Dopo la guerriglia urbana che si è scatenata nel centro di Bologna il giorno dopo la morte di Abderrahim Fakir, la Procura apre ufficialmente un fascicolo che vede iscritti 12 manifestanti, che quella sera si scontrarono con le forze dell'ordine schierate davanti alla Prefettura. L'indagine è affidata al pm Stefano Dambruoso e gli indagati sono accusati, a vario titolo, di resistenza a pubblico ufficiale, travisamento e danneggiamento.

Tra questi c'è anche il 20enne che venne arrestato durante i disordini e poi rimesso in libertà il giorno successivo con un divieto di dimora nella Città metropolitana di Bologna. Per lui il processo comincerà il 9 settembre. La serata del 20 luglio, il giorno dopo la morte di Fakir al Pilastro durante un fermo di polizia, si è portata dietro una lunga scia di polemiche che hanno investito il sindaco Matteo Lepore, criticato per la scelta di aver promosso un presidio di solidarietà che ha visto poi un gruppo di un centinaio di persone staccarsi e fronteggiarsi con gli agenti.

Il primo cittadino, finito sotto scorta per le minacce ricevute via social, è tornato a difendere la sua scelta. «Bologna - ha detto - è già tornata alla normalità dal giorno dopo. Lo dico a chi la dipinge come una città distrutta: non lo è. È una città forte, che sta affrontando a viso aperto una ferita e che si prepara, come ogni anno, al 2 agosto con un grande momento di raccoglimento, partecipazione e vicinanza ai familiari delle vittime della strage». Bologna, ha ribadito, «ha anticorpi democratici molto forti».

Nel frattempo proseguono le indagini sulla morte di Fakir, con 6 persone, due poliziotti e quattro operatori della Croce Rossa, iscritti nel registro preliminare 45 bis. In risposta alla richiesta di affidare le indagini ad un altro corpo di polizia diverso dalla squadra Mobile, come chiesto dal legale dei familiari di Fakir, Fabio Anselmo, la Procura ha fatto sapere che «la garanzia migliore per la terzietà e la distanza tra i fatti e chi indaga sia il coordinamento dei pm». Proprio ieri la sorella e la nipote di Fakir dopo aver parlato con il capo della polizia, Vittorio Pisani, hanno detto di aver «fiducia nella giustizia e nella polizia italiana». Parole definite da Anselmo, che era stato criticato da alcuni sindacati di categoria, una lezione di «educazione e civiltà a tutta la polizia sindacalmente rappresentata».