Era l’intervista più attesa del momento e Beppe Grillo non ha deluso chi si aspettava che il lungo incontro con Fedez e Davide Marra diventasse qualcosa di molto diverso da una normale ospitata in un podcast. Per oltre ottanta minuti il fondatore del Movimento 5 Stelle ha attraversato quasi mezzo secolo della propria vita pubblica e privata, passando dalla televisione alla politica, da Gianroberto Casaleggio a Giuseppe Conte, da Mario Draghi a Roberto Vannacci, dall’intelligenza artificiale alla religione, fino alla vecchiaia e alla paura della morte. Ma soprattutto ha scelto di affrontare due argomenti dai quali negli ultimi anni era rimasto spesso lontano: la vicenda giudiziaria del figlio Ciro e la fine del suo rapporto con il Movimento che aveva fondato.

Il risultato è un Grillo a tratti malinconico, spesso feroce, continuamente ironico, ma tutt’altro che rassegnato. Un uomo che dice di sentirsi «postumo di me stesso da vivo», che sostiene di essere stato progressivamente cancellato dalla memoria pubblica e che non sembra avere alcuna intenzione di fondare un nuovo partito, ma che considera ormai il Movimento di Giuseppe Conte qualcosa di profondamente diverso dalla creatura nata insieme a Casaleggio.

Ed è significativo che, prima ancora di arrivare alla politica, sia proprio Grillo a portare la conversazione sul terreno più doloroso e personale: suo figlio Ciro.

Il figlio Ciro e quella «spada di Damocle sulla testa»

«Io sono qua principalmente perché mi ha obbligato la mia famiglia a venire», racconta Grillo quasi all’inizio dell’intervista, spiegando che moglie e figli seguono Fedez e Marra.

Poi pronuncia il nome di Ciro e il tono cambia.

«Soprattutto Ciro, mio figlio Ciro, che sta attraversando un momento un po’ particolare, di enorme pesantezza». Continua a leggere su LaCapitalenews.it