Respinta l'eccezione delle difese sulla competenza territoriale: il processo a carico di 45 imputati resta nel capoluogo lombardo. Per la Procura il consorzio tra 'ndrangheta, camorra e cosa nostra sarebbe nato nel 2020 a Inveruno. I pm: «Questa non è una mafia silente»
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Resta a Milano il processo Hydra con al centro una presunta alleanza tra 'ndrangheta, camorra e cosa nostra in Lombardia e che vede imputate 45 persone. Lo ha deciso l'ottava sezione penale del Tribunale di Milano, presieduta da Maria Luisa Balzarotti e con i giudici a latere Maria Lilia Speretta e Giulio Fanales, che ha respinto l'eccezione sollevata dalle difese, secondo le quali il primo atto costitutivo dell'associazione mafiosa sarebbe avvenuto nel marzo 2021 a Dairago, comune che rientra nella competenza di Busto Arsizio.
Per il collegio, in linea con la Procura, l'incontro iniziale che ha dato il via alla presunta attività criminale del consorzio è stato nel giugno 2020 al ristorante Sardinia a Inveruno, centro del Milanese. Pertanto il procedimento rimane ancorato nel capoluogo lombardo.
I giudici, che hanno rigettato quasi tutte le eccezioni, hanno però escluso per "tardività" della richiesta, la costituzione di parte civile dei comuni di Abbiategrasso e Busto Arsizio, e hanno stralciato la posizione di un imputato nei cui confronti hanno pronunciato sentenza di "non doversi procedere": l'anno scorso era già stato giudicato a Cosenza per gli stessi reati. La presidente Balzarotti ha poi dichiarato l'apertura dell'istruttoria dibattimentale e ha dato la parola ai pm della dda, Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane. Stamani per circa un'ora è stato presente al processo anche il procuratore Marcello Viola.
Le dichiarazioni di De Castro
Come ha spiegato in aula la pm Cerreti, le dichiarazioni di De Castro, figura di vertice della 'locale' di Lonate Pozzolo, nel Varesotto, e arrestato nel 2019 nell'operazione 'Krimisa', hanno consentito di accertare l'esistenza del consorzio mafioso già negli anni addietro. E a «dimostrazione del fatto che questa non è una mafia silente», ha citato il caso di lupara bianca, ovvero la scomparsa, avvenuta il 3 febbraio 2020, di Gaetano Cantarella. Dopo la richiesta prove dei legali delle parti civili, tra cui Il Comune, Regione Lombardia, Libera e Wiki Mafia, il processo è stato rinviato al 24 giugno quando toccherà alle difese degli imputati.
Intanto stamane davanti all'aula bunker di San Vittore, in piazza Filangieri dove si celebra il processo, si è tenuto un presidio di una serie di associazioni, tra cui la stessa Libera e Libera Masseria di Cisliano, i sindacati e pure Caritas e Acli, per manifestare solidarietà ai pm titolari dell'indagine dopo che nelle ultime settimane le testimonianze di due collaboratori di giustizia hanno fatto emergere esplicite minacce di morte nei confronti di Cerreti. E poi per protestare contro la circolare del Csm secondo la quale Milano non è più «ad alta densità di mafia» così come altre città del Nord e del Centro Italia.

