Il precedente nel 1988, quando Giovanni Paolo II procedette alla scomunica. Atteso ora un simile provvedimento da Leone XIV, dopo la cerimonia di oggi in Svizzera trasmessa in diretta streaming in diverse lingue
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New priests takes part in an ordination ceremony of the traditionalist Catholic Society of Saint Pius X (SSPX), in Econe, near Sion, western Switzerland, on June 29, 2026. Defying Vatican, Society of Saint Pius X will ordain its own bishops on July 1, 2026, despite the risk of being considered schismatic. (Photo by Fabrice COFFRINI / AFP)
I lefebvriani - con una articolata cerimonia solenne in Svizzera aperta a Econ da una lunga processione e trasmessa via streaming in diverse lingue - hanno ordinato quattro vescovi, non accogliendo l'appello di papa Leone a fermarsi. Lo scisma è compiuto dopo l’inascoltato ultimo appello del pontefice.
Questo atto comporta la scomunica automatica: la comunicazione formale del Vaticano potrebbe esserci già in giornata o comunque nel giro di qualche giorno.
Era già successo una volta, esattamente 38 anni fa. Il 30 giugno 1988, Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza autorizzazione di Giovanni Paolo II. Nei giorni successivi, la Santa Sede dichiarò la scomunica di Lefebvre, del vescovo co-consacrante Antonio de Castro Mayer e dei quattro nuovi vescovi di allora: Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta. Giovanni Paolo II parlò di «un atto di disobbedienza» e lo qualificò come «atto scismatico».
La cerimonia a Econ
I quattro vescovi ordinati a Econ hanno pronunciato la formula con la quale hanno giurato «fedeltà al Papa e alla Chiesa romana», poi la consacrazione con l’imposizione delle mani da parte del vescovo consacrante (con guanto rosso) accompagnata dall’invocazione “Accipe spiritum sanctum”.
«Finalmente il giorno è arrivato. Apparteniamo alla stessa famiglia. Noi non possiamo scegliere tra la fede e la Chiesa, noi vogliamo la Chiesa per mezzo della fede e nella fede - ha detto il superiore generale dei Lefebvriani, don Davide Pagliarani, nell’omelia prima della consacrazione dei vescovi -. Veniamo accusati di non rispettare il Papa. Parliamo il linguaggio della fede, della tradizione, ascoltiamo le persone per convertirle. Bisogna smettere di parlare per dare aria alla bocca. Di fede ce ne è una sola ecco perché si fa fatica a capirsi. Con queste consacrazioni non viviamo nel risentimento ma nella gioia e nella speranza. Dio non ci ha abbandonato e non ci abbandonerà, le consacrazioni lo mostrano».
«Continuiamo a cercare il bene delle anime - ha aggiunto -. Più le anime sono disorientate, più dobbiamo sostenerle. Più la chiesa è oltraggiata, più va amata. Pronti a pagare qualunque prezzo, anche essere trattati da ribelle mentre noi vogliamo amare la Chiesa come nostra madre, servirla come una madre a volte tradita che merita di essere aiutata . Potremmo restare indifferenti? No, sarebbe tradire la Chiesa. Più si esalta l’uomo in modo fanatico, più viene allontanato dal suo vero bene. Questa peste paralizza le anime. Ebbene, noi con le consacrazioni vogliamo continuare a riversare il preziosissimo sangue del Signore su tutte le anime. C’è una sola alleanza«.
E ai nuovi vescovi: «Quali consigli darvi? Quelli di Gesù che dice: “Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”. Mai piegarvi, non arretrate, la consacrazione vi darà una forza irresistibile. Gesù vi dà un altro consiglio: siate semplici e astuti come serpenti. No all’inganno che c’è nel mio nido. I vostri nemici non vi affronterà mai frontalmente. Di fronte al pericolo, pregate, restate vigili e non tornate indietro. Svelate l’inganno che è nel mondo e predicate come colombe senza ambiguità».

