Dopo la tregua tra Iran e Stati Uniti, Roma prepara il contributo alla futura missione internazionale di sminamento. I cacciamine sono già nel Corno d'Africa e potrebbero essere tra i primi mezzi impiegati nella missione internazionale per la riapertura dello Stretto
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L'Italia si prepara a svolgere un ruolo di primo piano nella futura missione internazionale destinata a garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo strategico attraverso cui transita una quota rilevante del commercio energetico mondiale. In attesa che la tregua tra Stati Uniti e Iran si consolidi e che vengano completati gli iter politici e parlamentari, la Marina Militare ha già predisposto uomini e mezzi.
Al centro dell'operazione ci saranno due cacciamine della Marina italiana, il Crotone e il Rimini, già presenti nell'area del Corno d'Africa e attualmente impiegati nell'ambito della missione europea Operazione Aspides. Le due unità sono stanziate nel porto di Gibuti e potranno essere trasferite rapidamente verso Hormuz una volta ricevuto il via libera definitivo.
Specialisti nella guerra contro le mine
Le due navi sono state progettate specificamente per individuare, neutralizzare e distruggere mine navali. Pur avendo oltre trent'anni di servizio, restano tra gli strumenti più efficaci della Marina per le operazioni di bonifica dei fondali.
Dispongono di sofisticati sonar per la ricerca subacquea; veicoli filoguidati (ROV) capaci di operare fino a circa 600 metri di profondità; sistemi per identificare e neutralizzare ordigni esplosivi senza esporre direttamente il personale ai rischi.
L'obiettivo della missione sarebbe garantire la riapertura sicura dello stretto dopo il possibile posizionamento di mine durante il recente conflitto.
Una forza navale più ampia
I cacciamine non opererebbero da soli. La missione richiederà infatti una consistente componente di supporto logistico e di protezione.
Tra le unità candidate figura la Atlante, moderna nave rifornitrice dotata di capacità sanitarie, tecniche e logistiche avanzate. L'unità può sostenere operazioni prolungate lontano dalle basi nazionali e ospitare elicotteri della Marina.
Per la sicurezza dell'area potrebbero essere impiegate anche il Raimondo Montecuccoli, equipaggiato con sistemi missilistici Aster e artiglieria avanzata e la Luigi Rizzo, già impegnata nell'operazione Aspides e dotata di capacità di impiego per forze speciali e incursori.
Circa 500 militari coinvolti
Secondo le prime stime, il contingente italiano potrebbe arrivare a circa 500 militari tra equipaggi, personale logistico, specialisti del genio navale, operatori subacquei e staff di comando.
L'eventuale partecipazione italiana rappresenterebbe uno dei contributi più consistenti tra quelli europei alla futura missione internazionale per la sicurezza di Hormuz, uno snodo dal quale passa una parte significativa delle esportazioni mondiali di petrolio e gas.
La missione resta comunque subordinata alla tenuta della tregua nella regione, alla definizione del mandato internazionale e all'autorizzazione del Parlamento italiano. Se questi passaggi verranno completati, le navi già schierate nel quadrante del Mar Rosso potrebbero essere tra le prime a entrare in azione nello stretto.

