Dopo l'incontro alla Casa Bianca tra Trump e Netanyahu, l'Iran intensifica le operazioni militari. La Giordania intercetta cinque missili diretti sul proprio territorio
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Torna a salire la tensione in Medio Oriente all'indomani dell'incontro alla Casa Bianca tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Nelle ultime ore l'Iran ha lanciato un nuovo attacco contro una base militare statunitense in Giordania e ha colpito tre petroliere in transito nello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi del commercio mondiale di petrolio.
L'escalation ha avuto immediate ripercussioni sui mercati energetici, con il prezzo del greggio in forte rialzo per i timori di possibili interruzioni delle forniture attraverso il Golfo Persico.
Al termine del faccia a faccia nello Studio Ovale, Netanyahu ha definito "eccellente" il colloquio con Trump, sottolineando la piena sintonia tra Washington e Tel Aviv sulla strategia nei confronti di Teheran. "Non vogliamo che l'Iran abbia l'arma atomica", ha ribadito il premier israeliano.
Sul fronte militare, l'esercito giordano ha reso noto di aver intercettato e abbattuto cinque missili iraniani diretti verso il territorio del Regno. "Le difese aeree hanno neutralizzato cinque missili provenienti dall'Iran", ha dichiarato il portavoce delle forze armate di Amman, precisando che gli ordigni sono stati distrutti prima di raggiungere i loro obiettivi.
Intanto emergono nuovi sviluppi sul rafforzamento dell'apparato difensivo iraniano. Secondo quanto riferisce Reuters, citando tre fonti a conoscenza dell'intesa, Teheran dovrebbe ricevere nelle prossime settimane una prima fornitura di lanciamissili antiaerei portatili di fabbricazione cinese, nell'ambito di un accordo che potrebbe arrivare fino a 400 sistemi per un valore stimato tra i 60 e i 70 milioni di dollari. Si tratterebbe di uno dei più importanti programmi di potenziamento delle difese aeree iraniane dall'inizio del conflitto con Stati Uniti e Israele.
L'insieme degli eventi conferma un nuovo aggravamento della crisi regionale, mentre la comunità internazionale segue con crescente preoccupazione l'evoluzione del confronto tra Teheran, Washington e Israele, anche per le possibili conseguenze sulla sicurezza marittima e sui mercati energetici mondiali.

