Il presidente del Parlamento di Teheran Mohammad Ghalibaf ha replicato pubblicamente al capo della Casa Bianca: «Stia attento a quello che dice, il nostro esercito è pronto a rispondere»
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L'Iran sfida Trump e sospende i colloqui in Svizzera: «Le nostre forze armate sono pronte»
Le minacce lanciate da Donald Trump contro Teheran rischiano di compromettere il fragile percorso diplomatico avviato in Svizzera. Dopo le dure dichiarazioni del presidente americano sullo Stretto di Hormuz, sui proxy iraniani in Libano e sulla possibilità di colpire nuovamente la Repubblica islamica, la delegazione iraniana ha reagito con fermezza, interrompendo i negoziati e alzando il livello dello scontro verbale.
Secondo quanto riferito dall'agenzia iraniana Tasnim, il team negoziale di Teheran ha lasciato la sede dei colloqui in segno di protesta contro le parole del presidente americano. Una fonte vicina alla delegazione ha spiegato che i negoziati sono stati sospesi e si trovano attualmente in una situazione di stallo.
In precedenza, i media iraniani avevano parlato di una semplice pausa per «consultazioni interne», ma l'abbandono temporaneo del tavolo viene interpretato come una risposta diretta all'escalation retorica proveniente da Washington.
Ghalibaf: «Gli americani stiano attenti a ciò che dicono»
A guidare la controffensiva diplomatica iraniana è stato il capo negoziatore Mohammad Ghalibaf, che ha replicato pubblicamente alle minacce di Trump attraverso un messaggio diffuso sui social.
«Non diamo peso alle minacce degli americani. Farebbero meglio a stare attenti alle loro dichiarazioni. Le nostre forze armate sono pronte a rispondere», ha scritto il presidente del Parlamento iraniano.
Parole che segnano un netto irrigidimento della posizione di Teheran proprio mentre la diplomazia tentava di trovare un terreno comune su dossier cruciali come il nucleare, il Libano e la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Nessuna stretta di mano con gli americani
La tensione era emersa già nelle fasi preliminari dell'incontro. Secondo la stessa Tasnim, la delegazione iraniana avrebbe rifiutato di partecipare alla foto di gruppo e alla tradizionale stretta di mano con i rappresentanti statunitensi.
Gli organizzatori avevano previsto una breve cerimonia pubblica all'apertura dei colloqui, ma Teheran avrebbe respinto qualsiasi gesto simbolico di distensione, scegliendo di entrare nella sede dell'incontro soltanto dopo la conclusione delle formalità.
Un segnale politico che conferma la volontà iraniana di evitare immagini che possano essere interpretate come una normalizzazione dei rapporti con Washington mentre continuano le pressioni americane.
Hezbollah respinge le richieste israeliane
Nel frattempo, anche dal Libano sono arrivati messaggi che sembrano rafforzare il fronte vicino a Teheran. Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha escluso categoricamente la possibilità che Israele mantenga una presenza militare permanente nel sud del Paese.
«Non esistono zone di sicurezza per Israele in Libano», ha dichiarato in un discorso televisivo, sostenendo che la tutela della sovranità nazionale spetta esclusivamente all'esercito libanese.
Le parole di Qassem arrivano dopo che il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva lasciato intendere che le truppe israeliane potrebbero restare nel Libano meridionale per un periodo prolungato.
Israele: il cessate il fuoco resta fragile
Anche da parte israeliana il clima rimane teso. Il capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, Eyal Zamir, ha definito il cessate il fuoco con il Libano «fragile», sottolineando che l'esercito mantiene un elevato stato di allerta.
Zamir ha ribadito che Israele è pronto a riprendere rapidamente le operazioni militari qualora emergessero nuove minacce da parte di Hezbollah, confermando che l'obiettivo resta la sicurezza delle comunità del nord del Paese.
Diplomazia in bilico
L'interruzione dei colloqui rappresenta il primo serio ostacolo emerso nel vertice svizzero. Dopo i segnali di apertura arrivati nelle prime ore della giornata, il duro scambio di dichiarazioni tra Washington e Teheran rischia ora di compromettere i tentativi di mediazione portati avanti da Pakistan e Qatar.
La possibilità di una ripresa del negoziato nelle prossime ore non è esclusa, ma la distanza tra le parti appare aumentata sensibilmente dopo l'ultima escalation verbale. Sullo sfondo restano aperte tutte le principali questioni: la chiusura dello Stretto di Hormuz, il futuro del Libano, il ruolo di Hezbollah e i rapporti sempre più tesi tra Stati Uniti e Iran.


