Dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia finite nel processo Hydra emerge un sistema di traffico di gasolio fondato sull’evasione delle accise, con un asse stabile tra clan calabresi e gruppi romani con la Capitale come base operativa e ramificazioni fino al Nord
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Un sistema rodato di compravendita di gasolio, fondato sull’evasione delle accise e su una rete di alleanze criminali che unisce Calabria e Roma, emerge dalle dichiarazioni di William Cerbo. Il collaboratore di giustizia descrive un business capace di generare profitti enormi, tanto da attirare l’interesse non solo dei clan calabresi, ma anche della malavita romana riconducibile ai Casamonica e ai Senese. Un intreccio che, secondo il racconto riportato oggi dal Messaggero, avrebbe trovato nella Capitale una base logistica e operativa “fortissima” per la distribuzione del carburante, con ramificazioni che arrivano fino al Nord Italia.
Le rivelazioni di Cerbo e l’interesse della Dda di Roma
William Cerbo, classe 1982, noto come “Scarface” ed ex uomo di fiducia del clan catanese Mazzei, ha iniziato a collaborare dopo essere finito nell’inchiesta “Hydra” del 2023, che ha svelato l’alleanza tra mafia, camorra e ’ndrangheta negli affari illeciti tra Milano e provincia. Nei verbali resi ai pm di Milano, ora acquisiti anche dalla procura di Roma, Cerbo ricostruisce una fitta rete di rapporti criminali che dal Nord scende fino alla Capitale, passando per la Calabria e il settore petrolifero.
Gli incontri con i calabresi e il canale romano
Tra i passaggi centrali del racconto ci sono gli incontri avvenuti alla fine del 2019 con Filippo Crea, cinquantenne di Melito Porto Salvo ritenuto referente della cosca Iamonte. Cerbo sarebbe stato ricevuto in una delle aziende di Crea, dove gli viene illustrata un’operazione di acquisto di gasolio condotta insieme a un soggetto legato ai Casamonica. È in questo contesto che emerge il ruolo di Roma come snodo strategico, con la presenza di figure “di peso” come Giancarlo Vestiti, cugino del boss Michele Senese, e Angelo e Vincenzo Senese, attivi anche su Milano.
Le tensioni con la camorra e l’intervento dei Senese
Il business dei carburanti, secondo Cerbo, non sarebbe stato privo di attriti. Le compravendite di gasolio avrebbero infatti generato contrasti con i clan camorristici dei Mazzarella e dei D’Amico. Le minacce rivolte a Giancarlo Vestiti, avrebbero spinto Angelo e Vincenzo Senese a intervenire direttamente da Milano per chiedere un chiarimento, a conferma della delicatezza degli equilibri criminali intorno al traffico di carburante.
L’incontro con Di Guglielmi e i progetti al Nord
Nel dicembre del 2019 Cerbo avrebbe incontrato personalmente l’uomo dei Casamonica a Roma, mentre quest’ultimo si trova agli arresti domiciliari. L’uomo legato ai Casamonica chiede informazioni su eventuali soggetti vicini ai clan catanesi pronti ad aprire depositi di gasolio a Milano, citando anche Daniele Muscariello come possibile interlocutore informato. Un nome che tornerà centrale nelle successive indagini sul riciclaggio e sugli affari tra criminalità organizzata e imprenditoria. Muscariello, già produttore cinematografico ed ex presidente dal Latina Calcio, è tra gli arrestati dell’operazione “Assedio”, ritenuto uomo chiave nel riciclaggio di denaro per conto della camorra.
Il precedente del 2016 e la “coalizione” criminale
Cerbo rievoca anche un incontro precedente, avvenuto a Catania nel 2016, sempre legato al settore dei carburanti. In quell’occasione sarebbe stato proprio Muscariello a parlargli di una «coalizione» attiva a Roma nelle truffe finanziarie, tra false fatture e prestazioni fittizie di manodopera. Già allora emerge l’idea di estendere gli affari al petrolio, con la richiesta a Cerbo di mettere a disposizione una ditta per il commercio di olii e lubrificanti.
Il rifiuto e l’ombra dei guai
Il racconto si chiude con il tentativo, nel dicembre 2019, da parte di Giancarlo Vestiti e Filippo Crea di coinvolgere nuovamente Cerbo nell’apertura di un centro di distribuzione di gasolio a Verona. Un progetto che il collaboratore di giustizia avrebbe respinto ancora una volta, spiegando ai pm: «Quelli sono solo portatori di guai». Una frase che sintetizza il livello di rischio e la pervasività di un sistema criminale fondato sull’asse tra ’ndrangheta calabrese e clan romani.

