nostra, camorra e ’ndrangheta) raccontata dall’inchiesta Hydra. Aveva precedenti e, soprattutto, cercava contatti politici.

Lo sottolinea la monumentale informativa del 2023 agli atti dell’indagine. L’incipit di uno dei capitoli dedicati alla politica spiega che proprio dai rapporti con partiti e movimenti passa «“crescita imprenditoriale” delle organizzazioni criminali di tipo mafioso» che in questo modo, infiltrando «l'apparato istituzionale», riescono a «inquinare il tessuto economico» e sociale tramite il cosiddetto «capitale sociale».

Vengono menzionati i nomi di una quindicina di politici locali e nazionali, in alcuni casi ancora in carica, tutti del centrodestra.

Mentre gli investigatori seguono i movimenti dell’attuale pentito originario di Canicattì, si imbattono in un tentativo riuscito di agganciare Paola Frassinetti e Carmela, detta Ella, Bucalo, entrambe di Fratelli d'Italia e non indagate: la prima è deputata e sottosegretaria all'Istruzione e al Merito, la seconda invece è componente della commissione cultura del Senato e vice responsabile del Dipartimento Istruzione del partito guidato da Giorgia Meloni.

Il contatto – immortalato nell’informativa da migliaia di pagine – avviene a pochi passi dal Parlamento, in via delle Coppelle. Lì Gioacchino Amico, annotano i carabinieri, incontra due big del partito nel ristorante MargeRita: sono proprio le onorevoli Paola Frassinetti e Carmela Bucalo, raggiunte dopo un contatto con due assistenti parlamentari.

La cena di Amico a Roma con le due parlamentari di Fdi

Il motivo, secondo il racconto di Amico al suo mentore Giancarlo Vestiti – che a sua volta cercherà di agganciare l’entourage di Daniela Santanchè a Milano – è legato a un tentativo di riuscire a ottenere agevolazioni per l’avvio di attività nel settore delle sanificazioni. Sono i mesi della pandemia: è quello uno dei business più lucrosi. Effettivamente, appuntano i militari, il futuro pentito e un suo amico vanno a Roma dove incontrano le due parlamentari e due loro assistenti ovviamente di area Fratelli d’Italia. È il 20 maggio 2020 e le telefonate si svolgono a cena in corso. Alle 22,08 Amico si scusa per il ritardo, causato da un posto di blocco della Polizia stradale («non mi hanno arrestato però mi hanno fermato»), e la sua amica lo invita direttamente al ristorante: «Dicevano anche le onorevoli di venire direttamente qui… che stiamo finendo di mangiare». Alle 22,45 la Ford Fiesta usata da Amico per la trasferta romana è in via Coppelle: lui e il suo amico sono al tavolo con le due parlamentari. Il giorno dopo invece, vengono fotografati assieme alle assistenti delle due deputate di Fdi. Qualche ora dopo un avvocato contatta Amico e si dice interessato a un finanziamento di 4-500mila euro per la ristrutturazione di un edifico da adibire a hotel sull’isola di Salina: l’avvocato spiega ad Amico di aver «avuto il numero da Ella Bucalo».

Amico candidato a sindaco per Fratelli d’Italia?

Gli addentellati in Fratelli d’Italia ci sono. E c’è anche l’idea – arrivata dopo la tessera del partito – di una candidatura a sindaco di Busto Garolfo e, ancora prima, un progetto di creare una lista a Canicattì, sempre con Fdi, per arrivare a un assessorato.

Amico, però, cerca contatti anche su altre sponde politiche: all’assistente parlamentare vicina a Fratelli d’Italia chiede «di reperire qualche “contatto” fra i deputati del Pd o del Movimento 5 Stelle, con amicizie nell’azienda partenopea Asia Napoli spa incaricata della gestione dei rifiuti e dell’espletamento dei servizi di nettezza urbana a Napoli».

L’attuale pentito si muove come un manager di mafia: uomo destinato alle pubbliche relazioni per aprire alla bisogna le porte del Parlamento.

Anche Vestiti, in una intercettazione, si vanta dei propri contatti con un «cancelliere e già questore della Camera dei Deputati» e anche con un personaggio «molto legato a parecchi gruppi importanti, gruppi massonici».

«Entriamo nelle Rsa del senatore Mantovani»

Ma è Amico il più attivo. In una intercettazione del gennaio 2021 «accenna alla possibilità di aggiudicarsi la gestione delle mense, del servizio di pulizia e manutenzione del verde nelle Rsa del senatore Mario Mantovani (estraneo all'inchiesta): «Prendiamo tutte le cliniche», dice. Ora che è un collaboratore di giustizia potrà, se gli verrà chiesto, confortare con riscontri le frasi raccolte nelle intercettazioni.

Nei verbali del pentito più di cento pagine di omissis

Per ora i suoi riferimenti da pentito alla politica sono evocativi: «C'è gente libera, che è molto feroce (. . . ) perché questa gente è in grado di infiltrarsi ovunque, su tutto il tessuto sociale. Cioè infiltrarsi in politica».

Amico ricorda anche il suo passato politico, prima di essere immerso negli affari mafiosi. Un passato in cui è stato «coordinatore cittadino di Canicattì" del Movimento Fare creato dall'ex sindaco di Verona Flavio Tosi».
Un dettaglio che mostra come alcuni protagonisti del sistema mafioso abbiano radici anche in contesti politici locali, un intreccio che rende più complessa la comprensione dei rapporti tra criminalità organizzata e istituzioni.

E ancora, il timore che quel sistema sia ancora attivo: «È una cosa molto grave sia nei confronti della mia incolumità che nei confronti dei magistrati che hanno questo caso. Quindi il mio dovere morale è anche questo, di fermare queste persone per non creare un danno anche ai qui presenti, perché non possiamo evitarlo, perché se c'è, ci sono state, io le ho lette tramite i giornali, qualcuno muoverà i fili». Tutto qui, almeno per ora: ma soltanto nel primo verbale ci sono oltre cento pagine di omissis.